
Le indagini sono state eseguite dalla Squadra Mobile (Archivio)
Truffa con tanto di fideiussioni false per rilevare un supermercato di Civitanova: tre indagati. E’ l’indagine portata avanti dalla Squadra mobile di Ancona e coordinata dalla procura dorica. Indagati di truffa aggravata, continuata e in concorso nei confronti di una della società cooperativa Coal tre persone, due uomini e una donna: un 47enne ristoratore originario di Treia, residente a Filottrano e considerato il capo del sodalizio, una 61enne di Monterotondo in provincia di Roma e un 42enne di Apiro. A loro gli agenti della Mobile hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini.
I fatti risalgono al 2022. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti lo scopo del gruppo era quello di rilevare un supermercato di Civitanova, gestito da uno dei complici, ormai oberato da un debito di 70mila euro con la cooperativa e e quindi prossimo al fallimento.
Allo scopo, sarebbe stata costituita una società con una nuova denominazione, fittiziamente amministrata dalla 61enne laziale, che aveva chiesto l’affiliazione alla cooperativa per rilevare il supermercato di Civitanova, nonché il debito di 70mila euro.
Sempre stando alle indagini, una volta avviata la procedura ed accettata la domanda di affiliazione, sarebbe stata emessa una prima garanzia fidejussoria falsa da un pensionato di Genga, presentato dagli ideatori della truffa come garante dei pagamenti e che ovviamente si era accollato l’intero debito. Il pensionato, in un primo momento indagato con gli altri, era invalido civile e recentemente è morto. All’epoca dei fatti in realtà, stando all’accusa, era sottoposto all’amministrazione di sostegno e quindi non poteva in alcun modo accollarsi il debito. Secondo gli inquirenti era stato convinto dagli altri indagati, con la promessa che avrebbe avuto un ruolo dirigenziale in seno all’azienda appena costituita.
Il piano sarebbe stato portato avanti principalmente dal ristoratore 47enne che si era presentato all’incontro con il delegato della società cooperativa, spacciandosi per un geometra, nipote del garante dei pagamenti, e in tal modo aveva ottenuto l’autorizzazione alla vendita dei prodotti.
Il passo successivo era stato l’invio di due ulteriori garanzie fidejussorie ritenute false, trasmesse alla banca a mezzo Pec da parte di quello che viene considerato dagli inquirenti un sedicente studio di consulenza. Ottenuta così la linea di credito e l’affiliazione, in virtù delle false garanzie fidejussorie, gli indagati avrebbero ricevuto le derrate alimentari dal centro distribuzione della società cooperativa per un totale di 119.267,21 euro. Solo quando la coop, a causa dei mancati pagamenti, ha tentato l’escussione con le garanzie patrimoniale ha scoperto che le fidejussioni erano false.
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