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Carlo Tagliata scarcerato, è ai domicilari
Il cognato: “Ero al bancomat per prelevare”

ANCONA – Fermo non convalidato: non ci sarebbe pericolo di fuga o di inquinamento delle prove. Il gip Antonella Marrone ha però stabilito la misura cautelare del carcere per Mario Balì, perché senza dimora stabile. Il padre del killer di via Crivelli si è avvalso della facoltà di non rispondere
venerdì 22 dicembre 2017 - Ore 14:59
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I due banditi all’interno della banca

 

Fermo non convalidato per Carlo Tagliata e il cognato Mario Balì,  arrestati mercoledì mattina dalla Squadra Mobile. come presunti rapinatori di un 85enne anconetano. Nonostante la decisione di non avallare il fermo, il gip Antonella Marrone ha disposto la custodia cautelare in carcere per il 40enne Balì e i domiciliari per il padre di Antonio, il killer di via Crivelli. Una differenza applicata in base a un particolare: Tagliata, di origine siciliana, ha una dimora fissa da anni, abitando da tempo ad Ancona. Il cognato, invece, al momento non avrebbe a disposizione un domicilio fisso, dopo aver vissuto a lungo in un appartamento del Piano. L’udienza di convalida si è svolta questa mattina. Per il siciliano, assistito dai legali Manfredo Fiormonti e Matteo Massimi, si è tenuta nel carcere di Villa Fastiggi, a Pesaro dove era stato portato dopo l’arresto della polizia. Il 48enne si è avvalso della facoltà di non rispondere.

I due indagati fuori dalla banca

Balì, napoletano,  ha affrontato il gip  a Montacuto. È stato proprio quest’ultimo, difeso dall’avvocato Giordano Gagliardini, a fornire delle dichiarazioni spontanee. «Sono completamente estraneo ai fatti. Noi non abbiamo nulla a che fare con la rapina commessa il 28 novembre. Perché ero lì quel giorno? Sono andato a prelevare dei soldi, perché quella è la banca dove tengo il mio conto corrente» ha detto il 40enne, operaio in una ditta anconetana. Dopo la riserva del giudice, il fermo non è stato convalidato. Mancherebbero un requisito fondamentale come il pericolo di fuga. Dopo il 28 novembre, i presunti rapinatori avrebbero continuato a recarsi regolarmente al lavoro. Entrambi, tra l’altro, sono andati in Corte d’Appello in occasione dell’ultima udienza del processo di secondo grado per Antonio, condannato in prima battuta a 20 di carcere.   “Ad oggi – ha detto l’avvocato Massimi – c’è una lettura molto sommaria delle carte ed è anche per questo che il mio assistito si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sono stati sequestrati dalla polizia abiti molto comuni e di marche note che potrebbero appartenere a chiunque. Stessa cosa per la fisionomia dei due soggetti ripresi dalla telecamere. Inoltre, non mi risulta che ci siano immagini dell’aggressione”.

Arrestato per rapina il padre del killer di via Crivelli

 

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