Residenze protette, impennata delle rette:
il caro-assistenza colpisce anziani e famiglie
Mette a dura prova la sostenibilità economica per molte famiglie l‘impennata delle tariffe registrata nelle strutture residenziali protette per anziani e pazienti con demenza tra il 2024 e il 2026 nella nostra provincia. Secondo i dati dell’Osservatorio Marche dell’associazione Grusol-Gruppo Solidarietà la causa principale degli aumenti risiederebbe nell’applicazione della delibera regionale Dgr 1403/2025, che avrebbe innescato una serie di adeguamenti tariffari. Mettendo a confronto le tariffe 2024 con quelle attuali per le residenze protette destinate agli anziani non autosufficienti, per Grusol l’aumento medio si attesta intorno al 16%, con una retta giornaliera media che passa da circa 50,41 euro a 58,57 euro.
La situazione diventa però più critica quando si analizzano le residenze protette per pazienti con demenza. In questo caso, gli aumenti medi delle rette «sono di circa il 36% -sottolinea nel suo comunicato il Gruppo Solidarietà- Ricordiamo che gli aumenti delle rette, previsti dalla Dgr 1403, delle residenze protette demenza sono esorbitanti e senza precedenti (+ 62,6%, retta base); si può arrivare in totale ad un aumento del 96,61%, attraverso le prestazioni aggiuntive, per un totale di 95,34 euro giorno. Un quadro di per sé, già insostenibile e inaccettabile che si aggiunge ad un altro aspetto di inaudita gravità, che nessuno in questi venti anni ha voluto affrontare e risolvere. Dei 166 posti convenzionati nella provincia di Ancona si può stimare che non più della metà funzioni come tali, ovvero organizzati come servizio specifico e dedicato (nucleo demenza); gli altri sono posti, per qualche unità, in alcuni casi anche di più, che non hanno nulla, né di dedicato, né di specialistico».
Dai dati elaborati dall’Osservatorio perplessità emergono anche sull’utilizzo sistematico delle prestazioni aggiuntive. Il rapporto di Grusol denuncia l’uso di un «subdolo e indecente strumento» che permette alle strutture di far pagare servizi come assistenza infermieristica o fisioterapia, a carico degli utenti. «Per le prestazioni di tipo sanitario e sociosanitario a carico degli utenti si conferma che la quasi totalità delle residenze include nelle quote aggiuntive anche prestazioni sanitarie e sociosanitarie di competenza totale o parziale del Servizio sanitario. – evidenzia il Gruppo Solidarietà- In alcuni casi, rispetto alla convenzione le prestazioni infermieristiche aumentano del 50/75%; così come aumenta in maniera significativa il minutaggio dell’Oss. In molti casi è presente il fisioterapista non previsto in convenzione. Diverse strutture hanno minutaggio assimilabili a quelli delle Rsa. A conferma che le residenze protette accolgono sempre più persone a più alta complessità rispetto a quella consentita dagli standard (fermi da oltre 20 anni) di autorizzazione. Dal 2022 monitoriamo il trend delle quote aggiuntive a carico degli utenti. Abbiamo analizzato entità e tipologia. Da oltre vent’anni lo strumento delle prestazioni aggiuntive è stato utilizzato per mantenere le quote sanitarie non in linea con i costi del servizio, caricando sugli utenti, attraverso questo subdolo e indecente strumento oneri che avrebbero dovuto gravare sulla sanità attraverso l’assunzione del 50% della tariffa. Colpevolmente, si è rinunciato a definire la tariffa e conseguentemente a ripartirla al 50%. Si è così fatto leva “sull’allegato A2”, dando la possibilità alle strutture di caricare sull’utente, la quota non coperta». Il Gruppo Solidarietà invoca pertanto una riforma strutturale «per dare dignità e legittimità al settore: fissare in maniera trasparente la tariffa; abrogare la vergogna delle prestazioni aggiuntive; rivedere, di conseguenza, lo schema di convenzione» conclude la nota.
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