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Festival del Conero,
va in scena ‘Paolo dei lupi’

NUMANA – Domani sera il recital di Francesca Camilla D’Amico ispirato alla vita del biologo e poeta Paolo Barrasso. L'ingresso è gratuito
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I giardini di Piazza Nuova a Numana (foto d’archivio)

 

Prosegue con successo il Festival del Conero. Dopo l’inaugurazione del Teatro del Conero, domani sera alle ore 21 a Piazza Nuova di Numana propone un recital di Francesca Camilla D’Amico, ‘Paolo dei lupi’, ispirato alla vita del biologo e poeta Paolo Barrasso. Lo spettacolo, finalista In-Box Verde 2020 – Finalista Premio Nazionale “Otello Sarzi” 2020, trae ispirazione dalla vita del biologo e poeta  (Sulmona 1949 – M. Morrone 1991) che partecipò, negli anni ’70, al primo progetto per la salvaguardia del Lupo Appenninico in Italia: l’ “Operazione San Francesco”, promossa dal Wwf. Nello spettacolo emergono anche le difficoltà e i conflitti con i cacciatori e con gli “scettici”. Conflitti tutt’oggi non ancora superati nel nostro Paese, in termini di tutela ambientale e di convivenza con la fauna selvatica. Lo spettacolo intende sfatare miti e false convinzioni sulla figura del Lupo, per favorire la conoscenza di uno degli animali simbolo delle nostre montagne e raccontare come l’uomo possa intervenire in maniera costruttiva sui delicati equilibri dell’ecosistema.

Paolo Barrasso era anche un poeta, il suo amore per la natura lo aveva portato a volerla raccontare per farne conoscere le meraviglie e i segreti. Al rigore dello scienziato univa le qualità dal sognatore, dedicando tutta la sua vita alle montagne, per ripristinare gli equilibri turbati dall’uomo attraverso progetti di grande importanza che resero possibile il ritorno dei lupi sull’Appennino e la ricostruzione della sua catena alimentare con la reintroduzione di cervi e caprioli (che l’attività venatoria incontrollata aveva sterminato), la reintroduzione della lontra, la creazione di una banca genetica del lupo e la ricerca per la vaccinazione delle volpi affette dalla rabbia silvestre. Paolo Barrasso diede vita, negli anni ‘80, al primo museo archeologico e naturalistico in Abruzzo, oggi a lui intitolato, a Caramanico Terme. Lavorò instancabilmente per vedere la Majella, la montagna che aveva tanto amato, finalmente protetta. Perse la vita, poco prima di vedere il suo sogno realizzato, in un tragico incidente sul Monte Morrone, mentre era sulle tracce degli orsi. Ma dove Paolo è passato è tornata la vita. Martedì, sempre alle 21, è in programma la visita alle Grotte di Camerano (info e prenotazioni 071933049).

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