Electrolux, altra fumata ‘grigia’
al nuovo vertice del Mimit
«Electrolux oggi ha espresso una disponibilità di massima a discutere di un nuovo piano, ma in modo ancora generico e per del tutto insufficiente. Inoltre emerge con sempre maggiore evidenza che solo un intervento straordinario delle istituzioni può salvaguardare il settore e sbloccare la vertenza. Nel prossimo incontro del 14 luglio attendiamo delle prime risposte dalla azienda, a partire da Cerreto, mentre il 21 chiederemo una azione forte a Governo o Regioni». Commentano così le Segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm che oggi sono tornate a sedersi al tavolo del Mimit con la multinazionale svedese per analizzare le nuove proposte dopo il rigetto del piano industriale presentato le scorse settimane che per lo stabilimento di Cerreto d’Esi prevedeva 170 esuberi e la chiusura del sito.
«La direzione di Electrolux ha dettagliato le dinamiche che negli ultimi anni la hanno indotta a rivedere in peggio i piani per l’Europa e per l’Italia: una domanda di mercato post pandemia inferiore alle proiezioni, un calo dei prezzi medi di vendita dei prodotti, una maggiore capacità concorrenziale delle case asiatiche rispetto al previsto grazie ai minori costi di produzione; inoltre dopo una prima impennata sono rientrate anche le tariffe di trasporto dall’Asia all’Europa. – proseguono i confederali – La direzione aziendale ha infine dichiarato che nel piano originariamente presentato alcuni prodotti dovrebbero andare in Thailandia o in Cina. Tuttavia Electrolux si è detta in linea di principio disposta a elaborare un piano industriale, a patto che si intervenga su alcune leve di competitività, quali la modifica della tassa europea Cbam, il costo della energia, la modifica della organizzazione del lavoro, il sostegno all’innovazione e il contenimento dei costi strutturali».
Fim Fiom e Uilm fanno osservare che «è impossibile pensare di inseguire i concorrenti asiatici con il costo del lavoro o pensare di recuperare il gap competitivo con la sola produttività, occorre premere in sede europea per una modifica della tassa europea Cbam, che oggi paradossalmente insiste sulle importazioni dei soli componenti ma non sugli elettrodomestici finiti, e verificare con Governo e Regioni quali azioni straordinarie possono essere intraprese per salvaguardare il settore degli elettrodomestici e sbloccare la vertenza Electrolux, a partire dal costo dell’energia e dal sostegno alla ricerca» concludono.
Entrando nel merito della situazione dello stabilimento Electrolux di Cerreto d’Esi, Pierpaolo Pullini della Fiom Ancona rileva che «sarà fondamentale che dal prossimo incontro l’azienda dica con chiarezza come intende garantire la continuità produttiva dello stabilimento di Cerreto d’Esi. È importante ribadire che non c’ è una crisi di mercato tale da giustificare la chiusura della fabbrica, infatti è proprio l’Electrolux ad aver dichiarato che negli ultimi anni c’è stata una contrazione del mercato delle cappe del 14% mentre il plant di Cerreto è stato dissaturato per circa il 40%. Ci sono state scelte sbagliate che denunciamo da tempo e adesso è indispensabile che la multinazionale si assuma la responsabilità di quelle scelte: non può pretendere che a pagarle siano solo le lavoratrici ed i lavoratori».
Pullini rimarca inoltre che va tenuta bene «l’attenzione sul fatto che l’esubero non è conseguenza di ulteriori contrazioni di mercato, ma conseguenza del fatto che Electrolux decide di spostare produzioni dalla fabbriche italiane ad altri territori. Ragioniamo e discutiamo su come quelle produzioni si possano mantenere qua, a cominciare proprio dalle cappe di Cerreto d’Esi, unico stabilimento che rischia la completa cessazione di produzione. Dichiarare di garantire una continuità produttiva è un elemento che prima non c’era ma non è assolutamente sufficiente a dire che qualcosa è cambiato». L’unica modalità percorribile per la Fiom Ancona, «è quella di capire come, con l’aiuto anche della politica, si possa continuare a produrre cappe a Cerreto, magari con qualche importante investimento in nuovi prodotti, cosa che manca ormai da qualche anno. Su questi temi siamo pronti a confrontarci su come rendere sostenibile lo stabilimento, nella logica che tutte le produzioni restino negli stabilimenti italiani, non ci siamo chiusure e licenziamenti. La politica dice di essere pronta a fare la sua parte. Adesso è fondamentale che anche Electrolux si sieda per parlare seriamente del futuro del gruppo in Italia»
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