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Giampieri presidente di Assoporti:
«Riconosciuto il mio impegno
Serve visione strategica della portualità»

INTERVISTA al neo vertice dell'associazione che gestisce gli scali italiani: «Il mio deve essere un ruolo autorevole, che dialoga con tutti. Ancona è il cuore mio, per cui tornerò. Da presidente di Ap ho cercato di dare tutto quello che potevo, con errori e cose fatte bene; ma certamente ho cercato di dargli tutto quanto. Sempre con la voglia e la passione»
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Rodolfo Giampieri

 

di Alberto Bignami

Presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Centrale, dopo 8 anni durante i quali si è dedicato agli scali di Marche ed Abruzzo, Rodolfo Giampieri assumerà l’incarico di presidente di Assoporti, l’associazione che rappresenta i porti nazionali.  A sostituirlo a stretto giro negli uffici dell’Authority sarà Matteo Africano, nominato dal ministro delle Infrastrutture dei Trasporti Enrico Giovannini.
Presidente, si è già trasferito a Roma?
«In questa fase devo ricoprire il doppio ruolo perché la Legge non prevede la possibilità di non avere un presidente di Autorità Portuale. Stiamo aspettando la nomina del nuovo presidente che, come sappiamo, è in itinere. In questo momento ‘ponte’ di 10 o 20 giorni sono però anche presidente di Assoporti».                                                              Come affronterà il nuovo incarico?
«E’ la prima volta che Assoporti sceglie un presidente, chiamiamolo così, esterno. Un presidente, dunque, che viene dall’Autorità Portuale».
Questo perché?
«C’è bisogno di un grande impegno in alcuni punti programmatici; nel momento in cui tutti i mercati si stanno trasformando profondamente. Anche il mercato della portualità, logicamente, si sta trasformando profondamente e allora c’è bisogno di qualcuno che si dedichi a tempo pieno a questa attività, naturalmente condividendo con gli altri presidenti e con la struttura».

Il porto di Ancona

L’importanza, evidente, dell’impegno è dovuta a cosa in particolare?
«Pensiamo alla globalizzazione, che è avvenuta nel mondo attraverso il mare. Le merci hanno girato il mondo attraverso il mare e arrivano a terra attraverso i porti. Credo che solo questo dia la dimensione dell’importanza della portualità. Tutte le merci che hanno girato nella globalizzazione, per il mondo, al 90% hanno girato grazie al mare, grazie alle navi per poi arrivare a terra sui porti. Questo basta per dire quanta potenzialità c’è, e mi rivolgo anche ai nostri porti, quante opportunità ci sono e quanta sensibilità c’è da migliorare nella percezione sia del pubblico che della politica per entrare nella dimensione. Capire quanto “oro” abbiamo in mano nel momento in cui dobbiamo fare questo tipo di attività con una nazione come l’Italia, 8mila chilometri di costa, che nella globalizzazione può diventare un elemento importantissimo».
Si è visto con quanto accaduto nel Canale di Suez.
«Sono è andati oggettivamente in crisi: rifornimenti, aziende, per cui immaginiamo un blocco del mare di una settimana, cosa comporta. Questo per darci la dimensione di quanto avvenuto».
Qual è il suo obiettivo?
«Ricompattare l’ambiente associativo. Abbiamo porti molto importanti: Palermo che è fuori da Assoporti, ma lavoreremo per farlo rientrare. I segnali sono fortissimi perché il presidente ha deciso di rientrare. Dunque: ricompattare l’ambiente; ricostruire le relazioni con le istituzioni, con il Ministero, con il comando delle capitanerie e, in più, creare un dialogo con tutte le associazioni del cluster marittimo e tutte le parti sociali. Ci deve essere un ruolo autorevole, che dialoga con tutti e non per “entrare nella palude della non decisione”, ma dialogano per decidere. Questo è molto importante».

Il porto Antico

Parlava anche di rapportare la visione strategica della portualità. 
«Sì, perché siamo davanti e dentro a trasformazioni stratosferiche, sia del mercato che delle sensibilità. Ci sono dei temi che sono trasversali. Noi non potremmo mai trattare i temi del singolo porto come quello, per esempio, dei dragaggi; il tema dell’ambiente, inteso come sostenibilità ambientale che non può essere un problema locale ma nazionale. Vanno dunque affrontati in termini nazionali altrimenti il singolo porto, da solo, non regge. Poi c’è il tema della formazione e della sicurezza del lavoro».
E’ cambiato anche il modo di lavorare.
«Sì, e sta cambiando in maniera velocissima: sta entrando tanta tecnologia. Noi che siamo di Ancona, mi ricordo quando i facchini andavano a scaricare le navi e sapevi se avevano scaricato la farina, perché erano tutti bianchi dopo aver tenuto i sacchi sulle spalle; o il carbone, se erano neri. Oggi a 30 metri da terra hai un gruista che lavora con una precisione chirurgica: prende quel container e lo mette sopra al camion. Capiamo quanto è cambiato? Ecco che allora la formazione è fondamentale. Poi serve la “semplificazione”, perché ci stiamo riempendo tutti la bocca col Recovery Fund. Soldi che vanno spesi entro il 2026; ma se non semplifichiamo, che non vuol dire cambiare tutte le regole da un giorno all’altro, non ci arriveremo con le cose fatte. E dovremo restituire il denaro. Bisogna semplificare dunque gli iter burocratici e autorizzativi».
Quando ha saputo di essere stato scelto all’unanimità presidente di Assoporti, cosa ha pensato?
«E’ stata una cosa bellissima che mi ha toccato dentro. Vuol dire comunque che il mio impegno è stato riconosciuto dal mondo delle imprese e del lavoro».

Mancinelli e Giampieri

Quando iniziò l’iter per la nomina di Africano, mangiò due barattoli di Nutella. Questa volta?
«Ho mangiato un bel gelato, di quelli che non finivano più»
Cosa lascerà ad Ancona?
«Lascio tante cose pronte sul piatto. Un porto che in qualche modo ha iniziato una trasformazione profonda, e tanto altro che spero il nuovo presidente voglia continuare. A lui auguro soltanto una cosa: di metterci tanta passione e tanto amore, perché le cose, se si fanno con passione e amore riescono bene. A lui lasceremo in eredità anche una squadra, all’interno dell’Ap, molto coesa e fatta di grossissima professionalità. Tutta gente valida, qualificata, disponibile al sacrificio e soprattutto che quando gli si danno degli obiettivi, lavora tantissimo per raggiungerli. Questa è una grande eredità che non deve andare dispersa».
Tornerà ad Ancona?
«Ancona è il cuore mio, per cui tornerò. Da presidente di Ap ho cercato di dare tutto quello che potevo, con errori e cose fatte bene; ma certamente ho cercato di dargli tutto quanto. Sempre con la voglia e la passione».

Rodolfo Giampieri è il nuovo presidente di Assoporti

Rodolfo Giampieri verso la presidenza di Assoporti

Giampieri ai saluti: «Lascio un porto in trasformazione Africano ci metta cuore e passione»

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