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Inchiesta alluvione,
Mangialardi: «Sono tranquillo»,
le opposizioni: «Si dimetta»

SENIGALLIA - Il sindaco dopo la notizia della proroga delle indagini che coinvolge 11 persone si dichiara convinto della «totale estraneità alle contestazioni mosse al Comune». All'attacco FdI-An e Lega Nord: «Capi d'accusa gravissimi. Andarsene è un atto etico e dovuto»
giovedì 24 Agosto 2017 - Ore 19:30
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Maurizio Mangialardi, sindaco di Senigallia

 

«Sono traquillo, ad oggi non ho ricevuto nessuna notifica in merito all’inserimento del mio nome nell’elenco degli indagati per la tragica alluvione che, nel 2014, colpì Senigallia. Ogni notizia al riguardo la ritengo una vera e propria violazione delle tutele previste dal nostro ordinamento giuridico. Sono comunque sicuro della totale estraneità alle contestazioni mosse al Comune di Senigallia». Sono le parole del sindaco di Senigallia, Maurizio Mangialardi all’indomani della proroga alle indagini chiesta dalla procura di Ancona sui fatti del 2014 e che vede undici persone indagate, tra amministratori e dirigenti. «Da quanto apprendo − prosegue il sindaco − l’unico vero nuovo elemento, ovvero la proroga delle indagini fino a febbraio 2018. Sono tranquillo e spero che questi ulteriori sei mesi, che si vanno a sommare ai 1209 giorni di indagini già trascorsi, possano contribuire ad accertare la verità dei fatti. Verità che, ne sono convinto, coincide con la totale estraneità alle contestazioni mosse al Comune di Senigallia. Ho la consapevolezza, infatti, di aver sempre agito, prima, durante e dopo quei terribili frangenti, a fianco dei miei concittadini, con grande tempestività, estremo impegno e profondo senso di responsabilità. Qualora − aggiunge ancora − la procura ritenga di formulare delle ipotesi d’accusa nei confronti dell’amministrazione comunale, sono pronto a fornire davanti al giudice tutti i chiarimenti che riguardano il suo operato, nell’ambito di un’indagine che parte dal 2008 e che coinvolge complessivamente tre enti, varie amministrazioni succedutesi nel corso degli anni, e altre dieci persone. In ogni caso − conclude Mangialardi −, qualsiasi saranno i prossimi sviluppi, continuerò a lavorare come sindaco, con la massima lucidità e la consueta dedizione, rispondendo come sempre alla mia coscienza e all’interesse dei cittadini di Senigallia».

Parole che non bastano a placare l’opposizione che chiede a gran voce le dimissioni del primo cittadino. All’attacco Fratelli d’Italia e Lega Nord. «Come era prevedibile e scontato per l’alluvione del 3 maggio 2014, che costò la vita a tre persone, abbiamo saputo che gli indagati sono 11, e che tra questi ci sono l’attuale sindaco di Senigallia, Maurizzio Mangialardi e l’ex sindaco Luana Angeloni. Visti i due gravissimi capi di accusa, chiediamo le immediate dimissioni del sindaco. Etica e correttezza questo prevedono. Atto dovuto le dimissioni, così il sindaco potrà essere libero di studiare la linea difensiva del processo che si aprirà presto» tuona Marcello Liverani, coordinatore FdI – An di Senigallia. «Gli avvisi di garanzia sono il primo passo di un percorso di verità che si concluderà alla fine di un processo che dovrà stabilire se ci sono e di chi sono le colpe di quanto avvenuto il 3 maggio 2014 − prosegue Liverani −. A quel punto all’alluvionato senigalliese verrà fatta giustizia. Potrà non piacere, ma il procuratore dopo accurate indagini ha individuato ben 11 persone che un domani potrebbero essere dichiarati colpevoli da un Tribunale». Dopo l’attacco al sindaco, il ringraziamento al “Comitato degli Alluvionati”, coordinato dall’avvocato Corrado Canafoglia ed al consigliere comunale Giorgio Sartini, «per aver tenacemente perseguito un percorso che ha prodotto una notevole documentazione che ha sicuramente aiutato la procura della Repubblica nel capire che cosa è avvenuto il 3 maggio del 2014, ma anche prima e dopo».

La richiesta di dimissioni immediate per il sindaco e l’intera Giunta arriva anche dal gruppo consiliare della Lega Nord di Senigallia. «Un’azione dovuta a tutti gli alluvionati, soprattutto a quelli che hanno perso la vita. Vogliamo sperare che prevalga il buon senso nell’animo del sindaco e che decida, in maniera onesta e tranquilla, di alzarsi da quella sedia dove sta da 24 anni − si legge in una nota −. Omicidio colposo e disastro colposo, sono i reati penali di cui si parla nell’indagine, reati penali che prevedono fino 12 anni di carcere. Per Mangialardi e il Pd nessuno aveva colpe per quanto accaduto il 3 maggio e tutti si proclamavano innocenti. Eppure oggi scopriamo che il pensiero della procura della Repubblica è totalmente diverso, visto che ipotizza due reati e dei possibili colpevoli chiamando in causa Comune di Senigallia, Provincia e Regione. Una oscena terna rossa che sta affossando le Marche e Senigallia e, come sempre, a rimetterci sono stati i cittadini perdendo tanto, se non tutto, vite umane comprese. Per la procura − prosegue la nota − non tutto è andato come il sindaco ci raccontava, e ora sarà la giustizia a sentenziare la verità. Chi ha sbagliato dovrà pagare e senza sconti.  Un’azione dovuta a tutti gli alluvionati, soprattutto a quelli che hanno perso la vita».

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