Capodimonte, telecamere anti vandali
e ringhiera al posto del muro crollato

Il muro crollato, forse sotto i colpi di un gruppo di giovani vandali, nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio
di Giampaolo Milzi
Meglio tardi che mai, dopo il crollo del muretto di fine aprile, ecco che è scattata l’attività di pronto soccorso per la grande area pedonalizzata lungo il costone di via Cialdini precipitata nell’inferno urbanistico dopo “una vita” segnata dalla cronica mancanza di manutenzione. Strategia di controlli per garantire sicurezza e sostituzione dei 18 metri di parete a mattoncini venuta giù in vicolo San Marco (traversa di via Cialdini), con una ringhiera. Questo il piano di interventi di emergenza che vede alla regia l’assessore comunale alle Manutenzioni Stefano Foresi, il quale era stato da mesi – ben prima del botto che aveva visto sbriciolarsi come fosse d’argilla la murata – chiamato in causa, assieme alla polizia municipale e in genere al Comune, da molti residenti della parte alta dello storico quartiere di Capodimonte. Il piano prevede, oltre alla predisposizione dell’appartato protettivo in acciaio a colmare il vuoto vertiginoso creatosi lungo un lato di vicolo San Marco, la risistemazione con potature e sostituzione delle siepi e piantumazioni di vario tipo che caratterizzano, o meglio caratterizzavano tutta l’area, ampia decine di ettari, che si estende in discesa fino agi ingressi del parcheggio Traiano, ridottasi ad una specie di giunga selvaggia di rovi ed erbacce. Assicurato il via anche per una radicale e generale pulizia, ma in realtà si tratta di una vera e propria bonifica, con rimozione di una gran massa di rifiuti di ogni tipologia (materiali edili di risulta, travi di legno e ferro, pezzi di reti, scatoloni e cartacce, bottiglie di vetro rotte, siringhe usate, addirittura resti di biciclette abbandonate, per fare qualche esempio). In arrivo, inoltre, due telecamere fisse, in funzione 24 ore su 24, posizionate su due punti corrispondenti al altrettanti livelli altimetrici dell’area.
“Il tutto – promette Foresi – pronto entro fine mese, e già finanziato. I fondi ci sono, attinti da un pacchetto di valenza decennale già stanziato per interventi di questo tipo”. Decine di migliaia di euro, buoni per metterci una grande pezza, per essere chiari, ma pur sempre di pezza si tratta. Perché la zona pubblica attrezzata in questione – inaugurata nel lontano 1991 dopo 5 anni di lavori costati all’Amministrazione comunale almeno 180 miliardi di lire attinti dai fondi dell’ente statale Gescal, vincolati per legge al Piano di ricostruzione del centro storico di Ancona – di attrezzato ha ormai ancora ben poco: l’intrico di viottoli, stradine, scalinate, punti sosta belvedere, locali di servizio, balaustre in mattoni o in metallo e vari arredi a basso impatto ambientale è infatti da decenni in uno stato di consolidato degrado e abbandono. Una sorta di terra di nessuno in cui da un pezzo non osano avventurarsi per passeggiate panoramiche (con vista sul golfo dell’Ankon, il porto peschereccio del Mandracchio, la Mole Vanvitelliana, la Cattedrale di San Ciriaco) i cittadini cui era e dovrebbe ancora essere destinata, compresi anziani e famiglie con bambini. Trasformatasi in zona franca, soprattutto la sera e di notte, per senzatetto, balordi, tossicodipendenti. E soprattutto per un paio di gang di teppistelli che la fanno da padroni. Non a caso la parola magica di Foresi è “sicurezza”. “Telecamere di sorveglianza e non solo – annuncia l’assessore – . Ci saranno controlli periodici da parte di agenti della polizia di Stato, frutto di un accordo col dirigente della squadra mobile, per cui ringrazio di cuore il questore”. “Inoltre – puntualizza Foresi – non è del tutto vero che siamo sempre rimasti sordi agli sos dei residenti. Tant’è che proprio due-tre giorni prima del crollo in vicolo San Marco l’ufficio tecnico del Comune aveva già completato l’installazione di dieci nuovi punti luce con lampadine al led, capaci di una illuminazione particolarmente intensa, e di due grandi riflettori nelle due piazzette principali”.
Una risposta di primo, pronto soccorso, va ribadito. E’ infatti necessaria una spesa ben più cospicua di alcune decine di migliaia di euro per riportare questo intera fetta di città al suo bellissimo stato originario, tanto bello che nel 1981, il progetto redatto dall’Ufficio comunale Centro Storico che l’avrebbe poi concretizzata, aveva vinto un premio urbanistico del Consiglio Europeo. “Dopo aver approntato la ringhiera nei 18 metri di bordo murario frantumatosi in vicolo San marco, demoliremo il resto sostituendo anch’esso con un tratto di ringhiera di altri 42 metri circa”, annuncia Foresi.
Per il grande cantiere della vera rinascita si dovrà attendete la nuova amministrazione comunale. Enorme il lavoro da fare: decine e decine di metri di selciato, scalini e balaustre crepati e scalcinati da ristrutturare; panchine da sostituire; una marea di scritte e scarabocchi in vernice spray da cancellare con relative opere di ritinteggiatura; croniche infiltrazioni d’acqua da eliminare con interventi idraulici alla fonte, ambienti di servizio sprangati da riaprire. E ancora, ma molto in teoria, il capitolo nero della parte da sempre incompiuta del progetto che vide il taglio del nastro 27 anni fa: una specie di enorme tettoia pericolante e disastrata, ridotta a un ammasso di lamiere, avrebbe dovuto essere la base del quinto piano del parcheggio Traiano, destinato ad usi socio-culturali (tra le ipotesi una pinacoteca d’arte moderna, un museo d’arte urbana). Ci sono le fondamenta, una grande piattaforma di cemento, piloni, gli sbocchi per le condotte d’aria, nient’altro. E poi, che ne sarà della torre semidiroccata che avrebbe dovuto contenere un ascensore: utilizzabile da tutti, in teoria capace di trasportare su e giù, velocemente, pedoni e automobilisti reduci dall’area sosta veicolare lungo l’iter verticale da via Cialdini fino al lungomare porto di via XXIX Settembre?
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