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«I morti in ospedale?
A causa delle medicine,
non per le malattie»

IN AULA - E' una delle frasi attribuite all'omeopata pesarese Massimiliano Mecozzi e riportate dalla zia materna di Francesco Bonifazi, morto al Salesi il 27 maggio del 2017 per le complicanze di un'otite bilaterale non curata con antibiotici. Il professionista è sotto accusa per omicidio colposo
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Il piccolo Francesco

 

«Chiesi se non fosse il caso di eseguire degli esami diagnostici superiori. Ma rispose che Francesco non doveva assolutamente essere portato in ospedale perchè altrimenti non avrebbero fatto altro che togliergli un sacco di sangue e somministragli antibiotici e antipiretici. Disse che le morti ospedaliere non erano causate dalle malattie, ma dalle medicine». E’ uno dei passaggi chiave della testimonianza resa questa mattina in tribunale dalla zia materna di Francesco Bonifazi, il bimbo di Cagli morto al Salesi di Ancona il 27 maggio del 2017 per le conseguenze di un’otite bilaterale curata con rimedi omeopatici. A processo, per omicidio colposo, c’è Massimiliano Mecozzi, il medico che prescrisse ai genitori del piccolo cure omeopatiche per la malattia che spesso attaccava Francesco. Da quanto emerso, vecchi episodi di otite erano già stati curati positivamente con terapie alternative.  La zia ha raccontato tutto il decorso della malattia del nipote, dal suo inizio «verso il 7 o l’8 maggio del 2017» fino al trasporto d’urgenza all’ospedale di Urbino («perchè Francesco non rispondeva più agli stimoli») passando per le chiamate («erano molto frequenti») con Mecozzi («rispondeva sempre al telefono») e i rimedi omeopatici seguiti per un paio di settimane. A ogni cambiamento dello stato di salute del bimbo, la mamma avrebbe avvertito subito l’omeopata, come quando – dopo un sali e scendi della febbre – il dolore iniziò a diffondersi su tutte e due le orecchie: «Mecozzi – ha raccontato la zia – tranquillizzò mia sorella dicendo che era normale: quello che stava accadendo faceva parte del decorso del virus. Aveva già avuto a che fare con un una ventina di casi simili. Prescrisse un composto di farmaci omeopatici».

L’ospedale salesi di Ancona (Repertorio)

Il 23 maggio, poco prima del peggioramento definitivo delle condizioni di salute di Francesco, ci fu la visita domiciliare.  «Controllò gli arti, il cuore, i polmoni e le pupille del bimbo, ma disse “non metto l’otoscopio nell’orecchio sennò faccio un casino”». In quell’occasione, come riportato dalla zia, visionò la scheda anamnestica del minore. Le parole riportate dalla testimone e attribute a Mecozzi: «Ah, ha fatto tutti questi vaccini, ci credo che è intossicato. Ci vuole un sacco ad espellere le tossine». Terminata la visita, ha ricordato la zia – «prescrisse una serie di rimedi omeopatici e un composto vitaminico». Dopo qualche ora, il peggioramento del quadro clinico e un episodio di vomito di Francesco ma «Mecozzi disse che era normale». Nella tarda serrata del 23 maggio il trasferimento al pronto soccorso di Urbino, non prima di un’ultima prescrizione telefonica: «un rimedio per il disturbo del sonno. Sosteneva che non bisognava preoccuparsi della febbre, sconsigliando l’uso della tachipirina». «Era necessaria una Tac all’encefalo – ha riferito una dottoressa del pronto soccorso di Urbino –. La mamma non voleva che la eseguissimo, era spaventata dal fatto che le procedure potessero rivelarsi dannose. In un secondo momento acconsentì ai trattamenti». Poco prima dell’alba del 24 maggio, l’arrivo in elicottero al Salesi, nel reparto di Rianimazione. Era stato riscontrato un ascesso al cervello causato da un batterio. Dopo tre giorni, il decesso e la donazione degli organi. Nel giugno 2019, i genitori del piccolo sono stati condannati a tre mesi di reclusione per lo stesso reato di cui deve rispondere Mecozzi. Il 18 maggio la prossima udienza. Nonno materno, zio paterno e Associazione Nazionale Consumatori sono parte civile al processo presieduto dal giudice Francesca Pizii.

(fe.ser)

Bimbo morto per otite curata con l’omeopatia: genitori condannati

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