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Omicidio Rapposelli, la difesa:
«Processo mediatico, non c’è prova contro Pino e Simone»

GIALLO - A tre mesi dall'avvio dell'indagine che vede accusati di omicidio padre e figlio, il pool difensivo ribatte a indiscrezioni, testimonianze e perizie. Il consulente Ezio Denti: “E' un altro caso Bossetti. I Santoleri già condannati dall'opinione pubblica senza alcun elemento per un rinvio a giudizio. Simone è nervoso, non capisce perché questo accanimento contro di lui”
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Simone e Giuseppe Santoleri

 

Ezio Denti, il consulente privato che affianca gli avvocati Carradori, Angelozzi e Reitano nella difesa dei Pino e Simone Santoleri, non ha dubbi. “Questo è un altro caso Bossetti: i Santoleri sono già stati condannati dal pubblico, senza alcun elemento per essere accusati di omicidio”. A quasi tre mesi dall’avvio delle indagini, che lo scorso 3 novembre hanno visto Giuseppe e Simone Santoleri accusati di aver ucciso la loro moglie e madre Renata Rapposelli, il pool difensivo passa al contrattacco e smonta le indiscrezioni e le testimonianze chiamate a corroborare l’accusa di omicidio. “Dobbiamo intervenire a tutela degli indagati, Simone è nervoso, non capisce perché tutto questo accanimento contro di lui” spiega Denti. “E’ un processo già celebrato sulle tv, ma il pm Laurino, che ho avuto modo di vedere come lavora in modo ponderato e scrupoloso, non ha potuto chiedere il rinvio a giudizio di nessuno, perché non ci sono elementi evidenti che provano l’accusa di omicidio” aggiunge il consulente di parte, già al lavoro sul caso Gambirasio. Non sarebbe una prova la testimonianza della farmacista di Tortoreto, che dichiara di aver visto Renata il giorno della scomparsa del 9 ottobre, smontando la ricostruzione dei fatti fornita da Simone. “Sfido chiunque a riconoscere una persona da una tessera sanitaria, una testimonianza inaffidabile” commenta Denti. Non ci sarebbe alcun fotogramma che riprende la Fiat 600 il 12 ottobre sulle strade che portano a Tolentino, dove poi è stato ritrovato il cadavere di Renata il 10 novembre. “Non esistono, ne hanno parlato le trasmissioni tv, ma a noi come pool difensivo non sono state fatte vedere e le vedremo solo se ci sarà un rinvio a giudizio e potremo accedere agli atti. Se anche ci fossero, sapete quante Fiat 600 bianche o azzurrine esistono tra Marche e Abruzzo? Centinaia” aggiunge Denti. E ancora: “Se avessero portato il corpo il 12 ottobre, hanno tenuto il cadavere per tre giorni in casa? Ma non ci sono tracce biologiche, né nella casa di Giulianova, né nell’auto. Non ci risulta nemmeno che i campioni di terreno prelevati da Tolentino e il materiale prelevato dall’auto dei Santoleri abbiano dato riscontri” insiste il consulente della difesa. Le perizie informatiche? “Finora non hanno fatto emergere nulla, il dato certo è che i tre cellulari di Simone non si sono spenti nel giorno della scomparsa di Renata. Uno è rimasto acceso, e non ha mai agganciato le celle telefoniche di Tolentino” rincara Denti. Da ultimo, il consulente difende la ricostruzione fatta dai Santoleri. “Non hanno fatto mistero di non essere in rapporti idilliaci con Renata. Avrebbero potuto negare tutto, invece di dichiarare di averla incontrata a Giulianova. Ci sono troppe anomalie, siamo molto cauti nel dare per certa l’accusa”.



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