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Il Cardeto si arrende al degrado:
sfregiata anche la ‘casa’
degli esperimenti di Marconi (Foto)

ANCONA - Tour nella vasta area verde a picco sul mare, dove l'incuria ormai regna sovrana tra bivacchi, siringhe immondizia e porte scardinate. Nessuna pietà per l'ex immobile della Marina, trasformato in un rifugio per sbandati, e per il luogo dove l'inventore della radio fece delle sperimentazioni
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Lo stato dell’ex immobile della Marina

di Giampaolo Milzi

Il parco del Cardeto-Cappuccini dedicato al grande poeta anconetano Scataglini continua a essere diviso in due mondi: uno frequentato da cittadini (pochi), turisti (rari) e volontari che di tanto in tanto danno una ripulita; l’altro, più nascosto, ma altrettanto vasto e variegato, da balordi, vandali, teppisti, clochard, tossicodipendenti e sbandati di vario tipo. Ormai segnalare i nuovi casi di danneggiamenti e usi impropri di manufatti è diventato come aggiornare una specie di bollettino di guerra. Tre le ultime spine nel fianco da segnalare dopo un sopralluogo di oggi pomeriggio. Iniziando dal colle Cappuccini, una riguarda l’inutile presenza delle due porte di legno d’ingresso al piccolo edificio usato l’ultima volta come locale di servizio-magazzino per il chiosco di legno che nell’estate del 2018 fu usato come bar dagli organizzatori della bellissima manifestazione ricreativo-culturale “Fargo”; dato che le porte di quell’immobile di servizio sono scardinate, gli ambienti sono sporchissimi e chiunque può accedervi per farsi i comodi suoi. Un sorriso ci si stampa in volto nel prendere atto che finalmente l’Agenzia del Demanio ha sostituito il portone d’ingresso – fatto a pezzi dai soliti ignoti l’estate scorsa che vi avevano bivaccato a lungo – alla base del Vecchio Faro del 1860. Dall’alto del quale si potrebbe ammirare uno dei più spettacolari panorami di Ancona, ma che purtroppo deve restare inaccessibile per lesioni alla scale a chiocciola interne e, ancora purtroppo, continua a perdere pezzi. Senza che alcuna istituzione se ne preoccupi in modo risolutivo.

Porta scardinata nel locale di servizio ai Cappuccini

Ma in mezzo alla stradina sassosa in lieve salita che conduce al complesso del Faro ottocentesco, ecco giacere le transenne di legno che il Demanio aveva posto a mo’ di sbarramento prima di decidersi finalmente a ripristinare la chiusura ermetica della monumentale, storica colonna. Quelle transenne sono lì di mesi. A riprova – ma gli esempi sarebbero tantissimi – del fatto che questa straordinaria area naturalistica, paesaggistica e piena di testimonianze del passato del capoluogo marchigiano è nel degrado più cronico. Una vera manutenzione generale? Anche riferita al verde? Una barzelletta.  Tanto che superato il Vecchio Faro (e siamo sempre in area demaniale) avvistata e raggiunta la casetta di fine ‘800 – che sino al periodo post II Guerra mondiale aveva ospitato una stazione radio dell’esercito – scopriamo che anche qui qualcuno ha divelto la porta e all’interno regna il luridume: stracci, bottiglie di birra e pacchetti di sigarette vuoti, cartacce, scatoloni, pezzi di plastica, resti di materiale edile. Vien da chiudersi come questo immobile stia ancora in piedi, notando le lunghissime, profonde crepe che interessano pareti e soffitto.  Tant’è, proprio piazzati sul tetto, mentre usciamo, ci osservano due ragazzi, chissà come ci sono finiti lassù, sull’ex stazione radio. Stazione che ci riporta a quello straordinario inventore che fu Guglielmo Marconi, padre proprio dello strumento radio. Ancora una ferita.

Le crepe nella casetta di Marconi

La targa esterna posta nel 2004 dall’Associazione Radioamatori Italiani di Ancona è un pezzo di ruggine, ma si legge ancora la scritta: “Dall’alto del colle dei Cappuccini, dal quale un giorno tuonava il cannone degli stranieri per difendere ciò che credevano un diritto d’altri ed era un’usurpazione, oggi spande per l’aria o si raccoglie la grande parola di pace e fraternità – Agosto 1904. Al genio di Guglielmo Marconi (…)”. Eh sì, perché proprio in quella casetta, nel 1904, Marconi compì importanti e risolutivi esperimenti per l’emissione delle onde sonore a lunghissima distanza. Se il colle dei Cappuccini piange, qualche centinaio di metri dirimpetto, oltre il Campo degli Ebrei, anche il colle Cardeto continua a versare lacrime per l’incuria e l’abbandono in cui continua a versare. Tra la folta vegetazione da cui emergono gli imponenti resti del forte prima napoleonico poi ingrandito subito dopo l’Unità d’Italia, seguendo uno degli stradelli, ecco un fabbricato usato dalla Marina militare probabilmente fino a qualche anno dopo il 1945. E’ in cemento, il primo piano è chiuso. Ma il piano terra a forma di L, costituito da un vano d’ingresso e da due grandi stanzoni, sembra essere stato catapultato lì da una delle zone più povere del terzo mondo. Porta di ferro a ringhiera ovviamente aperta. I senza tetto l’hanno trasformato in una pensione a “zero stelle”: tre o quattro materassi, coperte, lenzuola; e naturalmente bottiglie vuote a “go go”, rifiuti di vario tipo, muffa. La parte d’entrata testimonia come quest’antro infernale sia frequentatissimo anche da tossicodipendenti: tantissime siringhe sul pavimento, fazzolettini di carta, sacchi d’immondizia. Non ha davvero nulla di poetico tutto ciò (pensando all’intitolazione del parco a Scataglini), qui regnano emarginazione, disperazione. Così come “Dall’alto del colle dei Cappuccini”, per riprendere la targa in omaggio a Marconi, nella cadente e logora casetta dove il suo genio operò 117 anni fa, oggi non sembra proprio che quel sito oscuro spanda “per l’aria” o raccolga “la grande parola di pace e fraternità”. Forse è un sogno poetico, ristrutturarla quella casetta, magari farne un piccolo museo sui primi macchinari di segnalazione ad onde elettromagnetiche, di comunicazione senza fili, sui prototipi di radio. E dove ci sono cultura, e memoria culturale, quasi sempre c’è anche vera pace e fraternità.

Due ragazzi sul tetto della casetta di Marconi

Porta rotta alla casetta di Marconi

Porta scardinata nel locale di servizio

Rifiuti nellex immobile della Marina

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