
Marinangeli in tribunale
di Federica Serfilippi
«Fino ad ora, non ho mai avuto l’occasione di porgere le mie condoglianze alla famiglia Vichi. Conoscevo Emma da 50 anni, abitavamo vicino. Ora ho 58 anni e mi ritrovo in questa situazione, ma non sono colpevole di quanto mi si accusa. Posso solo rispondere di ricettazione. Non ho colpa di quanto accaduto». Sono le parole espresse questa mattina in aula da Maurizio Marinangeli, il 58enne di Chiaravalle accusato di aver rapinato e ucciso la mattina del 17 luglio 2018 Emma Grilli, sua vicina di casa, per poi rivendere a un Compro Oro di Falconara quattro monili rubati alla vittima. L’imputato ha reso dichiarazioni spontanee all’inizio della prima udienza dibattimentale davanti alla Corte d’Assise. Dal giorno dell’arresto, si trova recluso a Montacuto con l’accusa di omicidio volontario premeditato, rapina aggravata e ricettazione. Il primo a salire sul banco dei testimoni è stato il marito della vittima, Alfio Vichi, 91 anni. Con fatica e, a volte, con occhi lucidi ha ripercorso le fasi terribili del giorno della tragedia, da quando era uscito con gli amici, fino al ritorno a casa e al ritrovamento della moglie in cucina. «Era con il capo sul lavandino – ha detto l’anziano -, l’ho presa e l’ho messa sul pavimento. Non ho capito subito cosa era successo. Solo in un secondo momento ho visto il taglio alla gola. In camera da letto, c’era un borsellino aperto e soldi sparsi. Ho chiamato subito il 118». La registrazione della telefonata è stata trasmessa in udienza: «Ho bisogno di aiuto, mi chiamo Alfio Vichi, abito in via Verdi, a Chiaravalle, mia moglie è morta. L’ho trovata sul lavandino, è morta, è morta».

Alfio Vichi
E’ durata più di un’ora la deposizione del testimone, incalzato prima dal pm Paolo Gubinelli, poi dalla difesa dei legali Emiliano Carnevali e Raffaele Sebastianelli. «Emma era una donna impagabile, non immaginavo mai potesse succedere una cosa del genere. Le dicevo sempre di non aprire a nessuno (sulla porta non erano stati trovati segni di scasso, ndr). A casa venivano solo i nostri figli e alcuni amici. Con i vicini, mai uno screzio. Quel giorno non aveva notato nulla di strano». Al termine della testimonianza, è uscito dall’aula: «Accetto le condoglianze – ha detto il 91enne – ma ormai nessuno mi ridarà mai più mia moglie. Spero che chi l’ha uccisa venga condannato a 30 anni di carcere». Il dibattimento, ripreso dalle telecamere della trasmissione Un Giorno in Pretura, è continuato con la deposizione di altri testimoni, tra cui un vicino di casa, il comandante della stazione dei carabinieri di Chiaravalle, un militare del Nucleo Investigativo e il professor Marco Valescchi, medico legale che si era occupato all’autopsia dell’85enne, colpita a morte con 11 fendenti scagliati con un coltello da cucina utilizzato dal killer. Su Marinangeli, affetto da ludopatia, verrà eseguita una perizia psichiatrica.
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