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Botte e ordini alla compagna:
«Devi solo pensare a fare la madre»:
condannato un 42enne

ANCONA - All'imputato è stata inflitta una pena di due anni e due mesi di reclusione per il reato di maltrattamenti. Stando al racconto della vittima, all'epoca della convivenza a Chiaravalle, lui l'aveva anche spinta per le scale quando aspettava un figlio. Le minacce: «Ti rimando dalla tua famiglia dentro una bara»
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Foto d’archivio

 

Botte, insulti e minacce di morte: condannato per maltrattamenti in famiglia un 42enne, all’epoca dei fatti residente a Chiaravalle. All’uomo, questa mattina, è stata inflitta dal giudice Carlo Cimini una pena di due anni e due mesi di reclusione. Era difeso dall’avvocato Francesco Conti. All’ex compagna, parte civile con l’avvocato Francesca Santorelli, andrà una provvisionale di 8mila euro. I soprusi, stando a quanto emerso, sarebbero iniziati subito dopo la convivenza della coppia, cominciata nel 2016 a Chiaravalle: la vittima ha riferito in aula di plurime aggressione subite per futili motivi, diventate ancora più violente durante la gravidanza. Lei, 38 anni, sarebbe stata trascinata per i capelli e gettata giù per le scale, finendo poi al pronto soccorso. In quell’occasione aveva  detto al personale sanitario di essere caduta nella doccia. Dopo un periodo di calma, i maltrattamenti sarebbero ripresi nel maggio del 2017, dopo la nascita della figlia della coppia. «Lui calmava la sua rabbia solo dopo avermi picchiata» ha raccontato la donna in aula, delineando la figura di un compagno-padrone, per cui lei «doveva solo occuparsi della figlia». Ci sarebbero state anche minacce del tipo: «Ti rimando dalla tua famiglia in una bara». L’ultimo episodio, nel gennaio del 2019: la donna ha riferito che il compagno le aveva sbattuto la testa contro la spalliera del letto per poi darle un morso. Di lì, la decisione di sporgere denuncia ai carabinieri e la collocazione della vittima con la figlioletta in una struttura protetta. La difesa ha sempre respinto le accuse, puntando soprattutto l’attenzione sulla poca attendibilità del racconto della donna. Trenta giorni per la motivazione, poi la valutazione del ricorso in appello.

(fe.ser)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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