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Capitale italiana della Cultura,
ecco cosa serve ad Ancona per farcela

IL CAPOLUOGO DORICO potrebbe essere la prima città marchigiana ad accaparrarsi il prestigioso titolo. Tra i criteri da centrare, l'efficacia del progetto come azione culturale diretta al rafforzamento della coesione e dell’inclusione sociale e la realizzazione di opere ed infrastrutture di pubblica utilità destinate a permanere sul territorio a servizio della collettività
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La Mole

 

di Martina Marinangeli

Nel 2018 tentò Recanati, arrivata nella top 10, ma battuta al fotofinish da Palermo. Poi, per il 2020, propose la sua candidatura Macerata, ma anche questa volta, essere tra le dieci finaliste non ha premiato la città, surclassata da Parma. Ora sarà Ancona a correre per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2021 – in competizione, tra le altre, con Fano, mentre Ascoli si è sfilata dalla gara quando ha scoperto di avere concorrenti della stessa regione -, con l’obiettivo di essere la prima città marchigiana ad accaparrarsi il prestigioso premio conferito dal Ministero per i Beni e le Attività culturali. Un’aggiudicazione che, oltre agli onori del caso, porterebbe con sé un lauto finanziamento da un milione di euro per finanziare il progetto proposto. Istituito nel 2014, il titolo è stato assegnato alle città di Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena nel 2015, a Mantova nel 2016 ed a Pistoia nel 2017. Nessun conferimento, invece, nel 2019, anno in cui Matera è stata insignita addirittura del titolo di Capitale europea della Cultura. Per la serie: ubi maior minor cessat. La competizione ha tra gli obiettivi quello di «sostenere, incoraggiare e valorizzare l’autonoma capacità progettuale ed attuativa delle città, affinché venga recepito in maniera sempre più diffusa il valore della leva culturale per la coesione sociale, l’integrazione, la creatività, l’innovazione, la crescita e lo sviluppo economico», si legge sul sito del Mibact, ed il titolo è conferito per la durata di un anno. Con scadenza fissata al 2 marzo, Ancona dovrà presentare il dossier contenente il progetto definitivo, che passerà poi al vaglio della giuria esaminatrice insieme alle altre candidature. Entro il 30 aprile verranno selezionate le dieci più meritevoli e, secondo cronoprogramma, entro il 10 giugno 2020, la giuria dovrà raccomandare al Mibact la città ritenuta più idonea ad essere insignita del riconoscimento, successivamente conferito con delibera del Consiglio dei Ministri con sua delibera. Possono partecipare al bando i Comuni, le Città metropolitane e le Unioni di Comuni che non abbiano già avanzato la propria candidatura nel 2018 e nel 2020.

Il sindaco Mancinelli

Ma quali sono i criteri da centrare per avere almeno la chance di vincere? Il bando ne prevede dieci, ai quali il progetto targato Ancona dovrà ispirarsi. In primis, la coerenza del progetto rispetto alle finalità di legge e alle altre iniziative di valorizzazione del territorio, nonché il grado di coordinamento e la sinergia degli interventi proposti. Poi si parla di efficacia del progetto come azione culturale diretta al rafforzamento della coesione e dell’inclusione sociale, con particolare riferimento alle giovani generazioni. Devono essere previste forme di cofinanziamento pubblico e privato, con condivisione progettuale con altri enti territoriali e con soggetti pubblici e privati portatori di interesse presenti sul territorio. Importante è anche l’efficacia della struttura incaricata per lo sviluppo e l’attuazione del progetto contenuto nel dossier di candidatura e per il monitoraggio dei risultati. Non possono inoltre mancare «innovatività e capacità delle soluzioni proposte di fare uso di nuove tecnologie, anche al fine del maggiore coinvolgimento dei giovani e del potenziamento dell’accessibilità». Il progetto deve poi riuscire ad incrementare il settore turistico, anche in termini di destagionalizzazione delle presenze, coadiuvato dalla realizzazione di opere ed infrastrutture di pubblica utilità destinate a permanere sul territorio a servizio della collettività. Un criterio che potrebbe sembrare lapalissiano, ma che in Italia non lo è affatto, è poi quello della coerenza del cronoprogramma, seguito dall’effetto «completamento», inteso quale capacità di favorire la piena realizzazione di progetti già avviati ma non ancora conclusi. In ultimo, ma non ultimo, la coerenza degli obiettivi del progetto con quelli stabiliti dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU.

Ancona si candida a capitale italiana della cultura

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