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«Basta con la didattica a distanza,
Acquaroli riapri le scuole»
Terzo presidio sotto la Regione

ANCONA - Studenti, professori e genitori sotto Palazzo Leopardi e Palazzo Raffaello per chiedere al governatore di ritirare l'ordinanza che tiene chiuse le superiori fino al 31 gennaio. Non è escluso il ricorso al Tar. Una delegazione ricevuta dai capigruppo di minoranza in Consiglio Regionale
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Il presidio in Regione

di Giampaolo Milzi

Stavolta la voce grossa l’hanno fatta soprattutto gli studenti, perché “Acquaroli non ci sente”, come recitava uno degli striscioni del terzo presidio di protesta in pochi giorni, oggi pomeriggio, del comitato Marche Priorità alla Scuola (PaS) svoltosi tra Palazzo Raffaello e Palazzo Leopardi, le due massime sedi della Regione Marche. Un centinaio i manifestanti che hanno chiesto di «riaprire le scuole superiori nella nostra regione, anche prima del primo febbraio come deciso dall’ordinanza di Acquaroli, visto che tutti gli istituti sono pronti per garantire massima sanificazione, distanziamento e sicurezza a fonte della pandemia da Covid». Muro di gomma da parte della giunta perché la delegazione del PaS – composta da docenti Valerio Cuccaroni e Laura Vichi, rispettivamente del “Galilei” e de liceo “Medi” di Senigallia, gli studenti del “Galilei” Riccardo Maria Russo ed Elena Moreschi, e la signora Silvia Severini, in rappresentanza dei genitori – non sono stati ricevuti come avevano chiesto, mentre era in corso il Consiglio Regionale a Palazzo Leopardi, dal suo presidente, Dino Latini (dell’Unione di Centro, forza di maggioranza), ma dai capigruppo dei partiti d’opposizione. «In pratica non abbiamo ottenuto nulla – ha spiegato il prof. Cuccaroni – Per carità, i capigruppo di minoranza sono stati gentilissimi, ci hanno ascoltato». Ma, ha fatto capire, hanno le mani legati e non pensano di poter fare di più per aiutarci. «Ci hanno detto che da molto tempo presentano interrogazioni in Consiglio perché vengano garantite le lezioni in presenza anche nelle scuole superiori, che vengano effettuati screening, tamponi per valutare la situazione epidemiologia negli istituti. Ma la linea della Giunta, che un piano di screening di massa nelle scuole non lo ha mai avviato, è dare priorità alla questione dei vaccini». Presente all’incontro con la delegazione del PaS, anche il vicepresidente del Consiglio regionale Andrea Biancani (Pd). Si è fatto vedere Luca Marconi, il capogabinetto di Latini, per proporre un incontro tra tutti i consiglieri di minoranza e la Giunta. Il PaS, in una manciata di giorni ha raccolto sulla piattaforma web Avaaz, alla quale è collegata la sua pagina Facebook, ben 2250 firme proprio per stoppare la dad e riempire le aule. Prossime mosse: «Non ci fermiamo certo, siamo in contatto con altri comitati in Italia, gli studenti stanno protestando sempre di più in tutto il Paese. – ha detto Silvia Mariotti del PaS – Siamo rimasti sorpresi delle tantissime comunicazioni di solidarietà  ricevute da ragazzi, genitori e insegnanti in questi giorni, tutti contrari alla dad». Inoltre il PaS non esclude un ricorso al Tar per ottenere almeno la sospensione dell’ordinanza di Acquaroli. Tornando alla dad, durante l’incontro coi capigruppo di minoranza, la delegazione del PaS l’ha messa sotto processo, così com’era avvenuto durante gli interventi al megafono fuori di palazzo Leopardi.  «La dad crea isolamento, svogliatezza tra noi studenti. – ha detto Federico Tronchi, IV anno al “Galilei” – Ho parlato con vari psicologi, mi hanno confermato che molti ragazzi hanno atteggiamenti depressivi. Abbiamo bisogno assoluto di relazionarci tra noi e coi prof, e anche i prof continuano a dirci che si sentono spaesati con la dad». La delegazione ha presentato anche dati a favore della didattica in presenza: «La dad non funziona anche perché ben 1 milione di studenti su 8 non ha un tablet  e connessioni internet per supportarla e 1 studente su 3 con la dad è rimasto indietro nei programmi, non riesce a seguire le lezioni», ha dichiarato Riccardo Russo. E ancora: il PaS ha criticato la “esorbitante” importanza conferita al parametro Rt (se è pari a 1 significa che una persona può contagiarne solo un’altra), «quello che conta è il dato dell’Istituto superiore della Sanità, da una ricerca condotta su 7 milioni e 700mila studenti e 700mila insegnanti di tutte le scuole il fattore di incidenza sulla pandemia da Covid delle lezioni in presenza è solo del 3%, quasi insignificante». Senza contare che «alle superiori come nelle altre scuole, in presenza, si potrebbero effettuare tracciamenti e controlli su eventuali contagi che potrebbero essere molto utili». A sintetizzare l’obiettivo minimo del PaS, Tommaso Moreschi, padre di due di due studentesse del “Galilei”: «Che la Giunta regionale consenta al più presto un ritorno alle superiori in presenza almeno graduale, iniziando magari con due giorni la settimana, per il 50% degli iscritti. Le scuole hanno dimostrato di essere perfettamente organizzate e sicure, i prefetti hanno garantito assieme alle aziende di trasporto pubblico di poter movimentare colo gusto distanziamento quel 50% di iscritti.

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