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Caccia, il Consiglio dei ministri impugna
la legge della Regione

AMBIENTE – La normativa 46 del dicembre 2018 ripristinava il calendario venatorio e la possibilità di cacciare nelle aree della Rete natura 2000 dopo la doppia sospensiva arrivata dalla giustizia Amministrativa. Secondo il Governo, parti della normativa ledano la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell'ambiente. L'assessore Pieroni: «valuteremo il ricorso alla Consulta»
venerdì 8 Febbraio 2019 - Ore 16:39
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Il Consiglio dei ministri ha deliberato di impugnare la legge della Regione Marche n. 46 del 12 dicembre 2018 che contiene modifiche alla leggi in materia di tutela della fauna selvatica e per la tutela dell’equilibrio ambientale e disciplina dell’attività venatoria, oltre a disposizioni urgenti sulla pianificazione faunistico-venatoria. In particolare, ripristinava il calendario venatorio (che si chiuderà domani 9 febbraio) e la possibilità di cacciare nelle aree della Rete natura 2000 dopo la doppia sospensiva arrivata dalla giustizia Amministrativa (Consiglio di Stato prima e Tar poi). Il Governo avrebbe fatto notare come alcune parti della normativa ledano la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente, in violazione dell’art. 117 della Costituzione.
«Ancora una volta viene dimostrato che questo governo Lega – Movimento 5 stelle non ha a cuore le problematiche dei cacciatori marchigiani – afferma l’assessore regionale alla Caccia, Moreno Pieroni –, a differenza delle dichiarazioni fatte dai loro consiglieri regionali. Il governo non ha a cuore nemmeno gli agricoltori: senza legge si sospende la caccia al cinghiale, danneggiando così anche i coltivatori. Il Consiglio dei Ministri non ha accettato le nostre controdeduzioni che avevamo inviato al Governo la scorsa settimana. Secondo il Ministero per gli Affari regionali che ha deliberato di impugnare la legge della Regione Marche – spiega – rimangono dubbi e profili di illegittimità della norma, in particolare per il fatto di aver agito in via legislativa e non amministrativa rispetto al calendario venatorio regionale. Per questo motivo il Governo ha deciso comunque di procedere all’impugnativa. L’impugnazione riguarda un articolo che ha consentito l’esercizio della caccia nel periodo già previsto nel calendario venatorio, sulla base di piani faunistici provinciali ad oggi validi, vigenti ed applicabili. Valuteremo – conclude Pieroni – se costituirci avanti la Corte Costituzionale».

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