facebook rss

Elezioni regionali - risultati in tempo reale

San Biagio: «La chiesa è sicura,
ma ha numerosi problemi»

ANCONA - La relazione dell'ingegnere Molini, incaricato dall'Arcidiocesi dopo il crollo del cornicione del 7 ottobre, è nelle mani dell’arcivescovo Spina che deve decidere se rattoppare l'edificio di culto o avviare una riqualificazione radicale, più costosa ma auspicabile. Spina: «Prenderò molto sul serio la questione dei lavori necessari»
Print Friendly, PDF & Email

 

L’intervento dei carabinieri e dei vigili del fuoco alla chiesa San Biagio (foto d’archivio)

 

di Giampaolo Milzi

La popolare quanto malconcia chiesa di San Biagio “non presenta rischi imminenti per quanto riguarda il punto di vista statico, ma parecchie problematicità”, tra cui alcune, seppur minime, infiltrazioni d’acqua. Questo il succo della relazione stilata dall’ingegner Alessandro Molini, che l’ha inviata all’Arcidiocesi Ancona-Osimo che gliel’aveva commissionata. Dopo che lo stesso professionista aveva garantito l’avvenuta messa in sicurezza del settecentesco edificio di culto che si affaccia in fondo a corso Mazzini, e avallato la sua riapertura avvenuta il 25 ottobre scorso. La chiesa era stata chiusa la domenica 7 dello stesso mese a seguito del distacco di alcuni frammenti e mattoni dallo spigolo destro del cornicione che taglia trasversalmente la facciata. Messa in sicurezza, immobile stabile. Già, ma ciò non significa che – come si desume dall’esito dei vari controlli eseguiti da Molini – che San Biagio non necessiti di un cantiere tale da poter operare a 360 gradi per riportarla da un lato alla sua originaria bellezza esterna e soprattutto, dall’altro, per configurare una sorta di assicurazione su un lungo futuro strutturale esente dal pericolo di nuovi incidenti. E un cantiere di questo tipo costerebbe all’Arcidiocesi una cifra molto sostanziosa, intorno ai 200mila euro. L’arcivescovo Angelo Spina ha letto con attenzione la relazione del consulente e ha dichiarato di voler «prendere molto sul serio la questione dei lavori necessari».
Pare si possa escludere, quindi, che la Diocesi decida, diciamo così, di tirare a campare, e di non intervenire per eliminare le “problematicità” individuate nella relazione tecnica. «Eventualità sulla carta possibile, visto che, appunto, la situazione statica non preoccupa», ha ribadito l’ingegner Molini. Probabilissimo, viste le intenzioni di monsignor Spina, che i lavori per curare gli acciacchi dell’immobile sacro si faranno. Ma il “range” di interventi su cui potrebbe cadere la scelta è piuttosto ampio ed elastico. Come si augurano i tanti fedeli che da sempre affollano San Biagio in occasione delle funzioni, ecco alcune delle operazioni prioritarie: ripulire a fondo il fronte che dà sul corso Vecchio, cronicamente ingrigito da sporcizia e smog, compresa l’antica targa del 1782 che annuncia la decisione di papa Pio VI di concedere l’indulgenza plenaria ai visitatori della chiesa; eliminare a regola d’arte la crepa (provvisoriamente riempita di calce) che caratterizza longitudinalmente il cornicione; rendere invisibili le tre lesioni superficiali presenti sopra il timpano e a lato del portale che, quando decenni fa si produssero, furono maldestramente tamponate senza badare al decoro; verificare se ancora regge (e in quale condizioni sia) la legatura dei tiranti con relative chiavi posizionata probabilmente dopo il terremoto del 1972 nella zona del cornicione. Per lavori di questo tipo, la spesa non dovrebbe superare i 20mila euro.

Discorso diverso, come si accennava, per allargare il cantiere ad interventi più corposi e in prospettiva “strategici” per rimettere davvero a nuovo San Biagio. A cominciare dall’esigenza di eliminare le fonti di forte umidità che hanno prodotto delle macchie di muffa – con piccoli sgocciolamenti – sul soffitto, per scongiurare il peggioramento della criticità; e proprio tutta la copertura della chiesa – la piccola parte di tettoia vera e propria, così come il tetto del grande appartamento con terrazza che poggia su quasi tutto l’immobile (ultimo piano) – necessiterebbe di un’approfondita impermealizzazione. L’ingegner Molini non lo scrive nella sua relazione, ma informalmente spiega – forte dei tre sopralluoghi compiuti, uno interno, ben due nell’appartamento sommitale abitato fino ad oltre dieci anni fa, sembra, dal sacerdote che officiava la messa – che in caso di edifici di culto antichi e un po’ malandati come San Biagio, non è raro che le Arcidiocesi competenti optino per soluzioni radicali e molto impegnative. Ovvero: «L’Arcidiocesi potrebbe decidere di incaricare un’azienda ingegneristica specializzata di installare un laboratorio in chiesa finalizzato ad attuare prove sulla tenuta e le capacità di resistenza dei materiali di costruzione usati all’epoca dell’edificazione e di elaborare una ricostruzione tridimensionale della chiesa, una specie di radiografia strutturale, così da avere al cento per cento la sicurezza di tenuta antisismica; il tutto dovrebbe poi confluire in un grande progetto».
L’arcivescovo Spina ha preso a cuore la questione. Ora bisognerà vedere quanto peserà la mano sul cuore e quanto quella sul portafoglio, ovvero quanto la casse della curia possano alimentare, avvicinandosi più o meno a quota 200mila euro, un vero e proprio, totale risorgimento dell’amatissima e deturpata San Biagio.

San Biagio liberata dalle transenne, sotto indagine le lesioni

Transenne alla chiesa di San Biagio, i commercianti: «Nessuno interviene, siamo penalizzati»

Cadono pezzi dalla chiesa di San Biagio: colpita donna col passeggino

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



X