Beko, si torna al Mimit:
nello stabilimento di Melano
ottobre di cig e stop alla produzione
E’ fissato per giovedì prossimo, 8 ottobre, il nuovo incontro al Mimit per fare il punto sullo stato del piano industriale e per chiarire quale sarà il futuro degli stabilimenti italiani della Beko Europe. Nel piano industriale presentato ad aprile 2025 l’azienda ha previsto 110 milioni di euro di investimenti per l’efficientamento e l’automazione dei vari siti ma lavoratori e rappresentanti sindacali continuano a segnalare ritardo nell’investimento di nuovi prodotti oltre al numero di esuberi non in linea con gli accordi e alla preoccupazione delle maestranze per il possibile trasferimento di alcune linee produttive all’estero.
In questo contesto sempre più complesso ed incerto si colloca anche lo stabilimento di Beko a Melano di Fabriano. La segreteria Fiom di Ancona, in una nota ricorda che «sarà prevista cassaintegrazione in tutte le giornate di ottobre per una parte di fabbrica, mentre per l’ultima settimana, dal 26 al 30 ottobre è stata comunicata la fermata di tutto il plant. In questo contesto, si è verificato un aumento dei volumi per quello che riguarda il magazzino spedizioni, lavoro che comunque non coinvolgerà il personale Beko. E’ importante sottolineare che non si tratta di “core business”, cioè di produzione di piani cottura, ma di spedizioni di prodotti costruiti altrove che saranno gestiti comunque dalla società di logistica con cui la multinazionale ha contratti commerciali; e proprio a causa di questi, l’azienda si è rifiutata di gestire questo picco positivo con il personale interno».
La sigla sindacale insieme alle altre del settore metalmeccanico ha chiesto alla multinazionale «di internalizzare completamente l’attività, per far lavorare una parte di quelle persone che stanno subendo tanta cassaintegrazione a causa della mancanza di volumi produttivi, dovuti sicuramente alle dinamiche di mercato ma anche alla mancanza di investimenti di prospettiva e a scelte commerciali forse non azzecatissime. L’azienda – prosegue il comunicato Fiom – ha risposto che non intende procedere in questa direzione, come invece fatto a Cassinetta, limitandosi ad assicurare che l’attività non sarà completamente esternalizzata, prima grande preoccupazione dei lavoratori che abbiamo voluto smarcare ma che non può essere soddisfacente come posizione. La Beko deve iniziare veramente a fare tutte le azioni possibili per garantire il lavoro a tutte le persone, considerata la riduzione costi ottenuta e prevista nell’accordo ministeriale del 14 aprile 2025 attraverso la procedura di mobilità».
Fiom Ancona ricorda che «nello stesso accordo erano comunque previsti investimenti, salvaguardia e rilancio: oggi è irrimandabile la messa a terra della seconda parte dell’accordo senza rimandare ulteriormente, mantenendo tutti gli impegni presi e tutelando le persone che sono rimaste, ricordando sempre che nello stabilimento di Melano sono uscite molte più persone rispetto quelle previste dal piano, e a cui bisogna garantire lavoro, senza esternalizzarne di ulteriore ma andandolo anche a prendere dove già c’è»
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