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Incompiute di Pietralacroce,
a processo ex vertici di Coop Casa Marche

ANCONA - Rinviati a giudizio l'ex presidente Maurizio Pesaresi, il vice Volfrano Ramacogi, il consigliere Paolo Naponelli e Ulisse Malappioni, all'epoca dei fatti socio rappresentante della Habita Service. I reati contestati, a vario titolo: truffa e bancarotta fraudolenta. Parte civile un ex socio della cooperativa
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Il cantiere di Pietralacroce

 

di Federica Serfilippi

Incompiute di Pietralacroce, finiscono a processo gli ex vertici della Coop Casa Marche. Il rinvio a giudizio è stato decretato questa mattina dal gup per l’ex presidente della cooperativa Maurizio Pesaresi, il vice Volfrano Ramacogi, il consigliere Paolo Naponelli e Ulisse Malappioni, all’epoca dei fatti socio rappresentante della Habita Service e referente della Coop. A tutti, il pm Marco Pucilli contesta il reato di bancarotta fraudolenta. Pesaresi e Melappioni dovranno anche difendersi dal reato di truffa. Il processo davanti al collegio penale inizierà il 3 ottobre. Parte civile sarà un ex socio della cooperativa che avrebbe dovuto portare alla costruzione di un centinaio di appartamenti a Pietralacroce. Si tratta di Cristiano Gambelli, rappresentato dall’avvocato Andrea Marini. Ha versato (tra il 2007 e il 2013) 179 mila euro e, ad oggi, l’abitazione che gli doveva essere assegnata non c’è ancora.  La Coop, che vantava circa 600 soci, è stata dichiarata insolvente dal tribunale nel giugno 2016. L’inchiesta era partita pochi mesi prima, proprio dalla denuncia sporta dal legale di Gambelli, oggi presente in tribunale assieme alla moglie. Stando alle accuse, gli imputati – seppur nelle differenti posizioni – avrebbero bruciato quasi 3 milioni di euro versati dai soci per favorire il creditore Habita Service, la società che – secondo i sospetti della procura – avrebbe ottenuto l’affidamento di consulenze amministrative per conto della Coop e di cui erano soci Pesaresi e Naponelli. I pagamenti alla Habita sarebbero stati effettuati dal 2007 al 2014. Inoltre, gli ex vertici avrebbero incrementato l’esposizione debitoria della cooperativa, chiedendo ed ottenendo finanziamenti da diversi istituiti di credito. Solo l’ex Banca Marche avrebbe elargito oltre 3 milioni di euro. Per quanto riguarda il filone della truffa, gli imputati che ne devono rispondere avrebbero ingannato Gambelli, richiedendo acconti – contesta la procura – tacendo la situazione in cui versava la cooperativa e il conseguente rallentamento dei lavori nei lotti di Pietralacroce.

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