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Riti voodoo, abusi sessuali
e minacce per farla prostituire:
nigeriano condannato

ANCONA - Otto anni di reclusione per il 28enne arrestato nel dicembre del 2017 a San Benedetto del Tronto dopo la denuncia sporta dalla vittima, una connazionale fatta venire in Italia appositamente per vendere il proprio corpo. L'uomo era accusato di violenza sessuale, lesioni personali e tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione. Quest'ultimo reato, di competenza distrettuale, ha fatto tenere il processo nel capoluogo dorico
martedì 29 Gennaio 2019 - Ore 17:31
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Foto d’archivio

 

L’avrebbe fatta venire in Italia contro la sua volontà e costretta a prostituirsi, tra minacce, abusi sessuali e riti esoterici. Sono queste le accuse mosse dalla DDA di Ancona contro il 28enne nigeriano arrestato a San Benedetto del Tronto nel dicembre 2017 dopo la denuncia sporta da una sua connazionale, riuscita a scappare dalla morsa dell’uomo. Questa mattina, il 28enne è stato condannato dal gup anconetano Paola Moscaroli a scontare otto anni di reclusione per i reati di violenza sessuale, lesioni personali e tratta di essere umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione. La procura aveva chiesto un anno in più di carcere. Il processo, tenutosi con il rito abbreviato, si è svolto nel capoluogo dorico perché il reato maggiore è di competenza della procura distrettuale. Dal giorno dell’arresto il nigeriano – difeso dall’avvocato Paolo Cognini – si trova recluso nel carcere di Pesaro. Una volta espiata la pena verrà espulso. All’epoca dei fatti era un richiedente asilo, ospite di una cooperativa. Parte civile al processo era la vittima delle violenze, assistita dall’associazione On The Road e legalmente dall’avvocato Michela Manente. La ragazza, 26 anni, era presente in aula.  Aveva sporto denuncia nel novembre 2017 dopo essere riuscita a scappare dal luogo dove risiedeva l’imputato. Stando alle accuse era stata fatta venire appositamente dalla Nigeria per essere messa sulla strada, costretta a prostituirsi e cedere i soldi dell’attività al suo aguzzino. Per spingerla a vendere il proprio corpo avrebbe continuamente minacciato – assieme ad altri sfruttatori –  i familiari della vittima, rimasti in Africa, e attuato riti ‘juju’, molto temuti dalla popolazione del continente. In un’occasione ci sarebbe stata violenza sessuale con tanto di morso al seno. La difesa ha annunciato il ricorso in appello dopo la lettura delle motivazioni del verdetto.

(Fe. Ser)

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