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Sulla Flaminia manifesto
contro l’aborto,
il Pd condanna Carlo Ciccioli

ANCONA - E' comparso a Palombina su un camion-vela, con i riferimenti della onlus Pro Vita e Famiglia e della Chiesa Apostolica. Il messaggio: «Il corpo di mio figlio non è il mio corpo, sopprimerlo non è la mia scelta». Il gruppo comunale dei dem contro l'esponente di FdI dopo la polemica in Consiglio regionale sulla Ru486, quando aveva parlato di "sostituzione etnica"
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Il camion-vela a Palombina

 

«Il corpo di mio figlio non è il mio corpo, sopprimerlo non è la mia scelta. #Stopaborto». E’ questo il messaggio comparso questa mattina sulla Flaminia, all’altezza del primo ponte dopo Collemarino, su un camion-vela. Il manifesto, che ritrae una ragazza sorridente, riporta i simboli dell’associazione Pro Vita e Famiglia e della Chiesa Apostolica, sezione di Ancona. Il messaggio lasciato per contrastare l’aborto si inserisce nella querelle riesplosa ieri in Consiglio Regionale in merito all’interruzione volontaria di gravidanza e la somministrazione della pillola Ru468.

Carlo Ciccioli

Sulla vicenda, è entrato anche il gruppo comunale del Pd, in riferimento alle dichiarazioni rese ieri dal consigliere regionale di Fdi Carlo Ciccioli: «Ci allarma che proprio nella Giornata della Memoria – una ricorrenza che, come ci insegna Papa Francesco, onoriamo per fare sì che certe orribili tragedie non accadano più – un esponente politico di rilievo della nostra regione utilizzi concetti come quello di “sostituzione etnica”.  Temi quali la decrescita demografica, la salute della donna e del nascituro, la convivenza civile tra le comunità che vivono la nostra città, devono essere oggetto di un confronto politico serio, e su questo il Pd non si tira indietro. La condizione necessaria affinché possa esservi tale confronto, però, deve essere il rifiuto di qualsiasi deriva razzista e xenofoba». Per i democrat, le parole ascoltate ieri in Consiglio regionale «offendono tutte le donne e gli uomini di un Paese, il nostro, che come altri porta sulle spalle il peso dei tragici eventi del secolo scorso. Tali esternazioni ci confermano, se mai ce ne fosse stato bisogno, la necessità, ancora attuale, di valorizzare il tema del “ricordo”, soprattutto a beneficio dei giovani; e ciò affinché nella nostra coscienza collettiva sia maturo il rifiuto dell’ideologia legata al più orrendo capitolo della storia europea. Ci sembrano gravi, poi, le dichiarazioni degli assessori e dei consiglieri di maggioranza della Regione Marche in ordine al rifiuto di erogare la pillola RU486 nei consultori, come invece previsto nelle linee guida del Ministero della Salute, le quali fondano le proprie radici sul principio della tutela della salute della donna. In particolare, all’assessore alla Sanità, che ha pronunciato affermazioni quali “la legge sull’aborto non si tocca, salvo non ci sia una maggioranza parlamentare, che in questo momento non c’è,” rispondiamo che chi crede davvero nel valore della scelta consapevole per la vita e, allo stesso tempo, in quello della tutela della salute della donna (fisica e psichica), combatterà sempre contro qualsiasi deriva antiprogressista». Sul caso è intervenuto anche il PCI, sezione di Ancona: «Un passato barbaro e violento torna alla mente.  Con tanti problemi sociali ed economici che attendono risposte nelle Marche, la Giunta Acquaroli per primo attacca le donne, è un attacco ideologico di un sistema in crisi. Tentano di colpire la donna utilizzando il momento di maggiore fragilità con il contorno di dramma che una scelta come l’aborto si porta dietro. Un attacco vigliacco di una mentalità patriarcale che usa le donne e mira a colpire l’intero sistema dei diritti sociali e civili conquistati nei decenni precedenti con le mobilitazioni. Le donne hanno capito e non accettano intimidazioni, sanno che la Legge 194 ha sconfitto l’aborto clandestino, tutela la salute della donna e garantisce la sua autodeterminazione.  Sarà una mobilitazione senza tregua perché indietro non si torna».

(Redazione CA)

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