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Il Covid non ferma l’emergenza smog:
sforamenti anche ad Ancona

IL REPORT annuale Mal'aria, stilato da Legambiente, traccia la classifica sia delle città fuorilegge per avere superato i limiti giornalieri previsti per le polveri sottili (Pm10), sia la graduatoria di quelle che hanno superato il valore medio annuale. Sopra la soglia anche Fano, Ascoli, Pesaro e San Benedetto. L'associazione lancia una petizione online contro l'inquinamento
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Anche in tempo di pandemia, l’emergenza smog non si arresta e si cronicizza sempre di più. È quanto emerge in sintesi dal report annuale Mal’aria di città 2021 di Legambiente nel quale l’associazione ambientalista traccia un doppio bilancio sulla qualità dell’aria nei capoluoghi di provincia nel 2020, stilando sia la classifica delle città fuorilegge per avere superato i limiti giornalieri previsti per le polveri sottili (Pm10), sia la graduatoria delle città che hanno superato il valore medio annuale per le polveri sottili (Pm10) suggerito dalle Linee guida dell’Organizzazione mondiale della Sanità, che stabilisce in 20 microgrammi per metro cubo (µg/mc) la media annuale per il Pm10 da non superare contro quella di 40 µg/mc della legislazione europea. Nel 2020 non sono stati registrati sforamenti rispetto ai limiti previsti dalla legge di un massimo di 35 giorni in cui le Pm10 possono superano i 50µg/mc. Ma è vietato abbassare la guardia considerato che 3 città marchigiane hanno superato la soglia prevista dall’Oms di 20µg/mc anno: Ancona (24), Pesaro (23), Ascoli (22). Inoltre, da inizio anno, la soglia di 50 µg/mc di Pm10 è già stata superata due giorni a Fano-Via Montegrappa, un giorno ad Ascoli Piceno Monticelli, un giorno ad Ancona Stazione, un giorno a Pesaro via Scarpellini, ed un giorno a San Benedetto del Tronto. «L’inquinamento atmosferico – spiega Marco Ciarulli, direttore di Legambiente Marche – è un problema complesso che dipende da molteplici fattori come il traffico, il riscaldamento domestico, l’agricoltura e l’industria in primis. Proprio per tale complessità è una questione che non può essere affrontata in maniera estemporanea ed emergenziale, come si continua a fare, ma va presa di petto con una chiara visione di obiettivi da raggiungere, tempistiche ben definite e interventi necessari, in primis sul fronte della mobilità sostenibile. La pandemia in corso non ci deve far abbassare la guardia sul tema. È urgente – conclude – procedere con misure preventive e azioni efficaci, strutturate e durature per città pulite e più vivibili dopo la pandemia. Una sfida europea, quella delle Clean Cities, a cui stiamo lavorando in rete con tante altre associazioni». In particolare, per Legambiente è urgente intervenire con una pianificazione adeguata e incrociando due temi cruciali: quello della mobilità sostenibile e dell’uso dello spazio pubblico e della strada, prevedendo interventi ad hoc che, se integrati insieme ad altre misure riguardanti il settore del riscaldamento e dell’agricoltura, potranno portare benefici immediati e duraturi. «Occorre ripensare lo spazio pubblico con corsie preferenziali per tpl, centri urbani secondo la vision zero, con l’estensione delle aree pedonali nei centri urbani e nei quartieri, percorsi ciclopepdonali e zone 30 – sottolinea l’associazione ambientalista –. Sul fronte del riscaldamento domestico, servono abitazioni ad emissioni zero grazie alla capillare diffusione del “Bonus 110%” che favorisca il progressivo abbandono delle caldaie a gasolio e carbone da subito, e a metano nei prossimi anni». In occasione del dossier Mal’aria 2021, Legambiente lancia anche una petizione online in cui sintetizza le sue richieste per città più vivibili e pulite invitando i cittadini a firmarla. Alla raccolta firme, si affianca anche una mobilitazione social attraverso la quale l’associazione chiede oggi a tutte le persone di scattarsi un selfie in primo piano con una mascherina bianca, sulla quale scrivere il claim #noallosmog, davanti alla finestra aperta o in un luogo simbolo della vostra città (statua, piazza, ecc). E di pubblicare la foto sui propri profili e pagine social taggando @Legambiente e usando gli hashtags #malaria e #noallosmog.

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