facebook rss

«Quei Natali con l’amico Andrea»
Franco Graziosi ricorda Camilleri
Bocci: «Volate libero, maestro»

DUE GRANDI maceratese piangono lo scrittore scomparso, che fu anche delegato di produzione della serie "Sheridan", il poliziotto più famoso della tv italiana (prima di Montalbano) nato dalla penna del fabrianese Alberto Ciambricco
mercoledì 17 Luglio 2019 - Ore 20:58
Print Friendly, PDF & Email

 

Andrea Camilleri

 

di Maurizio Verdenelli e Ugo Bellesi

Due grandi maceratese piangono Andrea Camilleri. Cesare Bocci da Camporotondo sul Fiastrone alias Domenico ‘Mimi” Aurgello, vice del commissario Salvo Montalbano e Franco Graziosi, il conte Colonna de ‘La grande Bellezza’, primattore del ‘Piccolo teatro’ di Milano alla corte di Giorgio Strehler, e superstar dei primi sceneggiati Rai in bianco e nero.

Bocci, profondamente commosso, ha preferito affidare ermeticamente ad Instagram il suo pensiero, rivolgendosi a Camilleri in segno di rispetto con il voi: «Continuate a volare libero, Maestro». Lo scorso anno, durante la trasmissione condotta da Milly Carlucci “Ballando con le stelle” che avrebbe vinto in coppia con Alessandra Tripoli, aveva confidato d’aver ricevuto proprio da Camilleri dopo un episodio della serie Montalbano (il primo colpo di manovella risale al 1999) girato anni fa, il complimento più bello della sua vita.

Cesare Bocci

«In quell’episodio si parlava di temi molto delicati – ricordava l’attore, testimonial dell’Anffas di Macerata e che molto si è prodigato sul fronte post sisma a Tolentino dove vive la madre – Così dopo la lavorazione, sul set, ebbi modo di avere uno scambio prezioso di impressioni con lo scrittore. Che mi disse parole speciali che ancora mi porto dentro». Per il geologo laureato a Camerino, tra i fondatori nell’83 con Saverio Marconi, Tommaso Paolucci, Michele Renzullo e Massimo Zenobi della Compagnia della Rancia di Tolentino, l’ingresso nel cast dell’eroe di Camilleri è stato il pass per il successo consacrato dalla magistrale, recente interpretazione del magistrato Paolo Borsellino. «Il successo -ha dichiarato Bocci- si spiega essenzialmente per la penna di Andrea Camilleri perché oltre all’intreccio felice delle trame poliziesche, ha saputo disegnare personaggi con una propria storia ed identità indipendenti dal fatto se sia il protagonista o la parte meno importante». Cosi’ come per il ‘femminaro’ Mimi’ Augello, alias Cesare nella vita fedelissimo della moglie Daniela con cui ha ballato nella serata finale, e per lui trionfale ‘delle stelle’ in tv.

Franco Graziosi interpreta il Conte Colonna ne “La grande bellezza”

Struggente il ricordo di Franco Graziosi, che in quell’anno di grazia 1952 all’accademia nazionale d’arte drammatica a Roma, si laureò con Camilleri (e con Luigi Vannucchi ed Alessandro Sperlì). «La mia amicizia con Camilleri risale agli anni dell’Accademia di arte drammatica di Silvio D’Amico che noi frequentavamo tutti i giorni a Roma – ricorda Graziosi –  Eravamo poco più che ventenni e stavamo insieme in Accademia dalle 8 alle 2 dopo mezzanotte. Infatti dopo le lezioni, insieme a Luigi Vannucchi, Glauco Mauri e altri andavamo a vedere gli spettacoli teatrali». Graziosi era rimasto con l’amico Camilleri sempre in buoni rapporti tanto da frequentarsi anche dopo i tanti anni che l’attore maceratese ha trascorso a Milano recitando al “Piccolo” con la regia di Streheler. Infatti le due famiglie, quella di Franco e quella di Camilleri, che era sempre accompagnato dalla moglie, insieme con altri amici spesso festeggiavano insieme il Natale a casa Graziosi. «Anche più recentemente ci sentivamo spesso per telefono – precisa  Graziosi – tanto che anche qualche tempo fa sono stato io a telefonargli in merito ad un suo spettacolo. Ricordo che lui all’Accademia negli anni ’50 era l’unico allievo del corso di regia. Era sempre gioviale, divertente e soprattutto spiritoso. Si stava molto bene con lui e anche la mia famiglia lo ricorda con affetto».

 

Alberto Ciambricco

E c’è pure un’altra grande storia italiana che nasce nelle Marche legata a Camilleri nel nome di uno tra i primissimi giallisti del dopoguerra: Mike Mitchell, il fabrianese Alberto Ciambricco, padre con Mario Casacci del tenente Sheridan, il più celebre dei poliziotti della tv del dopoguerra, capostipite di una dinastia d’investigatori di provincia che avrebbe avuto nel commissario Montalbano il prodotto più alto. Ciambricco, deceduto ad inizio 2008, fu protagonista di una battaglia memorabile per imporre l’italianità effettiva degli autori del genere ‘poliziesco’. «Mi avevano dato questo pseudonimo americanizzato con il quale venni pure presentato in tv da Enzo Tortora, dopo che Alberto Tedeschi, dominus dei Gialli Mondadori aveva rifiutato di propormi con il mio nome…marchigiano. Non avrei scritto dunque per Mondadori ma con Casacci, dipendente Fs (di cui ero uno dei direttori generali) inventammo Sheridan. Cognome Usa ma nome italiano: Ezzy, diminutivo di Ezechiele. E vincemmo la scommessa in Rai. Il potente direttore dei programmi tv e radiofonici, Sergio Pugliese, ci diede carta libera su tutto. Protagonista un mio ex sottotenente al tempo di guerra: Ubaldo Bussa, alias Ubaldo Lay. Un successo senza precedenti: su quest’ora emozionale che contagio l’Italia un nipote di Ubaldo volle diventare un vero poliziotto ed e’ stato lui il dottor Cavaliere, ad arrestare Bernardo Provenzano», disse Albero Ciambricco a chi scrive. «E volete sapere chi era il delegato alla produzione Rai? Andrea Camilleri. Che ci segui particolarmente nella miniserie divenuta celebre per gli ascolti record della storia della Rai: 10/12 milioni di spettatori a sera: La Donna di Quadri, La Donna di Fiori e via elencando. Un produttore migliore di Camilleri non potevamo averlo io e Casacci. E che io avevo giusto sulla via italiana del genere poliziesco di provincia che sembrava fatto apposta solo per il pubblico Usa, lo avrebbe dimostrato con Salvo Montalbano, lo stesso Camilleri trenta anni dopo Ezechiele Sheridan». Nel 2004, Alberto Ciambricco chiuse al teatro Lauro Rossi di Macerata con un suo giallo inedito ‘Quella notte sulle Ardenne’ la rassegna “Angelo Perugini”.

Foto tratta da “C’era una volta un ragazzo dai capelli rossi” di A. Ciambricco

Foto tratta da “C’era una volta un ragazzo dai capelli rossi” di A. Ciambricco

</

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page


X