Sette ore a Torrette per dolore al petto
Salvi: «E’ la procedura,
paziente dimesso in sicurezza»
Notte passata la pronto soccorso per un dolore al petto, il primario del pronto soccorso di Torrette Aldo Salvi replica al 51enne che ha lamentato di aver trascorso sette ore su una sedia della sala d’attesa per le visite mediche. “Come riportato nell’articolo alle ore 22:31 un 51enne di Ancona si è presentato lamentando dolore toracico puntorio insorto alle 21 circa, è stato valutato al triage immediatamente e gli è stato assegnato codice verde che significa Urgenza differibile, nel frattempo già in area triage sono stati eseguiti un prelievo ematico per esami di laboratorio ed un elettrocardiogramma. Il codice di priorità attribuito è stato assolutamente corretto ed i prelievi e l’elettrocardiogramma sono stati eseguiti in base ad un protocollo universalmente accettato e correttamente applicato – scrive Salvi -. L’elettrocardiogramma viene immediatamente visionato da un medico e se normale individua, nel caso specifico, un bassissimo rischio di infarto del miocardio. Il dolore era regredito al momento della valutazione ed il rischio era basso e pertanto il 51enne è stato rinviato in sala di attesa, in attesa dell’esito dei primi esami. Sempre secondo protocollo internazionalmente accettato, se il primo esame dà risultato negativo si deve eseguire un secondo prelievo a distanza di 3-6 ore dal precedente e almeno 6 ore dall’episodio di dolore. Pertanto è stato eseguito un secondo prelievo alle ore 4:00 circa che, avendo dato valori nuovamente normali della troponina cardio-specifica ad alta sensibilità, ha escluso con certezza un danno miocardico in atto e il 51enne è stato dimesso in sicurezza – continua il primario di Torrette -. Che poi il pronto soccorso quella sera vivesse una “situazione di relativa tranquillità non è proprio vero: gli accessi nella giornata erano stati 174 (circa il 20% in più della media) i codici critici erano stati 48, cioè l 30%, cioè il 10% in più della media e vari politraumi erano giunti in elicottero da tutta la Regione. Ma tutto questo è marginale: l’attività di pronto soccorso è stata espletata regolarmente secondo gli usuali algoritmi. Di tutta la vicenda ritengo di poter dire che i protocolli di triage e di gestione del dolore toracico sono stati correttamente applicati, che sono state poste in atto le più attuali strategie di gestione dei pazienti in pronto soccorso, volte a trasformare il tempo di attesa in tempo utile (in termine tecnico tempo a valore), perché proprio durante l’attesa sono stati eseguiti e ripetuti esami di laboratorio, esami che comunque richiedono un tempo tecnico non comprimibile. La permanenza in pronto soccorso del paziente con dolore toracico è in tutto il mondo di 6-8 ore, tempo necessario per attuare il protocollo specifico: tempi più accelerati non trovano consenso universale e sono meno sicuri per il paziente – conclude Salvi -. Vorrei ancora una volta raccomandare ai cittadini di guardarsi dalle false notizie che hanno come unico obiettivo di screditare le strutture pubbliche: il pronto soccorso è un parte essenziale della comunità e ognuno deve sentire la responsabilità della sua credibilità; questo non significa che non possono esserci errori e anomalie comportamentali ma posso assicurare che la sorveglianza sulla attività è costante, serrata e severa. Vorrei anche ribadire che pensare che “se il problema è piccolo perché perdere tempo” non è assolutamente applicabile al pronto soccorso: anzitutto bisogna dimostrarlo che il problema è ”piccolo”, poi il pronto soccorso deve prioritariamente dare risposta ai problemi più critici, quelli che mettono a rischio la vita. Invito i cittadini a guardarsi da quanti, per fini non costruttivi, sparano sulle strutture pubbliche e soprattutto sul pronto soccorso: personalmente sono a disposizione per ogni chiarimento oggettivo a chiunque utente del pronto soccorso si sentisse non correttamente assistito”.
‘Odissea’ al pronto soccorso, 7 ore per diagnosticare che non era un infarto cardiaco
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