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L’allarme degrado è stato raccolto:
la Portella Palunci verrà restaurata

ANCONA - Fondo speciale da 15mila euro stanziato dall'Authority per mettere mano a uno dei fiori all'occhiello del porto antico. Da tempo erano stati segnalati dei distacchi di pietra dal monumento medievale, facendo attivare la Soprintendenza e i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale
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Portella Palunci

di Giampaolo Milzi

Chi la dura la vince: ed ecco che è stato raccolto l’sos per salvare dal progressivo sgretolamento la Portella Palunci. Ci sono voluti mesi di attesa, segnalazioni dei cittadini, e poi l’articolo sul caso pubblicato da Cronache Ancona. E ci vorranno altri mesi, fino all’inizio del prossimo anno, perché una delle testimonianze fiore all’occhiello del porto antico del capoluogo regionale torni a sbocciare in tutta la sua bellezza. Alla fine, dopo alcuni solleciti della Soprintendenza unica delle Marche,  è arrivata la fumata bianca dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale. Che ha stanziato un fondo speciale massimo di 15mila euro per il soccorso dell’elegante monumento medievale che si può ammirare affacciandosi dall’inizio di Lungomare Vanvitelli. Si erano via via cronicizzate e diffuse negli anni le sofferenze strutturali della Portella vera e propria (un arco a sesto acuto) e del complesso architettonico in cui si apre – parte residuale di una porzione della cinta muraria duecentesca/trecentesca e di una casa-torre – con danni particolarmente vistosi nella parte inferiore del fornice, da cui si erano distaccati numerosi pezzi di pietra bianca e di altro materiale edile, tra cui mattoni.
La burocrazia, purtroppo, annuncia tempi lunghissimi. Prima dell’apertura del cantiere, il settore Mauntenzioni dell’Autorità portuale dovrà smaltire varie richieste di permessi e autorizzazioni, poi inizierà la fase dell’affidamento dei lavori, preceduta da una indagine di mercato per individuare l’azienda esecutrice specializzata in restauri conservativi, che sarà scelta con affidamento diretto. Il progetto è pronto, redatto in base ad una corposa perizia della Soprintendenza, che ha affidato la direzione dei lavori al suo funzionario di zona architetto Biagio De Martinis. Sulle modalità di intervento per questo bene tutelato per legge come di alto valore, spende qualche parola di sintesi il tecnico Marco Brugiapaglia, del settore Manutenzioni Ap: «Sarà un’operazione di ampio respiro, che riguarderà tutta la struttura monumentale. Si inizierà con la rimozione della vegetazione infestante, per poi proseguire con la ricostruzione delle numerose porzioni di paramenti murari andate perdute o non recuperabili e con il consolidamento di parti delle stesse pareti (per lo più in laterizio), per terminare quindi con un trattamento superficiale protettivo di tutte le superfici, con prodotti speciali utilissimi per rallentare il degrado». Già, quello determinato nel tempo da smog, salsedine, forti piogge e venti, così come dalle vibrazioni provocate dai motori delle navi (per elencare alcuni fattori impattanti). Un degrado ricorrente, tanto che proprio l’Ap, nel 2010 (dopo tanti anni di oblio) aveva speso ben 90mila euro per risanare tutti gli acciacchi, allora ancora più preoccupanti, di cui soffriva il complesso l’edifico- Portella Palunci. Che al massimo a fine gennaio 2022 sarà di nuovo fulgido testimone del glorioso passato dell’Ancona Repubblica Marinara.
Il complesso della Palunci, con arco di passaggio e moletto sull’acqua privato, è ciò che resta di una delle numerose Portelle (alcune ancora sopravvissute ai bombardamenti della seconda guerra mondiale) che si susseguivano lungo “l’arco difensivo murario del porto storico”, tutte Lambite dal mare e dotate di una piccola banchina destinata all’approdo delle imbarcazioni dei mercanti. E il “sito Palunci” è quello che si è conservato meglio. Sopra l’arco resistono i resti del bastione di guardia e permane uno spezzone del camminamento di ronda. La Portella prese il nome, alcuni secoli dopo la sua costruzione, da quello dalla famiglia Paluncovich, originaria di Ragusa, la odierna Dubrovnik, il cui esponente Giovanni Paolo, ricco commerciante raguseo, si stabilì ad Ancona nel 1600, ponendo la sua residenza in un palazzo nell’area retrostante di via Saffi, anche questa devastata dagli eventi bellici.

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