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Un mese fa il primo paziente Covid:
«Così abbiamo dovuto trasformare
l’ospedale per scendere in guerra»

JESI - Quasi tutti i reparti del Carlo Urbani si sono dovuti riadattare all'emergenza Coronavirus. Ai positivi sono dedicati più di cento posti letto. La direttrice del nosocomio Bacelli: Il virus è uno tsunami che in un battito di ciglia ci ha costretto a cambiare la struttura». Il direttore di terapia intensiva Bernacconi: «Non vediamo il nemico. E abbiamo paura di morire»

La video conferenza di oggi con i dirigenti dell’Area Vasta e dell’ospedale Carlo Urbani

 

di Talita Frezzi

«E’ passato un mese esatto dal primo ricovero in pronto soccorso di paziente Covid-positivo, poi in terapia intensiva in un box isolato. Una situazione così critica, che dopo 20 giorni purtroppo non ce l’ha fatta. Questa è peggio di una guerra, è uno tsunami che in un battito di ciglia ci ha costretto a trasformare l’intero ospedale e le nostre abitudini».  Così la direttrice dell’ospedale Carlo Urbani Sonia Bacelli durante la video-conferenza dell’Area Vasta 2 indetta per fare il punto sull’emergenza Covid. L’ospedale di Jesi ha accolto già dalla fine di febbraio i primi pazienti con sintomatologia respiratoria per i quali è stata poi diagnosticata la patologia Sars-Covid19. Inizialmente sono stati centralizzati nei reparti di Malattie Infettive di Ancona e Fermo, ma con il progressivo aumento dei casi e la saturazione dei posti letto dedicati in ambito regionale, si è attivato un reparto Covid dedicato (Covid1 con 24 posti letto) poi subito un secondo (Covid 2 con 12 posti letto). Parallelamente,  i posti letto di Terapia Intensiva sono stati utilizzati per il trattamento dei pazienti Covid positivi. Già al 12 marzo con la saturazione di Marche Nord la direzione Asur ha disposto la centralizzazione verso Jesi dei trasporti dei pazienti positivi, tanto che «in pochissimo tempo si è visto trasformare l’ospedale per accogliere i pazienti Covid  – dice il direttore dell’Area Vasta 2 Giovanni Guidi grazie allo sforzo di tutti i professionisti e della direzione sanitaria per trasferire tutti i posti letto disponibili ad accogliere i pazienti e al contempo, lasciare inalterate le attività indispensabili come il dipartimento materno-infantile, la traumatologia e la chirurgia d’urgenza per quegli interventi non rinviabili, oltre alle attività del centro diabetico e l’assistenza oncologica. Siamo riusciti – assicura il direttore – a dare una risposta qualificata fino ad oggi, fino all’arrivo del pre-triage della protezione civile e dell’ospedale da campo della Marina Militare che dividerà con noi i 40 posti letto in situazione postò-critica».

Il dottor Candela e la dottoressa Sonia Bacelli

L’ospedale Carlo Urbani, grande del nome che porta, ha centralizzato i trasporti dei pazienti con sintomatologia respiratoria verso il pronto soccorso, accogliendo oltre il 50% di pazienti Covid positivi provenienti da Pesaro. Pertanto, al 18 marzo è stata allestita una Terapia Intensiva 2 (con 7 posti letto) e un reparto Covid4 (con 22 posti letto). Appena due giorni dopo, il reparto Covid 5 (con 14 posti letto) e il 21 marzo è stato attivato il Pronto Soccorso 2 per la gestione dei pazienti non sospetti Covid. Una riorganizzazione che ha stravolto anche i turni di medici e infermieri, chiamati a un super-lavoro quotidiano: attualmente l’ospedale di Jesi ha attivi per i pazienti Covid 82 posti letto di degenza ordinaria, 18 posti letto semintensivi, 15 posti letto di terapia intensiva. «Una riorganizzazione che ha reso il “Carlo Urbani” di Jesi la prima struttura Asur in grado di accogliere il maggior numero di degenti Covid positivi – aggiunge la direttrice di presidio unico Stefania Mancinelli – in tempi rapidissimi e permettendo quindi di dare efficace risposta all’emergenza». L’Unità operativa di Medicina Interna diretta dal dottor Marco Candela è stata la prima struttura ospedaliera coinvolta nella lotta alla pandemia da Coronavirus dedicando totalmente, dall’ultima settimana di febbraio, una figura medica con competenze infettivologiche (la dottoressa Anna Maria Schimizzi) sia al coordinamento del micro-team Area Vasta 2 dedicato alla esecuzione di tamponi rinofaringei domiciliari sia al ruolo di collegamento con le strutture regionali (Gores, Asur Marche) nei percorsi di centralizzazione dei pazienti Covid positivi. La Medicina ha coordinato e supportato l’apertura di 4 aree Covid dedicate per un totale di 76 posti letto con 6 dei 7 medici disponibili in organico dedicati al loro funzionamento e continuando anche a garantire 20 posti letto, in regime di degenza ordinaria e post-acuzie, per pazienti internistici non affetti da Covid 19. «Lavorare in una struttura che porta il nome di Carlo Urbani è un onore e un onere – dice il dottor Marco Candela – il valore aggiunto che ha reso possibile questa nostra “impresa” contro il Coronavirus è stato la grande condivisione unita al buon senso di tutti gli operatori. Siamo stanchi ma altrettanto forti spiritualmente, felici di accettare altre risorse umane che vengono a dare un aiuto (oggi sono arrivati due medici volontari dalla protezione civile nazionale e 3 infermieri), consapevoli e orgogliosi che in questo mese non c’è stato un solo secondo in cui la struttura non sia stata sotto controllo. E abbiamo dato prova di reggere bene».

Il dottor Tonino Bernacconi

Una media di 150 pazienti Covid positivi trattati, 15 operatori sanitari che hanno scoperto di essere positivi.
Jesi fulcro della battaglia al Covid-19 grazie a professionisti appassionati, seri e preparati. Capaci di convivere con la paura ma senza perdere la propria umanità. Non a caso il Gores è coordinato dal direttore dell’unità operativa Pronto soccorso dottor Mario Caroli, incaricato dal Presidente della Regione a svolgere il ruolo di Referente Sanitario Regionale e Coordinatore. Gli abituali ambienti del pronto soccorso sono stati dedicati all’assistenza di tutti i pazienti con sospetta infezione Covid-19 mentre in una struttura campale eretta nell’immediata adiacenza dell’ospedale e fornita delle migliori tecnologie disponibili, viene garantita l’assistenza di pazienti non Covid-19 affetti da patologie tempo-dipendenti e il mantenimento dell’attività con funzione di Osservazione Breve Intensiva. L’unità operativa di Terapia Intensiva diretta dal dottor Tonino Bernacconi ha effettuato il primo ricovero di un paziente affetto da Covid-19. «Quando fai il massimo per rianimarlo e non ce la fai, è una sconfitta per tutti – dice il dottor Bernacconi – quello che maggiormente emerge in questa emergenza sanitaria è la disumanità della situazione. Noi stessi che siamo costretti a difenderci e anche quando andiamo a casa, non possiamo abbracciare i nostri cari. Avevamo fatto di tutto per aprire la terapia intensiva e renderla più umana, ora questo virus ci ha costretti a ridurre i rapporti a un filo di voce. E quando dobbiamo parlare con i parenti e dire che un loro congiunto non ce l’ha fatta, non possiamo neanche confortarli, ma solo vuotare parole contro un pianto a dirotto. E’ peggio di una guerra, non vediamo il nemico. E abbiamo paura di morire». Proseguendo l’analisi dei reparti, la capacità di ricovero della Unità operativa cardiologia è stata implementata da 8 a 15 posti letto usufruendo dei locali dell’Utic, grazie alla collaborazione con le Unità operative di Medicina Interna e Pneumologia per la cura dei degenti ricoverati nei 18 posti letti di Terapia Semintensiva. «In questa drammatica situazione di emergenza nazionale il personale medico ha sempre continuato a garantire per tutti i pazienti ospedalizzati il più opportuno trattamento, intensivo, semintensivo o palliativo, in base alle loro condizioni cliniche – specifica la dottoressa Sonia Bacelli – ha sempre garantito, tramite mezzo telefonico, informazioni quotidiane veritiere e argomentate ai familiari dei degenti e, nonostante le difficoltà, ha infine portato avanti il progetto di umanizzazione delle cure consentendo contatti telefonici diretti tra i pazienti risvegliati in terapia intensiva e i loro familiari». Tutti gli altri reparti si sono riorganizzati per l’emergenza: dalla Broncopneumologia, alla Cardiologia Utic, passando per la Neurologia la  Nefrologia, la Radiodiagnostica e la Pediatria.

 



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