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A Senigallia da 35 anni
per giocare a ping pong

LA STORIA del milanese Renato Casini, fin da piccolo innamorato dello sport e della spiaggia di velluto
lunedì 19 Agosto 2019 - Ore 15:33
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Casini con il sindaco Mangialardi

 

Viene a Senigallia da 35 anni consecutivi per giocare al Centro Olimpico Tennistavolo e nei giorni è stato ricevuto dal sindaco  Maurizio Mangialardi che gli ha consegnato una pergamena in occasione di un simpatico ricevimento. Renato Casini, originario di Milano, ha una casa di famiglia vicino a Senigallia, frequentata fin da bambino nel periodo estivo. «A 17 anni – dice – mi sono innamorato del ping-pong e non mi è sembrato vero che proprio a Senigallia, dove c’era la scuola tecnica che ammiravo, aprissero un Centro dedicato al tennistavolo. Ci sono venuto subito – continua – fin dal primo anno di apertura e sono sempre tornato d’estate ma anche d’inverno coinvolgendo altri amici di Milano con cui ci incontriamo ancora in occasione del Torneo Imperatore di agosto». Casini è stato un ottimo giocatore (entro i primi 60 del ranking) ed ora è allenatore del Vigevano, squadra che milita nel campionato a squadre di serie A1. E proprio da allenatore apprezza le caratteristiche tecniche del Centro Olimpico: «A Vienna – racconta – hanno aperto un mega-centro ma poi hanno dovuto chiuderlo. La dimensione dell’impianto di Senigallia è ottimale per un allenatore: non è piccolo ma non è neanche troppo grande, è a dimensione umana. E’ tanti anni che alleno e non ho trovato un luogo migliore del Centro Olimpico. Questa vetrata, poi, che separa la palestra dai servizi dove possono stare i genitori senza disturbare il lavoro del tecnico, è tutt’altra cosa delle palestre o dei palazzetti. Quando vengo a Senigallia  mi sento a casa. Trovo le stesse persone da anni a partire dal maestro Pettinelli, ma anche nuove, con cui poter parlare di tennistavolo. Trovo disponibilità, serenità, accoglienza, sempre, ogni giorno dell’anno e soprattutto durate l’estate o i periodi di vacanza in cui gli impianti al coperto solitamente chiudono. La città, il centro storico, il cibo sono unici».

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