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Nuovo direttivo Parco del Conero:
nuovo incontro in commissione,
tensioni all’interno del Pd

AMBIENTE - La proposta di legge con la composizione a dieci membri già approvata all'unanimità della commissione torna all'esame dell'organismo regionale presieduto da Biancani che non esclude un nuovo restringimento della rappresentatività a otto. A fare pressioni per questa decisione i sindaci, capitanati da quello di Ancona, Valeria Mancinelli, che rivendicano la maggioranza nel direttivo. Maggioranza che non avrebbero nell'attuale ipotesi di composizione a dieci. Il commissario dell’ente Parco: «Si perde tempo con una "leggina", da un anno aspettiamo la legge risolutiva per il riordino di tutte le aree protette»
sabato 12 Gennaio 2019 - Ore 12:09
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di Giampaolo Milzi

Pochi soldi dalla Regione, un commissario che sembra condannato ad un’ordinarietà gestionale “no stop”, e i politici che, tra polemiche e ritardi, sembrano impegnati in un terno al lotto nell’impresa di nominare il nuovo comitato direttivo dell’ente. Cronache dal Parco del Conero. Un terno a lotto, perché? La querelle che si trascina da mesi riguarda la proposta di legge che definisce il numero dei componenti del comitato, ancora bloccata sul tavolo della III commissione della Regione. Il testo tornerà all’esame dell’organismo regionale mercoledì 16 gennaio, dopo continui rinvii. «Il mio obiettivo alla fine della seduta di commissione del 16 gennaio resta quello di riuscire a chiudere il caso definendo la proposta di legge. Ma prima di licenziarla per l’esame e l’approvazione del Consiglio regionale, dobbiamo ancora verificare il numero dei componenti del comitato direttivo dell’ente Parco, non escludendo un restringimento all’ipotesi dei 10», afferma il presidente della III commissione, Andrea Biancani. 

Il presidente della III commissione consiliare della Regione Marche, Andrea Biancani

L’assemblea guidata da Biancani già in prima battuta aveva esaminato l’ipotesi studiata dall’assessore regionale all’Ambiente, Angelo Sciapichetti: conferire un rappresentante nel direttivo dell’ente Parco a tutti e quattro i Comuni (Ancona, Sirolo, Numana e Camerano, e non più solo ai primi due), uno alla Regione, uno alla Provincia di Ancona, uno ad un’associazione ambientalista e uno al settore del comparto agricoltura, per un totale di 8. La commissione alla fine aveva deciso all’unanimità (pare Scapichetti fosse d’accordo) per un ulteriore allargamento della composizione a 10 membri: ok per i quattro sindaci, il portavoce della Regione e quello della categoria agricola, eliminazione di quello della Provincia, introduzione di due nuovi rappresentanti, uno per l’Università Politecnica delle Marche e uno per gli operatori turistici e raddoppio da uno a due per gli ambientalisti. Il gioco sembrava finalmente fatto. Macché. Colpo di scena. La commissione ha bloccato la proposta allargata e rinviato l’esame alla prossima seduta, fissata per il 16 gennaio. Con buona pace delle proteste e sollecitazioni, tra le ultime quelle di Legambiente, Italia Nostra e del Garante dei diritti, Andrea NobiliIl nuovo alt, dopo il via libera all’unanimità, sarebbe dovuto alla risoluta posizione espressa dalla sindaca di Ancona, Valeria Mancinelli, nel corso della sua audizione in commissione regionale, dove a nome del comitato dei quattro Comuni ha espresso un ferreo, seppur non vincolante, parere negativo alla soluzione del direttivo allargato. Meglio 8 membri, anche meno, in modo che i Comuni possano avere la maggioranza in occasione delle decisioni sui piani urbanistici. Tesi avvalorata da Maurizio Sebastiani, presidente di Italia Nostra Marche: «Inaccettabile che la questione sia bloccata da oltre un mese, dietro l’impasse si nasconde un braccio di ferro tra la Mancinelli da un lato, e la terza commissione con Biancani dall’altro, la quale ha approvato la composizione a 10 membri». Insomma, un braccio di ferro tutto interno al Pd, tra Comune e Regione. Sebastiani aggiunge che «la Mancinelli sostiene, a torto, che ai sindaci, in quanto eletti dai cittadini, spetti una posizione dominante nella gestione dell’ente Parco. È una visione miope del bene Parco del Conero, che appartiene ad una comunità allargata, fatta di tanti soggetti, tra cui ambientalisti e categorie produttive, che hanno un bagaglio di idee e proposte per una migliore valorizzazione di questo grande patrimonio naturalistico. Che si vada subito con la proposta dei 10 rappresentanti in Consiglio regionale perché diventi legge. No ad eventuali dietrofront». Una dichiarazione in linea con la posizione tenuta da Sebastiani nel corso dell’audizione in III commissione regionale del novembre scorso – presenti anche i vertici di Legambiente e Cai – quando il presidente di Itala Nostra, riferendo una posizione comune anche alle altre associazioni ambientaliste marchigiane, aveva segnalato quella che è probabilmente la mancanza più inaccettabile della Regione: il non aver fatto nulla per stilare la proposta di legge regionale più importante del settore, quella annunciata a vuoto per la riforma e riorganizzazione generale dei parchi e delle aree naturali. Un tema, questo, molto caro al commissario dell’ente Parco del Conero, l’architetto Maurizio Piazzini. Il quale avrebbe dovuto cessare dall’incarico, dopo un anno, nel novembre scorso, mentre invece l’assessore Sciapichetti l’ha prorogato fino al prossimo giugno (e sul quale poche settimane fa si è scatenata la bufera per la sua presunta incompatibilità, essendo progettista del piano di recupero del Passetto ad Ancona, ndr). «Stanno perdendo tempo per quella che io definisco una leggina, con i Comuni che remano a favore di un comitato direttivo ristretto mentre, questa è la mia impressione, la Regione punta a 10 membri – spiega Piazzini −. Ma non è questo il punto». E qual è? «Vuole una provocazione? In teoria il Parco potrebbe essere guidato anche da una sola persona. Il punto è dotare l’ente Parco di fondi sufficienti e di rivedere l’organico del personale. Per questo sono irritato. Perché nella delibera che mi ha nominato commisssario a fine 2017 c’era scritto “in attesa dell’approvazione della legge regionale di riorganizzazione della governance di parchi e aree protette”. Invece di quella legge non hanno scritto una riga. E temo che tutto il tempo perso per la leggina, appunto, sul numero dei componenti del direttivo, allunghi ancora in modo spropositato la “vera” legge fondamentale di riorganizzazione per tutto il territorio regionale». Lei cosa propone? «La mia proposta giace inascoltata da un anno: più finanziamenti, e non solo. In totale, tra parchi e aree protette, abbiamo solo 15 dipendenti. A parte che sono troppo pochi, io ho auspicato che sia la Regione ad assumerli, sgravandoci dell’onere delle retribuzioni, e Ceriscioli si era detto d’accordo, in modo da poter concentrare i nostri bilanci sul resto.

Il commissario del Parco del Cònero, l’architetto Maurizio Piazzini

Già, i bilanci, quello dell’ente Parco del Conero, in particolare, con le casse da troppo tempo in profondo rosso. Piazzini: «Solo a fine novembre scorso la Regione ha stanziato 2 milioni di euro per il 2018, di cui appena 500mila disponibili a dicembre per il Conero. La mezza buona notizia? Che la Regione, nel bilancio di previsione approvato per quest’anno, non ha stanziato zero (per poi tardivamente ravvedersi come nel 2018, ndr.) ma ha previsto un finanziamento di 1 milione e 800mila euro, a noi ne dovrebbero arrivare 300-400mila, una parte di questi presto. Certo, certo, sono sempre pochi, ma almeno potremmo iniziare a cambiare marcia. Ad esempio partecipare ai bandi europei per ottenere ulteriori fondi, il che prima era impossibile, perché non c’era una partnership finanziaria con la Regione. Potremmo incrementare le iniziative in cantiere per il progetto già da me stilato per la valorizzazione dei siti archeologici piceni. Abbiamo ottenuto per questo 500mila euro dalla Cariverona, quello della “Accademia dei Piceni”».

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