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Prigionia nella Germania nazista:
risarcimento da 650mila euro
a nove soldati piceni internati

ASCOLI - La sentenza è stata emessa dal giudice Paola Mariani che ha riconosciuto le vessazioni subite dai deportati nei campi di lavoro tedeschi durante la seconda guerra mondiale. A sorpresa il Ministero degli Esteri italiano si è schierato contro gli ex militari italiani
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Il Tribunale di Ascoli

di Renato Pierantozzi

Il giudice del Tribunale di Ascoli, Paola Mariani, ha condannato la Repubblica Federale Tedesca a risarcire, per complessivi 650mila euro, gli ex militari italiani o i loro eredi per il periodo di prigionia trascorso durante la seconda guerra mondiale. La sentenza è stata notificata agli avvocati Annarita Gallo con studio ad Offida e Lucio Olivieri che difendono gli eredi dei soldati.

Le cifre riconosciute, seppur cospicue, non potranno comunque lenire le sofferenze, culminate anche con la morte in Germania o poco dopo il rientro a casa come nel caso di Giuseppe Almonti e Vittorio Capriotti, dei militari Calisto Barbizzi, Costantino Agostini, Settimio Durinzi, Giovanni Pasquali, Attilio Giannetti, Quirino Ciri e Marino Pacifico. Ora forse inizia la parte più difficile di tutta la vicenda: il recupero delle somme presso le istituzioni tedesche, già andato a vuoto in altre circostanze.

Nei prossimi giorni l’ordinanza sarà notificata a Roma visto che la Germania vanta comunque proprietà sul suolo tricolore. A sorpresa, nel processo si è costituito, contro l’istanza degli ex deportati, anche il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione della Repubblica Italiana. Una presenza che ha lasciato di stucco i legali delle vittime e che lo stesso giudice, nella sentenza, ha definito “inammissibile e tardiva”.

Annarita Gallo

«Per noi si tratta di una soddisfazione sotto il profilo morale per aver avuto fiducia nella giustizia italiana e per la memoria dei nostri soldati – affermano gli avvocati Annarita Gallo e Lucio Olivieri – Un rammarico invece è che l’Italia abbia combattuto questa battaglia legale a fianco della Germania piuttosto che a fianco dei suoi soldati». La sentenza del giudice Mariani non lascia adito a dubbi.

«Sono pienamente legittime -si legge nella sentenza del giudice ascolano- le cause intentate dai cosiddetti “schiavi di Hitler” nei confronti della Repubblica Federale tedesca per ottenere il risarcimento delle sofferenze patite nei campi di concentramento o nell’industria bellica del Terzo Reich…La parte attrice (gli avvocati delle vittime, ndr) hanno dimostrato sia la cattura che la prigionia nei campi di lavoro nazisti, a mezzo peraltro di certificati storici quali la Croce al Merito di Guerra conferita o il verbale di interrogatorio del reduce reso al momento della liberazione, o la carta di controllo del lager, peraltro relativa ad ognuno dei 9 ex soldati, peraltro non collaborazionisti e dunque oppositori al regime nazista.

La condizione degli Internati Militari Italiani -prosegue il giudice- è un fatto storico e pertanto non occorre che l’attore fornisca la prova compiuta relativa al singolo soggetto internato, perché la loro condizione disumana nei lager è attestata dalla storia che per fortuna, ogni tanto viene ricordata con trasmissione di video dell’epoca o racconti di chi in prima persona l’ha vissuta».

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