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Diete e medicine sbagliate,
anche un fruttariano
finito al tribunale dei minori

ANCONA – Il caso del bambino morto per una otite mal curata portano all'attenzione nuove tendenze che hanno costretto la magistratura ad affiancare i genitori nella cura dei figli. In aumento i casi del ricorso a diete non convenzionali che possono nuocere ai bambini. “Il tribunale agisce immediatamente solo in caso di rischi concreti per la salute” spiega il presidente Vincenzo Capezza. Si può arrivare alla sospensione della potestà
mercoledì 31 Maggio 2017 - Ore 21:05
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Il presidente del tribunale dei minori Vincenzo Capezza

 

di Federica Serfilippi

«La salute è il superiore interesse del minore. Se questo non viene meno, non ci sono margini di intervento. Se, invece, subentrano rischi concreti, il tribunale deve agire immediatamente». Così Vincenzo Capezza, presidente del tribunale dei minori, sui casi legati al ricorso della medicina alternativa o a diete particolari impartite dai genitori ai propri figli. Senza entrare nel merito del bimbo morto a causa di un’otite curata con prodotti omeopatici, il magistrato ha fatto il punto su una serie di problematiche familiari che portano gli uffici giudiziari a indagare sulla presunta inadeguatezza della presenza genitoriale davanti a scelte particolari. In un anno, sotto la lente degli operatori del tribunale minorile sono passati 5 fascicoli relativi all’uso di medicine alternative. «Sono prevalentemente casi – ha riferito il magistrato – che nascono nell’ambito di segnalazioni fatte da genitori separati, quando uno si trova in contrasto con le scelte dell’altro per quanto riguarda, ad esempio, l’alimentazione che può essere di stampo vegano». Uno solo il caso che ha portato il tribunale a confrontarsi con i fruttariani, la filosofia per cui va mangiata soltanto frutta. «Abbiamo avuto anche due episodi dove il ritorno alla naturalità, che molto spesso fa coincidere diete e medicine alternative, ha combaciato con una certa forma di isolamento del minore dalla società e dalla scuola dell’infanzia». Per quanto riguarda le diete non convenzionali, i casi stanno crescendo. Merito o colpa di un contesto culturale sempre più alla ricerca di prodotti naturali. Ma il tribunale muove i primi passi, in seconda battuta rispetto alla procura, solo quando viene superato un certo limite, rappresentato dal fattore rischio. «Non giudichiamo sulla base di un potenziale pericolo, ma su un dato reale. Finché non ci sono problemi, quella di diete o scelte alimentari alternativi è una decisione che appartiene alla libertà dell’individuo». Quando, però, una situazione oltrepassa il confine c’è un primo gradino da scalare: «Avviene un intervento parzialmente limitativo della responsabilità genitoriale, con la coppia che viene accompagnata in un percorso di sostegno. Non è raro che dopo il recupero ci siano delle ricadute. Ogni caso va comunque a sé. Scatta la sospensione della potestà quando c’è un complesso di criticità che mina la capacita genitoriale. La decadenza avviene dopo un percorso dove non c’è stato nessun tipo di recupero. Il minore non può aspettare che l’adulto sia pronto». Capezza ha anche affrontato, assieme al giudice onorario Massimo Borri, il fenomeno del Blue Whale.

Il giudice onorario Massimo Borri

«I casi di autolesionismo che riguardano adolescenti ci sono sempre stati – ha detto il presidente -. Non è così infrequente come si può pensare. È qualcosa che esiste e dobbiamo capire cosa nasconde quel tipo di comportamento che molto spesso è collegato alle criticità della fase adolescenziale. Possono essere connesse alla difficoltà di inserimento nel gruppo di pari, all’interno della famiglia o a una situazione di crisi tra i genitori». Scavare a fondo la questione è l’imperativo categorico condiviso da Borri: «Dobbiamo domandarci cosa c’è dietro l’autolesionismo e cosa spinge un ragazzo a farsi del male. I tagli possono essere uno scarico di tensione, come se il disagio si materializzasse in dolore fisico. Oppure possono rappresentare un’autopunizione o il lancio di un messaggio per veicolare un problema. Quei gesti veicolano sempre dolore. Per questo, va detto che l’autolesionismo non è una moda».

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