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Frode all’Inps: ricevono contributi
ma vivono all’estero

OPERAZIONE - Nei guai un bengalese e una nigeriana: hanno continuato a percepire aiuti economici dallo Stato pur vivendo da anni in un altro paese. Di circa 35mila euro l'ammontare della frode
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INPS-direzione regionale

 

Continuano a percepire aiuti dallo Stato, ma vivono da anni all’estero: nei guai due cittadini. Si tratta di un 40enne originario del Bangladesh e di una 42enne della Nigeriana, entrambi aventi la cittadinanza italiana. La frode è stata scoperta dal Commissariato di Senigallia.   I poliziotti nell’effettuare una serie di controlli presso le abitazioni ed i luoghi frequentati dai soggetti in questione, hanno accertato che i due nuclei erano frequentemente assenti dalla città ed inoltre risultavano non svolgere, da tempo ormai, alcuna attività lavorativa. In particolare, è emerso il caso di B.M., 40 anni,  il quale, dopo aver abitato per tanti anni a Senigallia e svolto diverse attività lavorative, una volta licenziato, ha cominciato a fruire di prestazioni economiche corrisposte dall’INPS per la disoccupazione nonché altri benefici economici per problematiche familiari. Tale situazioni si protraeva per periodi molto lunghi. Nel frattempo, le attività condotte dagli agenti hanno consentito di accertare che l’uomo, con il proprio nucleo familiare, da qualche anno, si era trasferito nel nord Europa, non comunicando però il trasferimento e continuando, invece, a fruire degli importanti benefici economici di sostegno.
Dai complessi accertamenti effettuati, emergeva che la cifra, erogata al soggetto indagato ed indebitamente percepita, una volta trasferitosi definitivamente dall’Italia, ammonta a circa 25mila euro.
Altro grave caso accertato dagli agenti di polizia riguarda una donna di origine nigeriana ma anche lei ormai cittadina italiana. S.A, 42 anni, è risultata essere emigrata definitivamente in un paese del nord Europa, senza darne comunicazione. Tale circostanza le consentiva di continuare a fruire di significativi benefici economici riconosciuti dall’istituto previdenziali per esigenze dei figli minori. Benefici indebitamente percepiti tra il 2017 ed il 2019 che ammontano ad una cifra di oltre 10mila euro.

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