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Omicidio Rapposelli, il gip:
«Scaltro depistaggio dai Santoleri»
La difesa: «Le prove sono deboli»

INDAGINI - Tra le considerazioni del giudice, che motivano la necessità della reclusione, vengono sottolineate le manovre che Simone e Giuseppe avrebbero messo in atto per coprire il delitto. Per la difesa, il provvedimento "fa acqua da tutte le parti". Per questo, si rivolgerà al Riesame per chiedere la scarcerazione di padre e figlio
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Simone e Giuseppe Santoleri

 

“Abbiamo letto ordinanza e secondo noi fa acqua da tutte le parti perché non c’è una sola prova o risultanza tecnica che spieghi l’esigenza della misura cautelare in carcere”. Così Gianluca Carradori, avvocato di Simone e Giuseppe Santoleri, sul provvedimento firmato dal gip Carlo Cimini che questa mattina ha fatto finire l’ex marito e il figlio di Renata Rapposelli in una cella della casa circondariale di Teramo. Secondo la difesa, nell’ordinanza lunga 56 pagine non vengono illustrati né gravi “indizi di reità – gravi, precisi e concordanti – in merito all’uccisione di Renata Rapposelli e alla soppressione del suo cadavere”, né il pericolo di inquinamento prove di cui parla il giudice che tracce l’identikit degli indagati. Se Simone viene definito come colui che “ha gestito invia esclusiva la fase investigativa e l’aspetto mediatico della vicenda”, prodigandosi per cercare di sminuire la valenza probatoria degli elementi emersi a carico degli indagati, Giuseppe “è rimasto volutamente nell’ombra”, pur fornendo “un contributo attivo a tutte le manovre di depistaggio del figlio, a partire dal viaggio a Loreto”.  E dal documento del gip emerge anche un dato inquietante: Simone avrebbe cercato nel 2010 di uccidere la madre, avvelenandole la minestra con del topicida.

“Nel provvedimento – afferma Carradori, nel pool difensivo assieme ai legali Gianluca Reitano e Alessandro Angelozzi –  si sostiene che la Rapposelli sia stata senza ombra di dubbio uccisa. Ma non ci sono ancora tutte le risultanze degli accertamenti autoptici (tra cui l’analisi tossicologica, ndr) e, dunque, non sappiamo se il decesso possa essere avvenuto per cause naturali”. Secondo il gip, “le modalità con cui è stato compiuto l’omicidio non si conoscono”, ma questo non inficerebbe  “minimamente la gravità del quadro indiziario” che individua nella falsità del viaggio a Loreto “la chiave di volta che regge l’ipotesi dell’omicidio”. Viene definito tale per una serie di fattori: il luogo di ritrovamento, impervio e isolato, e le modalità (Renata aveva solo una scarpa) che dimostrano come la donna non possa essere arrivata sulle rive del Chienti da sola.

Da sinistra: gli avvocati Reitano e Carradori

Tra gli indizi raccolti dalla procura, nell’ordinanza vengono citate anche le contraddizioni di cui Simone si è reso responsabile parlando davanti alle telecamere di alcune trasmissioni televisive circa il litigio avvenuto in casa con la pittrice nel primo pomeriggio del 9 ottobre e il viaggio,  “fantomatico” per il gip, intrapreso dalla madre e il padre verso Loreto.  Nel quadro probatorio, ci sono anche delle testimonianze che pesano, tra cui quella dell’istruttrice della palestra sotto casa Santoleri che avrebbe ascoltato pronunciare delle ingiurie attorno alle 16.30, attribuibili a Simone. “Ma non lo ha visto mentre parlava – afferma Carradori -. La ragazza ha dichiarato di aver riconosciuto la voce di Simone dalla televisione e poi il suo cellulare alle 16.15 aggancia una cella di Roseto. Tra l’altro, il pomeriggio del 9 ottobre, nessun vicino dice di aver sentito delle urla”. C’è poi la testimonianza della farmacista. “Dobbiamo vedere – continua il legale – quanto è attendibile, perchè la Rapposelli non ha strisciato la tessera sanitaria. Come è certa la farmacista che fosse lei? E poi non si ricorda neanche bene in quale giorno è entrata in negozio”. Il movente economico per cui sarebbe stato commesso l’omicidio risuona in tutta l’ordinanza. Così come i rapporti aspri che correvano tra Renata e il figlio, tanto che lui nel 2010 avrebbe cercato di ucciderla mettendo nella ministra del veleno per topi. Il gip ha firmato l’ordinanza anche per il pericolo di inquinamento prove, affermando come i Santoleri abbiano posto in essere “una serie di condotte volte a smontare il castello probatorio che a mano a mano veniva formandosi a loro carico”. Tra queste ci sono i continui ricoveri in ospedale che hanno consentito a Giuseppe di sottrarsi al confronto con gli investigatori. “Il 12 ottobre – dice il gip – […] ha simulato un tentativo di suicidio proprio per ottenere il ricovero”.

Inoltre, nella casa di cura di Ascoli dove era stato trasferito per un periodo l’ex marito di Reny, l’uomo per parlare con Simone si sarebbe scambiato dei “pizzini”, per la paura di essere intercettato. Sono stati invece ripresi da una telecamera. Nel provvedimento, è menzionata anche la volontà di distruggere la 600 per evitare altri accertamenti. “Ma come fanno a rottamarla – sottolinea Carradori – se l’auto è stata sequestrata? Poi ci sono già state quattro ispezioni e i rilievi del Ris non sono ancora arrivati. Cosa altro si deve cercare?”. C’è poi la denuncia per diffamazione sporta nei confronti di due testimoni giudicate dagli indagati scomode. Per la procura, le querele sarebbero atti intimidatori. “Perchè, non possono continuare a inviare denunce anche dal carcere? – si chiede il difensore- Non ci sono mai state minacce o affronti diretti nei confronti di quelle persone. Dunque, non vedo neanche le basi per l’inquinamento delle prove. Nell’ordinanza non si menzionano le risultanze tecniche, perchè ancora le perizie non sono state tutte depositate. Sono stati assemblati semplicemente degli elementi che, però, per noi non hanno valenza. Per questo, impugneremo l’ordinanza al Riesame. Se dovessimo perdere, ci rivolgeremo in Cassazione”.

 



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