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Omicidio Rapposelli, figlio e marito
della pittrice a giudizio il 16 gennaio

INDAGINE - Fissata la data per della prima udienza per Simone e Giuseppe Santoleri, accusati di aver ucciso e cercato di distruggere il cadavere di Reny, trovata morta in un dirupo di Tolentino il 10 novembre, a circa un mese dal decesso. Per i due, il pm teramano ha chiesto il giudizio immediato. La difesa non ricorrerà al rito abbreviato
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Simone e Giuseppe Santoleri

 

Giudizio immediato per Simone e Giuseppe Santoleri, accusati dell’omicidio di Renata Rapposelli, ritrovata morta il 10 novembre in un dirupo della contrada Pianarucci, a Tolentino. Padre e figlio siederanno davanti al giudice il prossimo 16 gennaio. La difesa, rappresentata dagli avvocati Gianluca Reitano, Gianluca Carradori e Alessandro Angelozzi, ha già espresso l’intenzione di non procedere con riti alternativi. Si andrà, dunque, di fronte alla corte d’Assise con i giudici popolari. Lo impongono i reati contestati in un primo momento dalla procura dorica e poi da quella teramana. I Santoleri sono infatti accusati di omicidio aggravato e distruzione di cadavere.

Renata Rapposelli

Quello della pittrice scomparsa da casa, in via della Pescheria, il 9 ottobre e ritrovato casualmente un mese dopo da un muratore straniero che si aggirava nei pressi del Chienti. Il giudizio immediato è stato chiesto e ottenuto dal pm Enrica Medori. Evidentemente, stando alla magistratura, sono schiaccianti le prove che inchioderebbero i due Santoleri, dallo scorso marzo reclusi in carcere dopo il provvedimento di custodia cautelare firmato dal gip. All’epoca il fascicolo era nelle mani della procura di corso Mazzini. La prima parte dell’iter investigativo è stata infatti coordinata dal pm Andrea Laurino. Poi, con l’ipotesi dell’uccisione avvenuta in Abruzzo, il caso è passato alla magistratura di Teramo. Per gli inquirenti, Renata sarebbe stata uccisa a Giulianova, in casa di Simone e Giuseppe. Probabilmente strozzata dal figlio e poi occultata nel bagagliaio della sua Fiat 600. La stessa che, due giorni dopo l’omicidio avvenuto presumibilmente il 9 ottobre, è stata vista dalle telecamere sulla statale in direzione Tolentino. Sulle sponde del Chienti sarebbe stato lasciato il cadavere con l’intenzione di farlo cadere nel fiume. Il corpo era stato ritrovato in un dirupo. Il decreto del giudizio immediato riporta anche le cause della morte della pittrice, avvenuto al termine di un violento litigio tra lei, Simone e l’ex marito Giuseppe. “Simone – si legge  – la afferrava al collo stringendo con violenza, contestualmente tappandole la bocca impedendole di respirare e trascinando la povera donna sul divano della zona giorno, ove continuava l’azione di strangolamento e asfissia, coadiuvato da Santoleri Giuseppe che teneva fermi i piedi della donna che tentava strenuamente di divincolarsi, così cagionando la morte della Rapposelli”.  I legali della difesa sulla richiesta del giudizio immediato: “Gli avvocati  nel pieno rispetto delle iniziative assunte dall’Ufficio del P.M. e del provvedimento del GIP, precisano che in tale fase non era previsto alcun contraddittorio con la difesa e pertanto la valutazione del GIP, nell’accogliere la richiesta del Pubblico Ministero sulla evidenza della prova che giustificherebbe il giudizio immediato, è fondata solamente sul materiale investigativo offerto dalla Procura, senza possibilità di interlocuzione. Peraltro le indagini non sono ancora tecnicamente concluse, poiché non è ancora stato comunicato l’esito degli accertamenti sul terriccio repertato dalla autovettura dei Santoleri, accertamento che, tra gli altri, verosimilmente potrebbe essere favorevole alla difesa. I difensori dei signori Santoleri, quindi, inizieranno subito, con i propri consulenti, ad analizzare il fascicolo delle indagini per poi evidenziare in dibattimento le varie contraddizioni, già in parte rilevate in sede di Riesame, degli esiti degli accertamenti scientifici e medico legali”.

 

 



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