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Crollo della gru sulla piattaforma Eni:
uno dei feriti operato d’urgenza

ANCONA - Il bollettino medico sulle condizioni dei lavoratori della Barbara F coinvolti nell'incidente: il più grave ha riportato diverse fratture e dovrà sottoporsi a un intervento, per l'altro la prognosi è di 30 giorni. Continuano le ricerche del 63enne disperso in mare. Il movimento Trivelle Zero Marche: «Continueremo a mobilitarci per riaffermare l’incompatibilità di questo sistema produttivo con i territori e la vita di chi li abita»
martedì 5 Marzo 2019 - Ore 14:55
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L’ospedale regionale di Torrette

 

Uno dei due feriti è in prognosi riservata e verrà operato d’urgenza. Per l’altro la prognosi è di trenta giorni. E’ il bollettino medico dell’ospedale Torrette di Ancona sulle condizioni dei due dipendenti dell’Eni rimasti feriti stamattina sulla piattaforma Barbara F, a 60 chilometri dalla costa dorica. Il primo, C. C. 52 anni, presenta «la frattura esposta di femore, fratture multiple del bacino, frattura vertebrale -spiega la direzione sanitaria dell’ospedale – le condizioni emodinamiche sono stabili, verrà operato d’urgenza per la stabilizzazione delle fratture, la prognosi è riservata, attualmente non in pericolo di vita». L’altro, B. G., 47 anni, «presenta trauma cranico con ampia ferita del cuoio capelluto, trauma toracico con fratture costali», anche lui non è in pericolo di vita. Mentre continuano le ricerche di Guardia costiera e vigili del fuoco dell’uomo di 63 anni disperso in mare, dopo il crollo della gru che stava manovrando. La struttura è precipitata in mare durante il carico di un bombolone di azoto. «Nell’esprimere tutta la nostra vicinanza alle famiglie colpite da questa terribile tragedia – commenta il movimento Trivelle Zero Marche –  non possiamo che prendere atto che questo è solo l’ultimo di una catena di incidenti su questo tipo di piattaforme sia in Italia che nella nostra regione. In questo settore anche il petrolchimico Api di Falconara ne è la triste conferma. Appena un anno fa il crollo del tetto di uno dei serbatoi all’interno del petrolchimico, pur senza vittime, ha causato un grave disastro ambientale producendo esalazioni nocive percepite fino a km di distanza. Continueremo a mobilitarci ancor di più per la giustizia climatica e per riaffermare l’incompatibilità di questo sistema produttivo con i territori e la vita di chi li abita; anche per questo il 23 marzo saremo a Roma, insieme ad altre centinaia di realtà di movimento che lavorano sulle tematiche ambientali, per ribadire il nostro no ad un’economia basata sul fossile e le grandi opere inutili e per pretendere la transizione ad un’energia ecologicamente sostenibile».

Incidente sulla piattaforma Eni: un disperso in mare, due feriti

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