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‘Fase 2’ senza messe con fedeli,
l’arcivescovo Spina:
«Esclusione inaccettabile e arbitraria»

LA REAZIONE del monsignor dell'arcidiocesi Ancona-Osimo al nuovo Dpcm: «I sacramenti non possono essere sottratti ancora al popolo di Dio». Le chiese si sono adoperate per rafforzare le misure di sicurezza: «banchi e sedie distanziati, particolari tracciati di percorso obbligati per i fedeli, acquasantiere vuote, riduzione della durata delle omelie»
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L’arcivescovo Spina

 

di Giampaolo Milzi

«Inaccettabile, una esclusione arbitraria». Monsignor Angelo Spina, la “sua eccellenza” che guida l’Arcidiocesi Ancona-Osimo, interviene su Conte, il Consiglio dei Ministri e il decreto varato ieri sera, nella parte in cui ignora totalmente la possibilità di riavviare la celebrazione della messa nelle chiese. Parole sorridenti ma ferme e chiarissime, quelle pronunciate stamattina dall’arcivescovo, incollato al suo cellulare nell’ufficio personale della Curia ad Ancona in piazza del Senato. «Come tutti vescovi italiani io sono in disaccordo col testo normativo di ieri che, lo ripeto, non consente (dal 4 maggio, avvio della fase 2 nell’ambito dell’emergenza Coronavirus, ndr) arbitrariamente la più importante funzione religiosa e i sacramenti, di cui il popolo di Dio non può essere ulteriormente privato. Su tutti, quello dell’Eucarestia, sorgente, fonte e culmine della vita cristiana».  E anche se non è una crociata, la posizione di monsignor Spina quasi la evoca, perfettamente in linea com’è con la dura nota emanata proprio ieri sera dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI): “I vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio delle libertà di culto. (…) Alla Presidenza del Consiglio e al (suo, ndr) Comitato tecnico-scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità e quella della Chiesa”. Parole sottoscritte dall’arcivescovo Spina, il quale sa che la Chiesa si sente tradita dal Governo, ma non porge l’altra guancia “perché sono in corso trattative tra la CEI e la Presidenza del Consiglio, si sta dialogando in queste ore, ma si era dialogato anche prima, proprio per la ripresa immediata, o al più presto delle messe”. Tradimento da parte del Governo Conte? Di sicuro «grave dimenticanza inaccettabile. Dato che nei giorni scorsi la presidenza della CEI aveva chiesto a tutti i presidenti delle Conferenze episcopali regionali, compreso il presidente di quella marchigiana, mons. Piero Coccia (con sede a Pesaro, ndr.) quali fossero le priorità delle arcidiocesi, e io e gli altri vescovi quelle priorità le avevamo indicate e Coccia il quale le aveva riportate alla Presidenza del Consiglio». In particolare al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, la quale, in una intervista rilasciata ad Avvenire il 23 aprile, aveva dichiarato che «sono allo studio del Governo nuove misure per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto».  Quali le priorità? Monsignor Spina: «Lo ripeto, la messa, e non solo la domenica, i sacramenti, tra i quali l’eucarestia, non possono essere sottratti ancora al popolo di Dio, che di essi si alimenta, come si alimenta della parola di Dio e della preghiera. I sacramenti tengono viva la fede, la speranza e la carità, soprattutto in questo periodo di pandemia da Covid 19 in cui abbiamo bisogno di luce, e fede, appunto. E della speranza che le persone non ripieghino su se stesse, che si attivino per una carità operosa, aprendosi ai bisogni degli altri con grande dedizione, prendendosi cura del prossimo, in modo particolare di chi è più debole e fragile». Ma le parrocchie sono pronte per queste priorità? «Come fino ad ora abbiamo rispettato con grande impegno tutto ciò che ci e stato proposto dal Governo per la tutela della salute pubblica, cosi il nostro impegno è pronto a scattare per rispettare tutte le normative sanitarie che saranno diramate dalle autorità competenti». Norme e misure che, in pratica, sono le stesse applicate nelle chiese durante le funzioni religiose prima del lockdown, anche più rigide: «Luoghi di culto non affollati, banchi e sedie opportunamente distanziati di oltre 1 metro, particolari tracciati di percorso obbligati per i fedeli, muniti di mascherine e magari di guanti in lattice, con il disinfettante disponibile per chi vuole usarlo, acquasantiere vuote, riduzione della durata delle omelie, divieto di scambiarsi il segno di pace in modo tradizionale, tutto ciò che serve per proteggere la vita di tutti, compresa l’igienizzazione di tutti gli ambienti. Io e il mio segretario, don Carlo Spazzi, siamo tutte le mattine, dalle 8,30 alle 13, tranne la domenica, pronti a ricevere coloro che hanno necessità particolari qui in Curia arcivescovile, ad Ancona, in piazza del Senato».



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