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Niccolò Fabi sul palco della Mole:
«Sarà un concerto intimo,
ma con elementi di sorpresa»

INTERVISTA al cantautore romano che oggi sarà uno dei cantanti ad esibirsi nella seconda serata del festival La Mia Generazione. Sul live: «E' fatto di equilibri emotivi che non si possono stravolgere. Ci deve essere la giusta misura tra sorpresa e rassicurazione. Sia per chi ascolta sia per chi suona»
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Niccolò Fabi (ph. Chiara Mirelli)

 

di Adriana Malandrino

Con ‘Tradizione e Tradimento’ (titolo dell’ultimo album, 2019) Niccolò Fabi arriva questa sera ad Ancona, sul palco della Mole Vanvitelliana,  per la quarta edizione della Mia Generazione Festival, diretto da Mauro Ermanno Giovanardi per una serata già sold out (tra gli artisti in scaletta anche Giovanardi stesso, Francesco Bianconi e Diodato). Nel meglio della musica degli ultimi trent’anni c’è anche lui, Fabi: più di novanta canzoni, nove dischi di inediti, due raccolte ufficiali, un progetto sperimentale come produttore, un disco di inediti con la super band FabiSilvestriGazzè e due Targhe Tenco per “Miglior Disco in Assoluto” (vinte per i suoi ultimi due album). È reduce da un lungo tour estivo, iniziato il 24 giugno all’Auditorium Parco della Musica di Roma, con il quale ha attraversato tutta l’Italia tornando a incontrare di nuovo il suo pubblico. Insieme a Fabi, sul palco, ci saranno i compagni di viaggio Roberto Angelini, Pier Cortese, Alberto Bianco, Daniele “Mr coffee” Rossi e Filippo Cornaglia. Anche ad Ancona Fabi tornerà a incontrare i suoi fan, con canzoni che parlano di scelte e di inspirazioni: «È una gioia vedere la macchina ripartire, trovare spettatori felici di poter rivivere questo momento così simbolico dell’aggregazione emotiva e fisica che è il concerto. Personalmente sono abituato a trascorrere del tempo lontano dal palcoscenico, alle pause, e penso che gli artisti, o almeno i più famosi, possano permettersi anche economicamente uno stop e farlo risultare fruttuoso- ha dichiarato Fabi- Ma per un fonico da palco, per un backliner, non c’è creatività nello stare fermi, è solo una menomazione, una preoccupazione. Ritrovarci in giro insieme è stato come risentire il sangue che circola nelle nostre vene alla giusta velocità». Un concerto che è un invito allo stare insieme, alla condivisione: «Ciò che è mancato più di ogni altra cosa è la condivisione. Adesso c’è il desiderio di riappropriarci, emotivamente e fisicamente, della dimensione che ci fa stare l’uno accanto all’altro: la rappresentazione storica più antica dello stare insieme».

Un concerto alla Mole

Ma come sarà l’intervento di Fabi alla Mia Generazione? «Sarà un viaggio fatto del mio linguaggio, della mia quotidianità. Non ci saranno grandi effetti speciali, ma qualche piccola sorpresa. Ci sono un paio di pezzi che non faccio da molto tempo, alcuni che non ho mai realizzato dal vivo prima e altri che si ripetono, ma arrangiati in modo diverso. Per il resto il mio concerto vive di equilibri emotivi che non si possono stravolgere. Ci deve essere la giusta misura tra sorpresa e rassicurazione. Sia per chi ascolta sia per chi suona». Non solo brani dell’ultimo disco, ma anche pezzi storici che hanno reso famoso Fabi e che tutti saranno in attesa di ascoltare dal palco della Mole. Brani nati quando la pandemia era qualcosa di ancora sconosciuto. «Tutti noi abbiamo vissuto (e stiamo vivendo) un’esperienza straordinaria, ma nella stesura della scaletta del concerto non sento l’esigenza di guardare ai miei brani in quest’ottica- ha spiegato l’artista romano- Le mie canzoni vivono una dimensione che è più onirica e simbolica. Ho anche la fortuna di avere un repertorio che nel suo complesso si occupa di smarrimenti, di perdite di equilibrio. Per me forse è più facile rispetto ad altri misurarmi con una situazione in cui le persone devono assistere ad un concerto sedute. Mi rendo conto che altri generi musicali e altri artisti che contano molto più sull’intrattenimento, sul contatto fisico e sul ballo, sono più penalizzati di me. Io sono abituato a fare un concerto che viene vissuto intimamente, non devo stravolgere il mio racconto. Poi, certo, lo sto costruendo in maniera diversa per dare elementi di sorpresa a chi mi ascolta, insieme a quei momenti di conforto che magari si aspettano e che è giusto ci siano». Un appuntamento da non perdere per ascoltare buona musica e sperare che domani andrà meglio: «Come artista non so cogliere l’emozione del mentre, sono più bravo nelle sfumature del poi. Forse più avanti saprò testimoniare questo psicodramma che abbiamo e stiamo ancora vivendo- conclude Fabi- Ho paura che a causa del virus il vecchio mondo ce lo siamo lasciati alle spalle. Come sarà quello nuovo proprio non lo so, ma non sono ottimista».

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