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Discarica all’ex Edilcost, il Comune ordina
lo sgombero dei rifiuti
Quattro denunciati per il rogo

ANCONA – La proprietà Fraer Leasing chiede alla procura di procedere con la bonifica nonostante il sequestro del piazzale, dopo le fiamme che si sono scatenate lunedì 29 gennaio. Secondo l'accusa si è trattato di incendio doloso aggravato per smaltire i rifiuti, nei guai quattro operai di due ditte incaricate della pulizia
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di Giampaolo Milzi

Ex Edilcost, dopo l’incendio arrivano le denunce e un’ordinanza di sgombero delle centinaia e centinaia di quintali di rifiuti di ogni tipo, molti dei quali pericolosi, nell’ambito dell’inchiesta sul rogo a Vallemiano. All’ordinanza, indirizzata alla Fraer Leasing – la spa di Cesena divenuta proprietaria dell’area aziendale in via della Ferrovia già prima che nel maggio 2015 l’Edilcost venisse dichiarata fallita – stanno lavorando i tecnici dell’amministrazione comunale di Ancona. Amministrazione che, sempre sulla base delle disposizioni dei carabinieri del Noe, dovrà anche vigilare sul corretto svolgimento delle operazioni di pulizia di tutta la zona, ampia ben 3.900 metri quadri (tra spazi aperti e capannoni industriali) dell’ex stabilimento di produzioni edili. Già, la pulizia, se non formalmente, nella sostanza una sorta di vera a propria bonifica. Che tuttavia non è mai partita, visto il provvedimento di sequestro giudiziario probatorio emesso nei giorni scorsi dal sostituto procuratore della Repubblica Paolo Gubinelli. In ogni caso i vertici della Fraer hanno già chiesto alla procura – pur in situazione di sequestro – di poter procedere con tutti i mezzi meccanici necessari alle attività di raccolta, compattamento e corretto smaltimento dell’enorme massa di materiali. Materiali per lo più costituiti da residui dei vecchi processi produttivi Edilcost (blocchi e piastre di cemento, miriadi di mattonelle, cavi elettrici, tubature di ferro e plastica, travi di legno, bidoni contenenti vernici e solventi chimici, solo per fare qualche esempio), ma anche da immondizie, oggetti (tra cui vecchi sanitari e frigoriferi), scarti di lavorazioni che si sospetta siano stati depositati in passato illecitamente da ignoti nel sito.

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Sito che – e sembra paradossale –, nonostante i sigilli della Magistratura continua ad essere accessibile da parte di estranei e non posto in sicurezza. Tornando all’inchiesta giudiziaria sull’incendio verificatosi nel pomeriggio del 29 gennaio, il fascicolo è di competenza di un altro sostituto procuratore, la dott.ssa Serena Bizzarri. La pm, sulla scorta delle indagini chiuse su sua delega dai carabinieri della stazione centro (via Piave) e del Norm, ipotizza il reato di incendio doloso aggravato in concorso a carico di quattro tecnici presenti intorno alle 17 del 29 gennaio nel piazzale Edilcost quando si sono propagate le fiamme. Due operatori, probabilmente, del Deposito giudiziario di Ravenna, e altri due di una ditta della provincia di Ancona anch’essa specializzata in eco-pulizia di aree inquinate. In prima battuta il pm Gubinelli aveva invece ipotizzato il reato di rogo colposo. Il mutamento dell’ipotesi di illecito trova le basi nelle dichiarazioni rese da chi era presente sulla scena del fatto per iniziare la pulizia (su incarico della Fraer) giudicate contraddittorie rispetto a quanto accertato dai carabinieri. Insomma, non una scintilla scaturita accidentalmente a causa dell’attrito tra la pala di un bobcat in azione e il suolo, come motivo d’innesco. Né un falò acceso dai presenti per riscaldarsi ed estesosi sfortunatamente ad uno dei tanti cumuli di rifiuti. Secondo l’accusa, i cosiddetti falò sarebbero stati appiccati intenzionalmente proprio per smaltire alla buona alcuni tipi di materiali abbandonati, uno di questi mini-roghi sarebbe poi finito fuori controllo perché alimentato dal vento o dall’uso eccessivo di materiale infiammabile. Non si escludono nuovi sviluppi dell’inchiesta.

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