facebook rss

Violenze di genere e dipendenze:
«Riconoscersi vittima
è lo step più difficile»

ANCONA - A sostenerlo sono le relatrici che questa mattina hanno preso parte all'incontro in questura "Non saremo più messe a tacere", organizzato dalle Rsu di Cgil, Cisl e Uil. Si è parlato del rapporto tra abusi sessuali e dipendenza dalle droghe, con un focus sul caso di via Pergolesi, che ha portato all'arresto un 36enne nigeriano, accusato di spaccio e di aver ripetutamente violentato una 22enne sotto l'effetto di stupefacenti
venerdì 30 novembre 2018 - Ore 16:20
Print Friendly, PDF & Email

Il tavolo delle relatrici del convegno in questura

 

«Uno dei passi più difficili per una donna che ha subito abusi di qualsiasi tipo è riconoscersi nello status di vittima, prendere coscienza che quanto vissuto non è normale e che se si denuncia, non è per fare un torto a qualcuno ma è in nome della propria tutela». È questo il coro unisono delle relatrici che questa mattina sono intervenute nel convegno “Non saremo più messe a tacere” organizzato dalle rsu Cgil, Cisl e Uil della questura di Ancona a pochi giorni dalla celebrazione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne (leggi l’articolo). Si sono toccate le storie di donne doppiamente vittime: da una parte schiave della droga, dall’altra degli abusi fisici perpetrati sia in ambito familiare sia fuori dal contesto delle mura domestiche. In particolare si è trattato, con il sostituto commissario della Squadra Mobile Tiziana Maccari, di un caso che ha scosso nell’ultimo mese tutta la città. È quello della 22enne anconetana trovata il 9 novembre in un immobile fatiscente di via Pergolesi, frequentato per procurarsi eroina. In balia degli effetti degli stupefacenti sarebbe stata ripetutamente abusata da un 36enne nigeriano. «Non pensavamo di trovare ad Ancona la stessa situazione che si era già creata con Desirèe Mariottini e Pamela Mastropietro − ha detto al responsabile della sezione Reati conto la persona−. Quando abbiamo trovato la ragazza, ci siamo interrogati sulla sua presenza in un contesto così degradante, in una stanza dove erano ammassati dei materassi. Non abbiamo parlato subito con lei, abbiamo aspettato e solo dopo diverse ore ci siamo avvicinate. Era spaventata, triste, provava vergogna e nutriva un senso di colpa. Solo col tempo ha acquisito la consapevolezza che la polizia poteva aiutarla a uscire dal tunnel della droga e a denunciare chi l’aveva violentata sotto l’effetto di droghe». A intervenire, anche l’avvocato Myriam Fugaro, presidente dell’associazione “Donne e Giustizia” che dal 1984 si occupa di assistenza psicologica e legale delle vittime di violenza. Quest’anno si sono rivolte al centro 144 persone. Tra queste, 3 avevano problemi di dipendenza da droga. Come una donna di 60enne per anni molestata, abusata sessualmente e fatta prostituire dal marito, tossicodipendente come lei. Dopo anni passati a subire, ha avuto il coraggio di chiedere aiuto, mettendo da parte quel senso di vergogna che accomuna un po’ tutte le vittime di violenza. A seguire, hanno preso la parola la criminologa e psicologa Margherita Carlini che all’interno dell’associazione “Donne e Giustizia” ha preso in carico proprio il caso delle 22enne anconetana trovata in via Pergolesi. Infine, è intervenuta Antonella Ciccarelli, criminologa e sessuologa, approfondendo il doppio filone violenza/tossicodipendenza.

(Fe. Ser.)

(foto di Giusy Marinelli)

 

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



X