
Mauro Ermanno Giovanardi
di Martina Marinangeli
Dieci artisti del panorama nazionale. Tre generazioni a confronto. Giunto alla sua IV edizione, il festival La Mia Generazione torna a dare spazio ai live, “sacrificando” i talk e gli appuntamenti più discorsivi visti lo scorso anno. Due serate intense, il 10 e l’11 settembre, dove la musica dal vivo sarà l’unico ingrediente.
Mauro Ermanno Giovanardi, direttore artistico de La Mia Generazione, che festival ci dobbiamo aspettare quest’anno, tra l’incognita Green pass ed il faro acceso sui contagi?
Anche quest’anno è stato molto delicato e faticoso organizzare il festival perché, fino all’ultimo momento, si è in bilico. Alcuni artisti mi hanno tenuto in ballo per poi declinare. Ho sempre immaginato La Mia Generazione come un festival più vicino a quello della Letteratura di Mantova che non a quello della Heineken: non solo musica, quindi, ma anche tutto quello che c’è intorno. Nelle prime tre edizioni, quindi, ci sono stati anche molti talk ed interazioni. Quest’anno invece, dopo un anno e mezzo di streaming e parole, ho pensato potesse essere bello riprendere con l’atmosfera del festival vero, con solo la musica al centro.
Avete avuto difficoltà a reclutare gli artisti?
Premetto una cosa: lo scorso anno, le artiste donne che avevo contattato, mi hanno dato tutte il due di picche e sono stato molto criticato, sui social e non, perché c’erano poche quote rosa. Quest’anno mi sono imposto un’equa suddivisione. C’era anche l’idea di avere un paio di artiste internazionali, con le quali avevamo praticamente il contratto firmato in mano, ma poi purtroppo, quando sono risaliti i contagi in Inghilterra, hanno dovuto declinare. Speriamo di recuperarle l’anno prossimo.

La Mole durante un live del 2018
Da Diodato a Violante Placido, passando per Francesco Bianconi e Nada, ci sono comunque nomi di spessore, anche se tutti italiani.
Avrei voluto fare anche un talk con Dimartino e Colapesce, che conosco bene, per parlare di quanto ti cambi la vita passare da artista indie ad avere un successo così pazzesco. Ma non siamo riusciti. Ci sarebbero tantissimi artisti interessanti da invitare.
Rispetto allo scorso anno, il primo con la spada di Damocle del Covid, è stato più semplice organizzare la kermesse ora che eravate preparati?
Lo scorso anno ho rifatto il programma cinque volte. Quest’anno tre o quattro. Quindi direi forse un po’ più semplice, ma comunque siamo lì.
Dove si faranno i concerti?
Nella corte della Mole, con dj set al Lazzabaretto. In caso di maltempo, gli artisti si esibiranno alle Muse, ma spero che ci sia un sole da 35 gradi.
Nell’ultimo festival prima della pandemia, avevate sperimentato la location del porto antico: quando sarà possibile, pensate di replicare?
C’era l’idea di sdoganare quella location, ma dipende dall’artista e comunque per ora non si può. Per me, la situazione più bella è all’interno della Mole, magari senza i lavori.
Servirà il Green pass per accedere alle due serate?
Credo di sì, se non cambiano le regole nel prossimo mese. Dovremo aprire le porte alle 20 per evitare che si creino lunghe file. È faticoso organizzare concerti in questo periodo.
Alla Mole torna La Mia Generazione Tra gli ospiti Diodato, Rachele Bastreghi e Francesco Bianconi
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