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Inchiesta sull’untore Hiv,
la procura: «Processate Pinti»

ANCONA - Il 6 dicembre si svolgerà l'udienza preliminare dove il 35enne dovrà rispondere di lesioni volontarie gravissime e omicidio volontario aggravato per aver contagiato con il virus sia l'ex convivente, poi morta, che l'ultima fidanzata, colei che lo ha denunciato
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Claudio Pinti

 

Lesioni personali gravissime e omicidio volontario aggravato. Sono queste le accuse da cui si dovrà difendere Claudio Pinti il prossimo 6 dicembre durante l’udienza preliminare presieduta dal gup Paola Moscaroli. Il giudice dovrà decidere se rinviare a giudizio il 35enne accusato di aver contagiato con l’Hiv l’ex convivente, Giovanna Gorini, e l’ex fidanzata, Romini, oppure se proscioglierlo dalle accuse mosse dalla procura. L’uomo, lo scorso venerdì, ha affrontato un interrogatorio nel carcere di Rebibbia, dove è recluso. Stando alla perizia affidata dal gip a due specialiste in virologia e infettivologia sarebbe stato Pinti a infettare la Gorini e l’ultima fidanzata, senza metterle al corrente di essere malato. Ma non solo. Nel caso della Gorini, morta a giugno 2017, per una patologia tumorale contratta a causa del virus, il 35enne l’avrebbe anche indotta a non curarsi. Anche lui stesso, essendo un negazionista dell’Aids, non si è mai voluto sottoporre ad alcuna terapia per tenere sotto controllo la carica virale.



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