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Parco del Cònero senza fondi,
Piazzini: «Tanti problemi e rinunce
ma lascio in eredità progetti di rilancio»

AMBIENTE - Il commissario dell'ente, in proroga, dovrebbe arrivare ai saluti il mese prossimo, con la nomina del nuovo comitato direttivo. Prima dell'addio, porta a casa un finanziamento regionale di 700mila euro, dopo le risorse zero che hanno caratterizzato il 2018 e che hanno mortificato l'operatività dell'istituzione. "Povero", ma non avvilito l'architetto lascia in eredità il nuovo Piano del Parco ed una serie di idee progettuali tra cui quella dell' "Accademia dei Piceni"
lunedì 15 Ottobre 2018 - Ore 18:13
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Il commissario del Parco del Cònero, l’architetto Maurizio Piazzini

 

di Giampaolo Milzi

Un commissario costretto a farsi i conti per arrivare a fine mese, povero, ma attivamente resistente anche dal punto di vista progettuale. È l’idenkit “d’incarico” di Maurizio Piazzini. Un architetto che avrebbe dovuto cessare il suo ruolo di uomo guida l’ente Parco del Cònero all’inizio di febbraio-gennaio di quest’anno, dopo averlo assunto quasi, contestualmente al commissariamento dell’Ente nel novembre 2017, con le casse cronicamente in profondo rosso. L’addio ora sarebbe previsto per novembre con l’elezione del nuovo comitato direttivo. Ma prima dei saluti Piazzini potrebbe portare a casa una vittoria. La Giunta regionale, su sue reiterate insistenze, ha deliberato affinché il prossimo Consiglio approvi un assestamento di bilancio per erogare al Parco per la fine di questo 2018 circa 700mila euro. Solo una piccola boccata d’ossigeno. Dopo che dal 2013 il rubinetto dei finanziamenti della Regione si era progressivamente ridotto a più o meno 700mila euro per il 2017 fino alla quota zero di quest’anno. Sapeva a ciò che andava incontro, Piazzini, ma non fino in fondo: «Quando mi hanno nominato mi hanno detto che stavano mettendo mano a una proposta di legge di riforma e riorganizzazione generale dei Parchi e delle Aree naturali. Ma quella proposta di legge è rimasta in un cassetto, e non c’è quindi alcuna strategia di vero rilancio del Parco del Cònero in vista. Invece si è data la precedenza al rinnovo del comitato direttivo dell’ente. Il che equivale a una ritirata, anziché ad un’azione di miglioramento prospettico nel disegno gestionale. Un errore molto grave della Regione, aggiunto a quello di ridurre i fondi a zero».

La mancata nomina del nuovo comitato direttivo e la riduzione dell’attività. La Regione – a causa della litigiosità dei Comuni ricompresi nel Parco e di una malapolitica riconducibile soprattutto al Pd che in 12 mesi non è riuscita ancora a nominare il nuovo direttivo dell’ente di gestione – su proposta dell’assessore Angelo Sciapichetti, ha prorogato il commissariamento per 18 mesi, senza però sganciare un centesimo. Risultato: un Parco zoppicante, mortificato, ultra ridotto nelle sue attività. Niente risorse, tanti problemi e rinunce. Il Centro visite del Parco a Sirolo (alla sede dell’ente in via Peschiera) è stato chiuso per due anni. Ha riaperto solo nel luglio scorso, grazie a un bando aggiudicatosi dalla cooperativa Opera. «Un bando a costo zero per il Parco − precisa Piazzini −. L’Opera si autofinanziarsi, vendendo gadget, cercando sponsor, organizzano iniziative pubbliche a pagamento». E ancora: la rinuncia a qualsiasi investimento e a partecipare a bandi europei cofinanziati dal Parco; l’eliminazione delle attività di promozione e valorizzazione naturalistica e inizialmente di quelle per la manutenzione di sentieri e stradelli. Già, i sentieri e gli stradelli, essenziali per la pubblica fruibilità del Parco. Grazie al volontariato, si è riusciti a sopperire alle lacune. Merito del progetto “Adotta un sentiero”, che ha visto la nascita de “Gli amici del Parco”, attivisti che assieme a membri del Cai hanno tagliato e rimosso quintali di erbacce e rovi, spostato e smaltito alberi caduti, risistemato i selciati e la segnaletica. E dalla primavera scorsa sono riusciti a rendere di nuovo percorribile, in sicurezza, la stragrande maggioranza degli itinerari. «Anche se la situazione è ancora compromessa in diversi tratti», precisa Piazzini.

I progetti del commissario: i sentieri ciclabili ed il parco archeologico. Nonostante le difficoltà il commissario Piazzini non sembra essersi mai avvilito vista la congiuntura nera, anzi. A buon punto il progetto per realizzare percorsi esclusivi per i ciclisti. «Progetto doveroso, perché i ciclisti lungo i sentieri sono aumentati tantissimo, e molti non rispettano le regole, sono pericolosi per gli escursionisti. Dovranno acquistare una targhetta con un’app per cellulare in modo che sappiano dove poter accedere». Velleitaria – sempre causa ritornello “soldi pochi o nulla” da parte della Regione – l’altra idea progettuale targata Piazzini, denominata “l’Accademia dei Piceni”. Si tratta di dare vita ad un parco archeologico diffuso tra tutti i Comuni del Parco (soprattutto Numana e Sirolo), forte di nuovi itinerari percorribili a piedi e a cavallo tra i vari siti delle necropoli e di alcune “aree fulcro” trasformate in musei a cielo aperto (per Sirolo località “I Pini”, Villa Vetta Marina, zona “Quagliotti-Davanzali-Frontalini”). Inoltre, la realizzazione di un museo specifico dedicato alla civiltà Picena, per cui è stata individuata la ex scuola “Elia” di Numana. «Penso ad un museo moderno, tecnologico, con bookshop, bar, ristorante», spiega Piazzini. Costo: 10 milioni di euro. L’idea è stata presentata in Regione su intesa dei Comuni del Parco. Ma la Regione ha stanziato solo 800mila euro, buoni giusto per cominciare a ristrutturare le scuola “Elia”.

Il nuovo comitato direttivo. La proposta di legge varata dalla commissione regionale Ambiente prevede un allargamento fino a 7 – 9 membri (contro i 5 previsti dalla legge attualmente in vigore): un posto a testa fisso per Comune, uno alla Regione, il resto ai vari gruppi settoriali di associazioni. Ne dovrà discutere il Consiglio regionale, poi l’approvazione. Tempistica molto incerta. Tuttavia Piazzini pensa di cessare dall’incarico al massimo a novembre, lasciando il posto al nuovo direttivo. Quale eredità lascerà, al termine del suo incarico? «Ho abbozzato il nuovo Piano del Parco, per eliminare storture, contraddizioni, orpelli, per renderlo più elastico». Ad esempio? «Attualmente un privato che vuole demolire un piccola costruzione, un manufatto, inutile e cadente, è costretto a presentare al Parco la pratica Mevi, un’inutile ripetizione della Valutazione ambientale strategica (Vas) richiesta dalla Regione. C’è troppa burocrazia. E va superata una persistente concezione vetero-ambientalista, secondo cui nulla dello stato attuale va toccato, nessun virtuoso abbellimento funzionale tramite piccole demolizioni e ricostruzioni può essere effettuato. E lascio in eredità questo slogan: Amico Parco. Amico di istituzioni e cittadini. E di se stesso, nel senso che l’ente di gestione dovrà abituarsi a cercare risorse in autonomia, tramite bandi e crowfunding, con l’aria che tira non si potrà contare per il futuro solo su Regione e Comuni».

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