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L’Atelier dell’Arco Amoroso
resterà alla Prefettura per i rifugiati

ANCONA - Il palazzo che sarebbe dovuto ritornare al Comune continuerà ad ospitare le attività della commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ai cittadini stranieri fino al 4 dicembre prossimo. L'assessore Marasca: «Non inficia il fatto che stiano cercando di accelerare i tempi per trovare un altro spazio»
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L’Atelier dell’Arco Amoroso

 

di Giampaolo Milzi

Chiuso dal 2017 per problemi strutturali, passato alla Prefettura nell’autunno del 2018 per pratiche relative al fenomeno migratorio, continuerà ad ospitare le attività della commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ai cittadini stranieri fino al 4 dicembre prossimo. Doccia fredda per il Comune di Ancona, proprietario dell’Atelier dell’Arco Amoroso, l’elegante locale su due piani che si affaccia in pieno centro storico nella scenografica piazza del Plebiscito, che per tantissimi anni ha ospitato mostre ed altri eventi culturali di rilievo. Ad annunciare il rinnovo del comodato d’uso gratuito a favore della Prefettura, Maria Virginia Rizzo, presidente della commissione dell’ente periferico statale sopra citata. Dopo che, prima dell’inizio delle vacanze natalizie, si era incontrata con l’assessore comunale alla Cultura, Paolo Marasca, il quale fin dall’autunno scorso, le aveva chiesto di adoperarsi affinché la Prefettura trovasse un locale alternativo per le sue esigenze. «Sono in ottimi rapporti con l’assessore e mi rendo conto dell’importanza che l’Atelier rappresenti per la vita culturale di Ancona – ha detto la dottoressa Rizzo – E lo ringrazio per l’uso concessoci, rinnovato anche per quest’anno. Tuttavia la Prefettura sta facendo di tutto per liberare l’Atelier molto prima. Stiamo per completare un bando di gara per reperire in affitto un altro spazio adeguato a certe nostre esigenze, preferibilmente in zona centro». Quando sarà pronto il bando di gara? «Non dipende da me, questioni di burocrazia, ma l’impegno prioritario è di trovare un’alternativa prima della prossima estate».

L’assessore alla Cultura ed alle Politiche giovanili, Paolo Marasca

Facendo un passo indietro, va ricordato che l’Atelier dell’Arco Amoroso, dopo il passaggio di proprietà dalla Provincia al Comune, era stato chiuso per problemi di inagibilità oltre tre anni fa. A spingere il Comune a concederne l’uso gestionale con comodato prorogabile alla Prefettura nell’autunno 2018, oltre alla stringente richiesta della controparte (bisognosa di un immobile supplettivo per far fronte al crescente lavoro d’ufficio legato alle problematiche migratorie), la disponibilità della stessa Prefettura ad accollarsi le spese di parte dei lavori di messa in sicurezza dell’Arco Amoroso, per un costo di circa 10mila euro, quelli per la messa a norma delle strutture tecnico impiantistiche al piano terra. Restano da cantierizzare, a carico del Comune, i lavori più corposi, nel piano sotterraneo (ampia sala che dà su via della Catena e servizi igienici), per il rinnovamento dell’impianto elettrico, la sostituzione di infissi, la ritinteggiature di alcune pareti, le riparazioni di altri impianti di servizio, per una spesa di circa 50mila euro. «Spesa comunque già prevista in bilancio», aveva sottolineato l’assessore Marasca. Il quale smentisce l’effetto sorpresa-doccia fredda e aggiunge e conferma che «la proroga del comodato, della quale ero a conoscenza da tempo, non inficia il fatto che la Prefettura stia cercando di accelerare i tempi per trovare un altro spazio». Mentre il cronicizzarsi della perdita dell’Atlelier come «contenitore più papabile, adatto per la visibilità di occasioni culturali» rappresenta eccome «un fatto di grande dispiacere» per Claudio Buffarini, membro del direttivo del Circolo Carlo Antognini, e socio del Laboratorio culturale e di Voci Nostre. «Come Circolo Antognini – spiega – all’Atelier dell’Arco Amoroso organizzavamo due-tre mostre l’anno, presentazioni di libri e incontri letterari. Il mio è un dispiacere che vuole essere di stimolo per l’amministrazione comunale, che non è in grado di assicurare spazi alle associazioni e questo non la rende all’altezza di un capoluogo di regione. Mi chiedo perché questi spazi non possano essere reperiti in alcune delle scuole in disuso, visto che abbiamo perso anche la disponibilità della sala esposizioni del Rettorato e di quella al piano terra di Palazzo Camerata (sede dell’assessorato alla Cultura, ndr.) e la Mole Vanvitelliana viene concessa solo per mostre di altissimo livello». «Vero, con il “congelamento” dell’uso dell’Atelier la situazione va sempre più peggiorando – aggiunge Patrizio Piaggesi, vicepresidente del Laboratorio Culturale – Artisti e persone di cultura non possono esprimersi, anche l’Informagiovani di piazza Roma ha orari troppo ristretti, il sabato è chiuso. Stiamo assistendo a un fenomeno migratorio, chi vuole organizzare una mostra deve puntare su Falconara o Camerano, e questo proprio in un momento in cui la sindaca candida Ancona a città capitale italiana della cultura per il 2021».

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