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Inchiesta sull’untore,
Pinti rimane in carcere

ANCONA - Respinta l'istanza di scarcerazione che il difensore Alessandra Tatò aveva presentato lo scorso venerdì al tribunale del Riesame. Il 35enne rimarrà a Montacuto. Domani verrà sottoposto ad altre analisi del sangue
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Claudio Pinti

 

Respinta la richiesta di scarcerazione: Claudio Pinti rimane a Montacuto. Questa la decisione del tribunale del Riesame sull’istanza avanzata lo scorso venerdì dall’avvocato Alessandra Tatò. Il difensore aveva chiesto l’annullamento della misura cautelare del carcere o, in subordine, gli arresti domiciliari per il 35enne accusato di aver dolosamente trasmesso il virus dell’Hiv alla sua ex fidanzata. Per l’uomo la procura ipotizza non solo il reato di lesioni personali gravissime, in riferimento all’ultima fiamma, ma anche quello di omicidio volontario aggravato. Un campo d’imputazione legato alla morte della moglie, deceduta lo scorso giugno a soli 32 anni per una patologia connessa a quel virus che le potrebbe essere stato proprio trasmesso da Pinti. Su di lui, in carcere da tre settimane, domani verranno eseguite ulteriori analisi del sangue dopo le prime fatte in prossimità dell’ingressso a Montacuto.

Inchiesta sull’untore, la difesa gioca la carta del Riesame: chiesta la scarcerazione per Pinti



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