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Delitto Pinciaroli, la difesa:
“Non c’è movente,
chiediamo visita psichiatrica”

OMICIDIO A OSIMO - L'avvocato Alessandro Angelozzi, che assiste Valerio Andreucci, in carcere con l'accusa di aver ucciso il veterinario maceratese: "I messaggi agli amici erano farneticanti". Il gip dovrà pronunciarsi sulla richiesta del legale
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Olindo Pinciaroli

di Gianluca Ginella

Delitto del veterinario Olindo Pinciaroli, chiesta una visita psichiatrica su Valerio Andreucci, accusato dell’omicidio. A chiederla è l’avvocato Alessandro Angelozzi, che assiste il 23enne Andreucci, che avrebbe ucciso a coltellate il veterinario maceratese, suo datore di lavoro. Il legale in questi giorni ha letto le carte dell’accusa e i messaggi scritti da Andreucci ad alcuni amici poche ore prima del delitto.

«Il movente? Non esiste» dice il legale. E allora a fare luce su quanto accaduto potrebbe essere una visita psichiatrica su Andreucci, «ho inoltrato richiesta al giudice», spiega Angelozzi. E sui messaggi scritti agli amici, in cui diceva cose come “Vado su e l’ammazzo”, dice: «sono farneticanti, in alcuni dice di volersi uccidere lui. Ma non si può dire che siano riferiti a Pinciaroli» sostiene l’avvocato Angelozzi. Ora starà al giudice decidere se autorizzare la visita psichiatrica richiesta dal difensore.

Valerio Andreucci

Il delitto del veterinario risale al 21 maggio scorso. Quel giorno, una domenica, Pinciaroli si trovava con Andreucci a bordo dell’ambulanza veterinaria e stavano percorrendo la Chiaravallese, a Osimo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Andreucci avrebbe ucciso il veterinario sferrandogli una quindicina di coltellate, tra cui una alla schiena, di tale violenza da perforargli cuore e polmone. Un fendente che è stato fatale al 53enne, così come stabiliti dall’autopsia svolta dal medico legale Adriano Tagliabracci.

L’avvocato Alessandro Angelozzi

Andreucci non ha mai ammesso di aver ucciso il veterinario, anche se la procura sostiene di avere prove schiaccianti. Tra cui le impronte digitali del giovane maestro di equitazione ascolano che sono state trovate sull’arma del delitto, un coltello da cucina lungo 30 centimetri. Andreucci nel corso dell’interrogatorio di garanzia aveva detto al gip che non ricordava cosa fosse successo quella domenica. Ha detto che la sera prima era stato a San Benedetto con degli amici, di non avere dormito e di aver assunto della cocaina nel corso della serata. La mattina dopo era a bordo dell’ambulanza veterinaria, ricorda di aver visto un’auto bianca con le 4 frecce accese, poi di essersi risvegliato in un campo, soccorso dal 118. Il 23enne, dopo il fermo, si trova nel carcere di Montacuto, ad Ancona.

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