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Cinghiali vaganti in riviera,
il Parco del Conero formerà
nuovi volontari per il trappolamento

SIROLO - A causa della pandemia, il 2020 è stato un anno anomalo che ha registrato una riduzione dell’attività di selezione degli ungulati facedone aumentare la popolazione all'interno dell'area protetta. Il corso per individuare altre 30 figure permetterà una maggiore apposizione di gabbie di cattura nelle aree antropizzate dove il selecontrollo con carabina è impraticabile
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Un gruppo di cinghiali avvistato vicino ad uno stabilimento balneare di  Numana

 

 

La formazione e il ‘reclutamento’ di 30 operatori volontari per il trappolamento del cinghiale nelle aree abitate del Parco del Conero permetterà un contenimento della popolazione di ungulati e il loro sconfinamento sulle strade di Numana e Sirolo. La novità è stata ufficializzata oggi da Mirko Bilò (Lega). Il consigliere regionale di maggioranza, nonchè ex ex sindaco di Numana, nei giorni scorsi aveva formulato un preciso quesito all’Ente Parco dopo l’ennesima comparsa di un branco di cinghiali al Taunus, schivato all’ultimo momento da un’auto in transito sulla strada. Facendosi portavoce della preoccupazione dei concittadini, aveva chiesto che cosa era stato fatto e cosa si intendesse fare per tutelare la pubblica incolumità degli automobilisti di passaggio in riviera? L’ente Parco ha fornito a Bilò un report dettagliato che analizza la situazione del 2020 alla luce del passato e del futuro. Intanto nella sua relazione il vice presidente del Parco del Conero, Andrea Montresor, annuncia l’imminente pubblicazione del nuovo bando per la partecipazione al Corso per Operatori volontari per il trappolamento del cinghiale in cui si prevede un coinvolgimento di 30 volontari nella cattura degli ungulari.

La tabella del censimento dei cinghiali stilata dall’Ente Parco

«Aumentare il numero degli operatori di trappolamento è fondamentale per potenziare l’eradicazione del cinghiale proprio nelle zone più antropizzate dove il selecontrollo con carabina risulta impraticabile per motivi di sparo in sicurezza. – scrive il vice presidente – I dati analizzati dal 2014 al 2019 mettono in evidenza come la consistenza complessiva di popolazione dei cinghiali stimata nel 2019 appaia la stessa del 2018. I dati pertanto sembrano confermare quindi una sostanziale efficacia del controllo che è riuscito negli anni a ridurre in modo concreto la consistenza della specie. Come ben sappiamo il 2020 è stato un anno anomalo con una riduzione dell’attività di selezione dovuto ai restringimenti per contrastare la pandemia del Covid 19. La riduzione dell’attività di contenimento fa presumere per il 2020 un possibile aumento della popolazione di cinghiale all’interno del Parco come si sta già verificando una aumento della presenza nella zone più antropizzate».

Il perdurare della pandemia che sta proseguendo anche nel 2021 ha spinto l’ente Parco a chiedere al prefetto se l’attività di contenimento della popolazione di cinghiale è paragonabile all’attività necessaria e pertanto può essere continuativamente svolta dal personale volontario in dotazione al Parco anche in caso di applicazione di provvedimenti restrittivi anti-Covid. Il prefetto ha confermato e quindi anche l’apposizione di gabbie e recinti di cattura degli ungulati potrà proseguire senza problemi. Il Parco del Conero attua dal 2008 il piano di gestione della popolazione del cinghiale che prevede, tra l’altro, il prelievo tramite abbattimento dei capi con la pratica del selecontrollo e del trappolaggio previste dalle normative vigenti. Nel 2020, grazie a un finanziamento della provincia di Ancona, è stato possibile installare la cartellonistica e sistemi di rallentamento (bande acustiche o sonore) per allertare gli automobilisti sulla possbile presenza di ungulati e fauna selvatica vangante all’interno dell’area protetta. Sono stati installati anche dissuasori otici riflettenti per cinghiali. Quello che il Parco del Conero torna a sollecitare per il futuro è invece «una pianificazione pluriennale e integrata con Atc, Regione e Provincia e Parco che potrebbe contribuire notevolmente a focalizzare azioni utili al contenimento delle popolazioni del cinghiale sia dentro e fuori al parco» sottolinea il vice presidente Andrea Montresor.

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