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«A 19 anni prigioniero nel gulag:
quattro anni di atroci sofferenze»

MAIOLATI SPONTINI - Nel 'Giorno della Memoria' la testimonianza di Gino Daniele, soldato della Campagna di Russia, nel manifesto diffuso dal Comune. Il sindaco Consoli: «Tutti noi e soprattutto le nuove generazioni siamo chiamati a custodire questi ricordi, per non ripetere mai più gli stessi errori»
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Gino Daniele con la divisa da soldato

 

Maiolati Spontini celebra la “Giornata della Memoria” e nell’impossibilità di organizzare eventi in presenza, l’Amministrazione comunale ha diffuso un manifesto in cui viene proposta la testimonianza di chi ha vissuto quel tragico periodo. La voce è quella di Gino Daniele, classe 1922, da molti anni cittadino di Maiolati Spontini, che è stato prigioniero in Russia durante la Seconda Guerra Mondiale. In diverse occasioni ha ripercorso e condiviso la sua esperienza, sia attraverso incontri con le scuole sia grazie ad alcune pubblicazioni. Ha incontrato ragazzi e ragazze, docenti e dirigente dell’Istituto comprensivo Carlo Urbani nel 2012 e ha scritto tre libri con le sue memorie di guerra pubblicati alcuni anni fa. Il primo, del 2010, si intitola “La marcia del Davai – I gulag in Russia” (ed. L’Autore Libri Firenze), a cui è seguito “Il ritorno della memoria” (ed. Gruppo Albatros Il Filo) nel 2011 e infine “Pensando pensando” (ed. L’Autore Libri Firenze) del 2013.

«Sono trascorsi tantissimi anni – dice Daniele – ma nella memoria rimane sempre vivo il martirio subìto nei gulag, i campi di concentramento russi insieme a tanti soldati italiani giovanissimi come me, caduti prigionieri durante la Campagna di Russia. Ricordi consistenti e traumatizzanti che non potranno mai essere cancellati. Dal campo di prima accoglienza nel 1941, quando avevo solo 19 anni, alla Siberia fino alla definitiva destinazione della Repubblica Usbeka. Quattro anni di atroci sofferenze. Resistevo, mi adattavo con tutte le mie forze a una vita durissima, osservavo le regole del gulag e cercavo di non disperdere le poche energie che avevo. La forza della vita mi sorreggeva e in quella condizione disumana, con altri compagni di prigionia, ho organizzato una piccola orchestra per allietare non soltanto i prigionieri, ma anche il personale del campo di concentramento. Ho tirato fuori la vita dalla tomba».

Con l’invito a non dimenticare il sindaco Tiziano Consoli, ribadisce come «celebrare ogni anno questa Giornata significhi ascoltare e riportare all’attualità le voci e le angosce di quanti hanno sofferto nei campi di concentramento e di sterminio, e sono stati privati della dignità di esseri umani. Queste sofferenze, queste angosce e le tante vittime della violenza siano capaci, sempre, di interrogare le nostre coscienze e di promuovere, ciascuno nel proprio ambiente di vita e nella collettività, i valori non negoziabili: la pace, la giustizia, il rispetto per gli altri, la solidarietà. Tutti noi e soprattutto le nuove generazioni siamo chiamati a custodire la memoria, per non ripetere mai più gli stessi errori».

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