Mucca abbattuta, Aidaa presenta esposto:
«Assecondate le richieste del contadino?»

OSIMO - L'Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente chiede alla Procura di Ancona di fare chiarezza sulla vicenda «per accertare che le motivazioni adottate nell'ordinanza sindacale fossero reali e non dettate da volontà di parte e per sapere quali sono stati i comportamenti violenti tenuti dalla mucca in questi giorni di fuga. Si potevano adottare soluzioni alternative come la cattura e sistemazione in un rifugio dove vivono animali salvati dal macello». La responsabile Lav area Animali negli Allevamenti: «Quella mucca voleva vivere. Noi possiamo decidere di non mettere la crudeltà nel nostro piatto»

 

 

La vicenda dell’abbattimento della mucca di Osimo, eseguito dalla Polizia provinciale lunedì scorso con un colpo alla testa «come una vera e propria esecuzione su ordine del sindaco della cittadina e su consiglio dei veterinari della locale Asl» ha acceso le polemiche «ma anche le azioni degli animalisti che oltre a condannare sui social la vicenda si sono mossi per capire se l’abbattimento non doveva essere evitato». Sono le parole espresse da Aidaa, l’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente, che comunica di aver « preso carta e penna ed ha inviato questa mattina alla Procura di Ancona un esposto per chiedere indagini in merito a questa decisione ed in particolare per accertare che le motivazioni adottate nell’ordinanza del sindaco della città marchigiana in cui è stato ordinato l’abbattimento della mucca fossero reali e non dettate da volontà di parte e per sapere quali sono stati i comportamenti violenti tenuti dalla mucca in questi giorni di fuga».

«Abbiamo mandato un esposto – spiegano in una nota stampa diffusa oggi gli animalisti di Aidaa – perchè crediamo che la facilità con cui è stata presa questa decisione contrasti pesantemente con la realtà e riteniamo che vi siano delle responsabilità oggettive da parte delle pubbliche autorità nell’assecondare le richieste del contadino precludendo di fatto ogni ipotesi di soluzione alternativa come ad esempio la sua cattura e sistemazione in un rifugio dove vivono animali salvati dal macello, e non escludiamo nemmeno nei prossimi giorni di agire ulteriormente per vie legali contro gli attori di questa ignobile vicenda».

«Quella mucca voleva vivere, così come tutti gli animali che scappano dalle situazioni di costrizione, e tutti quelli che non possono scappare, confinati in capannoni chiusi, all’interno di recinti o gabbie. Un desiderio tanto semplice quanto irrealizzabile per animali che vengono fatti nascere per essere uccisi.- aggiunge in una nota anche Lorenza Bianchi, responsabile Lav area Animali negli Allevamenti– Eppure, tutti gli animali, e ciascuno di loro, hanno una propria individualità, con preferenze, desideri, e motivazioni per una vita piena e soddisfacente. Questa mucca ha avuto la forza di scappare e di sperimentare, seppure per una breve parentesi, una condizione di libertà, conclusasi tristemente con un’ordinanza di abbattimento e con la sua uccisione. E insieme a lei ricordiamo gli oltre 600 milioni di animali terrestri allevati e uccisi ogni anno, solo in Italia, per diventare cibo. Animali che vivono non-vite, uccisi giovanissimi se non ancora cuccioli, stremati dallo sfruttamento e dalle condizioni di privazione in cui sono costretti senza possibilità di interagire in modo autonomo con i propri simili, con l’ambiente circostante e senza libertà di decisione sulla propria vita».

«Oltre a commuoverci per questi tentativi di fuga, che a volte vanno a buon fine, e a tifare per gli animali protagonisti di questi gesti coraggiosi, – conclude la responsabile Lav – possiamo decidere di non essere parte di questo sistema crudele che vede gli animali allevati come macchine da produzione. Possiamo decidere di non mettere la crudeltà nel nostro piatto, riconoscendo a ciascun essere vivente la dignità e la libertà di vivere libero dalla sofferenza e dalla costrizione».

 

 

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