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Bufera su Aerdorica, 29 indagati:
«Hanno portato la società al dissesto»

INCHIESTA per bancarotta e peculato. Tra le persone destinatarie dell’avviso di garanzia ci sono gli ex vertici: Marco Morriale, direttore generale dal 2007 al 2013, Giovanni Belluzzi, presidente del cda e poi amministratore delegato dal 2013 al 2015, e Federica Massei, amministratore unico dal 2016 al 2019
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Nei riquadri, da sinistra: Morriale, Belluzzi e Massei

 

Un nuovo terremoto giudiziario destinato a travolgere Aerdorica, la società che gestisce l’aeroporto Sanzio, salvata dal fallimento nel 2019 con l’omologazione del concordato varato dal tribunale e l’ingresso come socio di maggioranza di Njord Partners.  Sono 29 gli indagati compresi nell’inchiesta coordinata dal pm Paolo Gubinelli (il magistrato che si è sempre occupato delle vicende Aerdorica) e aperta con due ipotesi accusatorie, attribuite a vario titolo: bancarotta fraudolenta e peculato. Nel mirino, gli ultimi tre manager prima della privatizzazione della società. La procura, che prende in considerazione un  lasso di tempo compreso tra il 2007 e il 2019, ha chiuso le indagini, facendo partire le notifiche ai diretti interessati. Tra gli indagati, ci sono gli ex vertici: Marco Morriale, direttore generale dal 2007 al 2013 (già condannato in via definitiva per peculato, un altro processo è ancora pendente), Giovanni Belluzzi, presidente del consiglio di amministrazione e poi amministratore delegato di Aerdorica dal 2013 al 2015, e Federica Massei, amministratore unico della società dal 2016 al 2019. Nell’inchiesta, anche sindaci, revisori, componenti del consiglio di amministrazione e alcuni imprenditori (questi ultimi legati all’era Morriale). Stando all’ipotesi dalla procura – a vario titolo, ognuno nel proprio ruolo, chi con condotte omissive, chi con condotte dolose – gli indagati avrebbero contribuito ad aggravare la situazione di insolvenza di Aerdorica con condotte distrattive, dissipazione di risorse pubbliche e spese eccessive a fronte dei reali ricavi ottenuti dallo scalo. Ci sarebbero state anche anomalie nella gestione degli appalti, illeciti per l’ottenimento di bonus o rimborsi spesa, alterazioni della documentazione fiscale. La società, prima dell’iter per il concordato, era arrivata a sfondare il tetto dei 40 milioni di debiti. Socio di maggioranza era la Regione Marche, che oggi detiene l’8,5% delle quote. Se questa indagine è stata chiusa in via preliminare, ce ne è un’altra che è stata archiviata completamente. Si tratta della maxi inchiesta per peculato che aveva toccato 77 persone, tra cui gli ultimi 3 presidenti della Regione Marche prima dell’insediamento di Acquaroli: Luca Ceriscioli, Gian Mario Spacca e Vito D’Ambrosio. Il fulcro della questione erano i fondi pubblici messi a disposizioni di Aerdorica.

(fe.ser)

 

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