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Occupazione a picco nelle Marche
Persi 5 mila posti di lavoro
nel primo trimestre dell’anno

LAVORO - Disoccupazione record nelle Marche, quella femminile più alta della media nazionale, secondo i consueti report Istat-Ires Cgil Marche. L'appello dei dirigenti sindacali alla partecipazione alla manifestazione nazionale a Roma "contro la precarietà e per un lavoro dignitoso"
lunedì 12 giugno 2017 - Ore 17:58
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La segretaria Cgil Marche, Daniela Barbaresi (foto d’archivio)

 

Quarantamila posti di lavoro persi dal 2010 ad oggi nelle Marche, 5 mila solo dall’inizio del 2017. Numeri che segnano un calo record dell’occupazione in regione (-0,9%), più pesante che nel resto del Paese e dell’Italia centrale. Il tasso di disoccupazione sale così all’11,5%: un valore mai raggiunto nel primo trimestre dell’anno e di poco inferiore al dato nazionale. Particolarmente allarmante il dato della disoccupazione femminile che balza al 14,3%, superiore anche al dato nazionale (13,3%). È quanto emerge dai dati forniti dall’Istat ed elaborati dall’Ires Cgil Marche relativi al primo trimestre 2017.

Nelle Marche, il numero degli occupati è sceso a 604 mila unità, ovvero oltre 5 mila occupati in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Il calo interessa sia il lavoro autonomo sia il lavoro dipendente (-0,3%), nell’ambito del quale sono colpiti soprattutto gli uomini (-2,5%) il cui calo è solo parzialmente compensato dall’aumento delle lavoratrici dipendenti (+2,3%).

I posti di lavoro complessivamente perduti dal 2010 ad oggi, salgono a 40 mila di cui 24 mila di lavoratori dipendenti.

Salgono a 78 mila le persone che cercano inutilmente lavoro, cresciute del 10,0% rispetto allo stesso periodo del 2016, soprattutto per il significativo numero di disoccupati che da inattivi decidono di tornare a ricercare attivamente un lavoro: 23 mila persone, prevalentemente donne.

Osservando i principali settori produttivi emerge un significativo calo degli addetti nei settori del commercio e turismo, -4 mila occupati, pari a -3,6%, e in quello agricolo, -2 mila addetti, -15,3%; in lieve calo l’occupazione nell’industria manifatturiera (-0,3%), mentre torna a crescere il numero degli occupati nelle costruzioni (+1,8%) e negli altri servizi (+0,5%).

«Come dimostrano i dati, nelle Marche tornano a crescere sia la precarietà sia la disoccupazione – dichiara Daniela Barbaresi, segretaria generale della Cgil Marche. L’Istat non fornisce dati disaggregati per provincia – aggiunge -, quindi non è possibile analizzare la situazione nei territori colpiti dagli eventi sismici, ma è evidente che, alle difficoltà preesistenti, si sommano le conseguenze del terremoto che ha costretto migliaia di imprese a sospendere o trasferire la propria attività produttiva. Ciò rende urgente che istituzioni e forze sociali condividano una strategia complessiva per coniugare il tema della ricostruzione e delle prospettive di sviluppo economico e sociale delle aree interne. Sviluppo che deve avere il suo perno centrale nel lavoro, nella sua qualità del lavoro e nelle tutele».

All’analisi di Barbaresi si aggiunge quella di Giuseppe Santarelli, segretario regionale e responsabile del mercato del lavoro. «Dopo tanti anni in cui le Marche rappresentavano una delle regioni migliori sul piano occupazionale nel Centro Italia, oggi siamo ormai allineati al tasso di disoccupazione nazionale e, rispetto alla media del Centro Italia, siamo oltre un punto percentuale sopra – spiega -. Il tasso di disoccupazione femminile, invece, è di due punti superiore al dato del Centro Italia: un fattore molto preoccupante». Motivo in più, esortano i vertici regionali del sindacato per partecipare alla manifestazione nazionale in programma per sabato 17 giugno a Roma, per “contrastare la precarietà, rivendicare un lavoro dignitoso, tutelato e con il pieno riconoscimento dei diritti, e per il rispetto dei valori democratici e dell’art. 75 della Costituzione in materia di referendum”. «Occorre reagire con forza alla reintroduzione dei voucher nella manovra economica – sostengono i due dirigenti sindacali -, a poche settimane dalla cancellazione degli stessi voucher da parte del Governo, per impedire lo svolgimento dei referendum promossi dalla Cgil».

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