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Maxi truffa romantica a Fabriano:
la contattano sui social con un falso profilo
e le sottraggono i risparmi di una vita

CRONACA - Dopo la denuncia presentata dalla vittima, un'impiegata 50enne alla quale il direttore della banca ha aperto gli occhi, i poliziotti del Commissariato sono risaliti alle 10 persone di origine nigeriana e residenti in varie regioni italiane. Insieme hanno spillato alla donna in totale 180mila euro attraverso il presunto “amico” Fb che aveva fatto breccia nel suo cuore e che di volta in volta chiedeva soldi rappresentando la necessità di dover sostenere spese aeroportuali, giudiziarie e per il figlio bisognoso di cure mediche
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(foto d’archivio)

 

Vittima di una truffa sentimentale, si vede ripulire il conto corrente di 180mila euro prima di chiedere aiuto alla Polizia, su suggerimento del direttore della sua stessa banca, dopo l’ennesimo bonifico richiesto dall”amico’. Gli agenti del Commissariato di P.S. di Fabriano hanno denunciato all’autorità giudiziaria dieci persone, di origine nigeriana, per aver truffato un’impiegata del posto che, vittima di una serie di raggiri, si è vista sottrarre i risparmi di una vita: un “gruzzoletto” di centottantamila euro circa. La cinquantenne fabrianese si è decisa a denunciare il fatto alla Polizia di Stato dopo essere stata messa in guardia dal direttore del proprio istituto bancario rifiutatosi di dare esecuzione all’ennesima operazione di bonifico: aveva fiutato qualcosa di sospetto nella progressione e negli importi dei movimenti di danaro in uscita dal conto corrente della donna in favore di carte ricaricabili.

Tutto ha avuto inizio nei primi giorni di febbraio 2022 quando la donna, già provata dalle restrizioni nelle relazioni sociali causate dal lockdown e dalle successive limitazioni per la pandemia da Covid-19, aveva trovato conforto in nuove conoscenze e relazioni che le si proponevano dai vari social network ed in particolare dalla piattaforma ‘Facebook’. In tale contesto l’impiegata era stata contattata da un profilo social corrispondente ad un soggetto maschile, profilo successivamente rivelatosi falso, il quale, forte delle sue abilità comunicative e intuendo lo stato di bisogno relazionale della donna, dopo lunghe conversazioni amichevoli, ne riusciva a carpire la stima e la fiducia ed a far risaltare in lei il desiderio di solidarietà verso i più bisognosi che si sarebbe poi rivelato essere la causa dell’incondizionata disponibilità per tutte le successive richieste. Si innescava così un sinistro automatismo: almeno una volta a settima il presunto “amico” rappresentava alla vittima la necessità di dover sostenere una spesa- tributi, spese aeroportuali, spese giudiziarie, figlio bisognoso di cure mediche risultanti essere articolati ma efficaci raggiri.

La donna, sola ed in uno stato di ipersensibilità relazionale, dimostrava la sua vicinanza a questi bisogni accondiscendendo alle richieste dell’interlocutore di versare somme variabili. Le venivano per questo comunicati vari iban riportanti intestatari diversi dall’interlocutore stesso. Le somme così versate dalla donna passavano da un importo minimo di euro tremila ad importi molto superiori (10- 15 mila euro). Secondo quanto narrato dalla truffata, era forte il suo sentimento di gratificazione nell’aiutare chi aveva bisogno e non nascondeva ai poliziotti, col senno di poi, di aver sviluppato in qualche modo la cosiddetta ‘sindrome della crocerossina’ accentuata dai prolungati periodi di sostanziale isolamento connessi alla pandemia ed a situazioni affettive proprie. Le operazioni bancarie consolidavano nel direttore dell’istituto di credito interessato la convinzione che la correntista si trovasse ‘ostaggio’ di truffatori.

Per questo, al momento di autorizzare l’ennesima transazione, fermava la procedura e, trovando il modo di parlare direttamente con la propria cliente, le faceva aprire gli occhi, da una giusta prospettiva, dell’enorme raggiro che l’aveva coinvolta e della notevole quantità di danaro che aveva così perso. Era a quel punto che la cinquantenne si rivolgeva ai poliziotti del Commissariato di Fabriano che raccoglievano in una querela tutti i fatti da lei subiti, dando immediato inizio alle indagini. Queste, laboriose e complesse, consentivano di segnalare all’autorità giudiziaria, dieci soggetti residenti in varie Regioni d’Italia (Lombardia, Veneto, Campania, Sardegna) risultanti intestatari delle carte ricaricabili sulle quali la povera donna faceva confluire le sue sostanze. Evidentemente i dieci soggetti risultavano organicamente collegati tra loro in un ‘contesto operativo’ criminale che li pone alla sistematica ricerca, on-line, di persone bisognose di relazioni umane e sociali, per le più disparate ragioni, attraversano momenti delicati della propria esistenza. I soggetti denunciati risultano non nuovi a truffe dello stesso genere. Taluni risultano essere di origine extracomunitaria e, nei loro confronti, verrà proposta l’espulsione dal territorio nazionale.

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